Perché dobbiamo dimenticare un ristorante


Un ristoratore che preferisce restare anonimo ci chiede di pubblicare la sua nota su Alfredo Romeo, imprenditore napoletano arrestato per una vicenda di appalti pilotati. Romeo, è anche il proprietario del ristorante omonimo a Napoli.

Con l’ultima condanna non so più a quante siamo arrivati, ho perso il conto. Poi ci sono quelle patteggiate, e i tribunali che ancora devono giudicarlo. Quello che so è che ovunque abbia avuto interessi (Roma e Napoli) le procure si occupano di lui. Ecco, mi chiedo se c’è un limite superato il quale sia consentito ignorare un fuorilegge. Giornalisti come il pur bravo Luciano Pignataro, gli hanno dedicato post acclamatori, “quanto è bravo… finalmente a Napoli… quant’è bello il ristorante…”. Visto che questo signore, ristorante  e albergo se li è fatti con i soldi nostri, non sarebbe il caso di recuperare l’investimento andandoci a mangiare gratis? O più civilmente: non sarebbe il caso di ignorare “Il Comandante”?

Perché, mi chiedo, a comportarsi eticamente devono essere sempre gli altri? Facciamolo noi per una volta, e chiediamo agli amici di aiutarci. Io non sono amico di chi trovo moralmente scorretto, non compro neanche sottocosto dai negozi che hanno un passato (e un presente) poco limpido. Ma forse io esagero.

Comunque, rinnovo la domanda: quando i blog, i giornali, e gli altri media, smetteranno di dar lustro a certi ristoranti? Quando le guide di settore si dimenticheranno della loro esistenza? C’è una soglia oltre la quale un ristoratore come me, quindi un collega di Alfredo Romeo, può incazzarsi per gli elogi che il suo locale riceve?

[Fonti: Repubblica Napoli, Luciano Pignataro. Immagine: Repubblica Napoli]




38 commenti a “Perché dobbiamo dimenticare un ristorante”

  1. Maurizio Maurizio commenta:

    Interessante considerazione. Ma non dimentichiamo che siamo in Italia, dove il marchio d’infamia “somministrato” a mezzo stampa puo’ colpire chiunque. Data la presunzione di innocenza fino alla condanna in Cassazione, bisogna attendere questo grado di giudizio per decidere dove andare a mangiare ? O basta l’articolo ammiccante sullo chef/patron dai torbidi passati ? Su fornitori non in odore di santità ? Sui collaboratori dalla fedina penale NON intonsa ?
    E se estendessimo questo criterio ad ogni attività ? Da tempo si propone il boicottaggio delle banche che finanziano(rebbero) traffici illeciti (o “immorali”, tipo le armi) o di multinazionali (Nestlè) chiacchierate. Di questo passo le opzioni di boicottaggio diventano innumerevoli.
    Ma alla fine dovrebbe sempre valere il biblico “Chi è senza peccato …” perche’ ciascuno, nel suo piccolo, dalla tassa evasa alla badante o al lavorante in nero, dai divieti violati alle tante piccole “furbizie” italiche, dovrebbe poi “pretendere” lo stesso rigore verso se stesso.
    Se poi una attività commerciale è davvero di proprietà o è gestita dal “malaffare”, lo Stato ha tutti gli strumenti per riacquisirla e non c’è certo bisogno di una giustizia “popolare” fai da te per ristabilire “l’ordine” boicottandola. Magari su consiglio interessato.

  2. Tommaso Farina commenta:

    Indipendentemente dalla presunzione d’innocenza etc., non vedo perché un collega come Pignataro non dovrebbe parlare di un ristorante, visto che il suo mestiere è raccontare vini e tavole e non recensire fedine penali.
    Ma vabbè, so di essere come sempre in minoranza e mi eclisso.

  3. [...] This post was mentioned on Twitter by antonio, Giampietro Diana. Giampietro Diana said: http://www.cuocodate.it Perché dobbiamo dimenticare Il Comandante di Alfredo Romeo: Un ristoratore che pref… http://bit.ly/ddHGdF Dissapore.com [...]

  4. Flavio Flavio commenta:

    ………Mentre la vellutata di mela verde con scampi, yougurt e bottarga, presentato come primo, è una incredibile esplosione di life style metropolitano, ossia salute e sapore.
    Sic !!
    A me e’ sufficiente leggere una frase del genere per farmi un’opinione.

  5. Fabrizio Fabrizio commenta:

    Concordo in pieno con l’anonimo ristoratore. Bisognerebbe evitare tutti quei posti che non hanno una gestione trasparente.
    E’una concorrenza sleale nei confronti di chi la giornata se la suda veramente.

  6. Enzo Vizzari Enzo Vizzari commenta:

    Che brutta cosa, ragazzi.
    1)Il “ristoratore” – dotato di brillante ghost writer – che diffama e calunnia è quantomeno un vigliacco, visto che chiede di restare “anonimo”.
    2)Luciano Pignataro è un eccellente e onesto cronista-critico che non si sogna di chiedere la fedina penale ai proprietari dei ristoranti che recensisce (chi altro lo fa, oltre a Ciomei?).
    3)Per quel che mi riguarda, visto che mi occupo di spaghetti, pollastri e Barbera, recensirei e farei/farò recensire – se gastronomicamente interessante – pure un ristorante di Bin Laden e, addirittura, di Berlusconi.

    P.S. I cronisti sportivi che danno le pagelle ai giocatori, dovrebbero oscurare il Milan?

    • Tommaso Farina risponde:

      Enzo, quando io osai dire una cosa del genere venni preso a pernacchie. Persino l’amico Paolo Marchi, quando parlai della Malmaison, mi scrisse sul blog: “Facevi più bella figura a ignorare il suo locale”. Sono contento che ci sia qualcuno che la pensi come me, porco cane. Voglio vedere cosa ti dicono adesso.
      Io faccio sempre il paragone con un giornalista sportivo che recensisce Maradona in partita: visto che è stato a cena con camorristi e pippava di coca, gli mette 5 in pagella o magari un bel S.V.? Quando provai a dire questa cosa, non fece alcun effetto. A qualcuno sembra strano giudicare un ristorante per come fa da mangiare.
      Enzo credimi, il fatto che hai espresso questa opinione mi rende soddisfatto, e rappresenta per me una specie di risarcimento dopo anni e decine di commenti improntati a un rancido moralismo da due soldi.

    • Leonardo Ciomei Leonardo Ciomei risponde:

      No no, Enzo, ho solo riportato la lettera integrale (e ti assicuro che il ristoratore non ha bisogno del ghost-writer), il titolo è del guru Bernardi :-) ; io personalmente non chiedo fedine penali nè camerali e confesso che noto la differenza fra il Comandante dove lavorano fior di professionisti e la Malmaison dove opera la Marchi.

      Per Tommaso, riporto quello che scrissi a suo tempo, quando il tuo paragone non fu Maradona ma Bachini (in pratica Dio e San Cirillo):

      Cit. Un giornalista sportivo non si sarebbe mai sognato di dare un voto basso a Bachini (uso un giocatore medio per evitare imbarazzanti paragoni tipo Maradona, che non è proprio il corrispettivo calcistico della Malmaison) perché faceva spesso uso di cocaina, anziché per come giocava.

      Nessun giornalista sportivo avrebbe dato un voto basso (o meglio non avrebbe giudicato) Jonathan Bachini solo perchè era cocainomane: giustissimo. Resta il fatto che la giustizia sportiva nel marzo 2006 lo ha squalificato a vita, la qual cosa può essere assimilata ad una condanna in Cassazione come quella ricevuta dalla Marchi Family, e di lui non ne sentiamo più parlare nè da Gianni Mura nè da Xavier Jacobelli, tanto meno se aprirà un fast-food a Brisbane.

    • giancarlo maffi giancarlo maffi risponde:

      se non ti offendi enzo il ristorante di bin laden lo recensirei volentieri io, cosi’ per curiosità:-))

      ti lascio quello di berlusconi, li’ potrei vomitare.

    • Quoto Vizzari.
      Aggiungo che nel Comandante lavorano ragazzi di talento, bravi e volenterosi che hanno gli stessi diritti e meritano lo stesso RISPETTO degli altri colleghi.
      Vuggì.
      p.s. Riguardo l’anonimo… il vizio di Dissapore di pubblicare anche e-mail PRIVATE con informazioni riservate violando il codice PENALE da parte di chi diffonde e di chi pubblica… è tollerato… fortunati loro.

  7. Errico Errico commenta:

    Forse sono ancora più rigoroso dell’ottimo Ciomei. Sono di Napoli e sono un gastrofanatico. Un ristorante che si chiama: “Il Comandante” di Laurina memoria mi viene voglia di scartarlo subito, indipendentemente dalle cose che è in grado di offrire.
    Entrando nella polemica, visto che i soldi che spendo me li sudo, cerco di spenderli come e dove mi pare: evito, quando possibile, le aziende del nostro primo ministro (è impossibile riuscirci, bisognerebbe rinunciare a leggere Saramago ad esempio) e cerco di evitare attività ed esercizi commerciali di dubbia fama.
    E’ importante avere un’informazione corretta poi ciascuno è libero di fare la propria scelta.
    E’ giusto che Luciano Pignataro faccia il proprio mestiere recensendo un ristorante, è giusto che Repubblica informi delle vicende giudiziarie di Alfredo Romeo, ciascuno di noi farà poi le proprie scelte.

  8. Luciano Pignataro Luciano Pignataro commenta:

    Nel merito gastronomico nulla da aggiungere a quello che ha detto Enzo Vizzari.
    In quello giudiziario, da vecchio cronista, e da lettore: tutti i giornali napoletani hanno scritto, compreso il bravissimo Dario qui riportato, di secca sconfitta del teorema della Procura e di vittoria delle tesi difensiva. Non so in verità se il signor Romeo ha altre condanne, in caso contrario come diffamazione di fatto specifico non è male.
    In quello letterario battezziamo un nuovo genere, inaugurato stranamente all’inizio della nuova stagione, quando forse un ristoratore un po’ miope, e che magari ha già dato prova di miopia mediatica, teme l’affermazione di un bravo cuoco come Andrea Aprea e di una struttura professionale che ha ripreso a girare al massimo proprio dopo la conclusione della PRIMA fase di giudizio.
    Eppure se questo presunto ristoratore cucina come scrive, non dovrebbe temere confronti. Ma forse parla come pensa.
    Ora aspettiamo Laudadio

    • Vincenzo Pagano Vincenzo Pagano risponde:

      E perchè non aspettarsi un killer? Mi sembra che ultimamente vadano di moda. Però bisogna farli venire da fuori territorio, così sono più genuini e credibili. Anche se in verità lasciano tracce ben visibili.

      Ovviamente qualcun altro potrebbe fare il contrario, beatificando in modo da equilibrare le improvvide schiere di detrattori.

      Sulla necessità di chiedere la fedina penale ai ristoratori sono d’accordo con Enzo Vizzari: per giudicare un piatto non penso sia necessario il casellario giudiziario dello chef altrimenti per analogia quest’ultimo potrebbe chiedere il certificato al critico-giornalista-gastrofanatico. E se poi escono sorprese (perché casomai un cronista qualche grattacapo da querela l’ha pure) che si fa? Si decide che il giudizio sulla lasagna o sugli scampi non è più autenticamente obiettivo?

      Certo se dici che bisogna aspettarsi Laudadio, dobbiamo crederti! Se dopo aver cantato le lodi di Iannone Striscia è arrivata a Cava ora potrebbe arrivare a Napoli dopo che hai tirato fuori l’arpa da Romeo. Confessa, Luciano, sei tu il mandante di Laudadio :-)

  9. alessandro bocchetti alessandro bocchetti commenta:

    …mi risulta che Ellroy non fosse uno stinco di santo. Neanche il mio adorato Jonnhy Cash, Bacon poi non era un amico fidato e persona perbene e Bunker se lo incontravi una sera ti conveniva cambiare strada. Balthus e la sua ossessione per le preadolescenti, lasciamo perdere il Michelangelo Merisi, un tipaccio! E figuratevi Marchesi come abbiamo visto sul papero non è un mostro di riconoscenza ;-) vado avanti o basta così per rendere l’idea? Perché di bravi non specchiati la lista potrebbe essere lunghissima…
    Ma che c’entra, dovremmo parlare solo di chi paga le tasse? o di chi non chiude una veranda abusivamente? Non c’è mai fine al moralismo? E perchè no di chi è simpatico? O di chi è affine?
    Ciao A

  10. biagio marchi biagio marchi commenta:

    solo due domande:
    - perchè la pubblicazione di un commento anonimo? che fine ha fatto il coraggio delle proprie azioni?
    - e la possibilità di essere innocenti anche se indagati? mi pare che nel nostro paese capiti spesso, in positivo e in negativo, ci fosse un po’ di intolleranza punitiva e senza possibilità di appello?
    - e…qualcuno sa davvero qualcosa di quello di cui parla, o anche come si mangia in quel posto e a quanta gente viene dato da mangiare (ovvero lavoro) da questo orrendo signore??
    …sono domande a cui personalmente non ho risposte ma che bisognerebbe farsi rispetto ai tanti casi di “linciaggio morale” a cui assistiamo e anche ai molti casi in cui invece non saremo mai messi in grado di sapere come veramente stanno le cose, in positivo e in negativo….

  11. roberto perrone roberto perrone commenta:

    Buonasera a tutti. Sono stato ieri sera a cena dal Comandante. Ho apprezzato moltissimo la cucina, il ristorante e le idee di Andrea Aprea. Concordo con Enzo Vizzari e con le sue osservazioni e aggiungo questo. Al Comandante e all’albergo che lo ospita lavorano molte persone, cuochi, camerieri, maitre, impiegati in ruoli e mansioni differenti. Gente che fa bene il suo mestiere, che si aggiorna e che cerca di migliorarsi. Persone che si mantengono e mantengono delle famiglie e che hanno creato un luogo ospitale e gastronomicamente eccellente. In cui ritornerò, nei limiti del possibile, ogni volta che capiterò a Napoli.

    • luciano pignataro luciano pignataro risponde:

      Roberto
      Andrea è davvero un grande chef, se sta maledetta crisi e la nostra città ritrova lo slancio degli anni ‘90 non ce ne sarà per nessuno. E spero solo che non si stanchi, ché qui è difficile tutto quello che altrove è facile. Soprattutto per i giovani artisti come lui

  12. giancarlo maffi giancarlo maffi commenta:

    vedo….vedo….vedo…. schiere di critici ,fin da domani, sulla strada- aerea -ferrata verso napoli. dotati dei ferri , storici ed ad attuali, del mestiere attovagliarsi godendo , alcuni possibilmente a sbafo, anche delle camere vista mare.

    a me piacerebbe andare nel ristorante dell’ “eventuale” ristoratore- scrittore, ammesso che gia’ non ci sia stato, per valutare i suoi di piatti…..

  13. antonio antonio commenta:

    La quoto in pieno Sig. Barendson.
    Aggiungo che non bisogna massificare i concetti perchè si può cadere facilmente in errore. Un recensore di ristoranti non è tenuto a chiedere il certificato penale al ristoratore, siamo d’accordo, ma il ristorante in questione è stato aperto quando Romeo era già molto conosciuto per i suoi misfatti. Sono due cose molto diverse.

  14. [...] Guariniello indaga (85)(Quasi) tutto quello che avreste voluto sapere del Dissapore Day di Roma (65)Perché dobbiamo dimenticare Il Comandante di Alfredo Romeo (34)Il Pranzo della Domenica | Tutti al mare (32)La taverna del Capitano di Marina del Cantone: [...]

  15. [...] mezzo stampa puo’ colpire chiunque. Ma c’è un limite superato il quale blog, guide e giornali dovrebbero ignorare il ristorante di un condannato come Alfredo [...]

  16. Giulia Bartoli commenta:

    buonasera bloggers dichiarati e anonimi commentatori ( specie dilagante quest’ultima) credo che Aprea sia un grande chef professionista, le vicende giudiziarie dell’imprenditore non possono avere nulla a che fare con le capacità dello chef. considerando la nostra realtà metropolitana, non dovremmo più far la spesa, ignorare gran parte delle vetrine (anche blasonate), disertare la maggioranza delle catene franchising di settori vari, sappiamo che sono tutte attività di “copertura” no? Aprea ha dimostrato di valere, non importa dove, questa città è una “tomba” per chi ha voglia di emergere e dire la sua


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