
Michael: Anche io da Firenze, interessa
Mickey: In questo blog scopro che gli
Aurora: Ragazzi sono di Roma, sono int
Eternino Fortunato: esprimo solifarietà piena,non
Maurizio: Chi fosse interessato può chia
A) L’ape italiana – detta anche ligustica – è un’ottima razza, che combina alti livelli di produzione di miele con una buona docilità. B) L’espressione “buona docilità” non va presa alla lettera. Andrea Bianco, quarta generazione di apicoltori nell’azienda Mario Bianco a Caluso, nel torinese, viene punto dalle 15 alle 20 volte al giorno. C) Secondo Andrea, il vero apicoltore non se ne va in giro tutto bardato come un tecnico nucleare, perché quell’armatura limiterebbe troppo i suoi movimenti: generalmente indossa soltanto una retina sul viso. D) Sempre secondo Andrea, 15-20 punture di api al giorno sono assolutamente gestibili per un essere umano, e non creano conseguenze di rilievo sulla salute. Non è una buona ragione per provare questo a casa. E) L’alveare è una sorta di dittatura perfetta in cui l’individuo non conta nulla e ad essere importante è la società. Le api operaie nate nel periodo della fioritura (ovvero il periodo a più alta intensità di lavoro) muoiono letteralmente di fatica: vivono per circa 40 giorni rispetto ai 4 mesi di vita media di un’ape nata in inverno. F) Le api coprono un raggio di circa 3 km dall’alveare, e nei suoi continui giri una singola ape può impollinare 700 fiori ogni giorno. Un piccolo aviario – diciamo 5 arnie – arriva a impollinare 70 milioni di fiori all’anno. Le api sono artefici dell’impollinazione dell’80% di tutte le piante al mondo. G) Einstein disse Einstein avrebbe detto che se le api morissero tutte, la razza umana si estinguerebbe nel giro di 4 anni.
Adesso non vorrei allarmarvi ma le api stanno, in effetti, morendo.
In Italia, in Europa e nel mondo, la popolazione di api si è ridotta bruscamente nel giro di alcuni anni – dal 30% al 50%, con punte dell’80%.
Sulle ragioni sono state avanzate molte ipotesi: da quelle millenariste in stile 2012 a altre che danno la colpa alle radiazioni dei telefoni cellulari. Andrea Bianco, e come lui l’Unaapi, l’Unione Nazionale Associazioni Apicoltori Italiani, la pensa diversamente. I principali responsabili sarebbero i pesticidi neonicotinoidi, prodotti dalle multinazionali della chimica Bayer, Basf e Syngenta.
I pesticidi sono usati per “conciare” – termine tecnico, non mi guardate così – il seme di mais, ma rendono la pianta tossica per le api lungo tutto il suo ciclo vitale: le peggiori morie si verificano al momento della semina, quando interi sciami muoiono nel passaggio sopra al campo, ma anche nei mesi successivi è sufficiente che un’ape si posi sulla pianta perché muoia nel giro di qualche minuto.
Il 2008 è stato un anno tragico per gli apicoltori, che per protestare contro l’utilizzo di questi pesticidi in campagna si sono incatenati di fronte al Parlamento: qui c’è il video della puntata di Malpelo, su La7. Hanno ottenuto così una moratoria sull’utilizzo di questi prodotti, che ha immediatamente portato risultati: l’anno successivo, al momento della semina del mais, agli alveari non è accaduto nulla – qui trovate la trascrizione della puntata di Report che ha seguito la vicenda. Nonostante la correlazione sembri provata, queste sostanze non sono state del tutto abolite, e ogni anno gli apicoltori aspettano con grande preoccupazione il rinnovo della moratoria: la prossima decisione è attesa per settembre, in vista delle semine di marzo 2011.
Eppure, nemmeno il bando totale di questi prodotti sarebbe in grado da solo di invertire la tendenza: i cambiamenti climatici, nuove patologie e parassiti, il progressivo impoverimento del paesaggio rurale e della varietà floreale continuano a minacciare le api. E insieme a loro, tutti noi.
[Fonti: YouTube, Usac, Independent, Unaapi, La7, Report, immagine: Luca Bot]
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Nel 2010 non si era parlato di una lieve ripresa della popolazione.
comunque a me risulta che Il genio non pronuncio mai quella frase.
Che cazzecca Einstein con le api. :I
“G) Einstein disse che se le api morissero tutte, la razza umana si estinguerebbe nel giro di 4 anni.”
Einstein non ha mai detto una simile fesseria.
Anche perche’ di insetti impollinatori non ci sono solo le api.
Se il resto della storia e’ serio come questa citazione fasulla…
E sono convinto che tutti questi allarmi sono solitamente solubili in un bel bagno d’oro: date agli apicoltori qualche risarcimento e vedrete che la moria cessera’.
@Walter, @Bruno: Grazie dei vostri commenti. Dopo le vostre segnalazioni, ho controllato meglio. In effetti sulla citazione di Einstein, davvero onnipresente nella letteratura sulle api, ci sono delle perplessità – non è registrata da nessuna parte negli scritti dello scienziato ed è del tutto possibile che sia apocrifa (Snopes.com, che registra bufale e leggende urbane, dà la questione come “undetermined”, http://www.snopes.com/quotes/einstein/bees.asp). In ogni caso, il fatto che le api se la passino male è acclarato, e il fatto che Einstein non abbia mai commentato in merito non cambierebbe il risultato (leggete su: http://www.thedailygreen.com/environmental-news/latest/2782). Per quanto riguarda gli altri insetti impollinatori: essendo le api insetti domestici, sfruttati commercialmente dall’uomo, è molto più semplice avere il polso del loro stato di salute – se le api muoiono, qualcuno se ne accorge e qualcuno protesta. Questo non significa che la moria non abbia coinvolto o coinvolga gli altri insetti impollinatori.
in ogni caso qualunque estinzione è se possibile da evitare, e comunque a me il miele piace e vorrei continuare a mangiare quello fatto dalle api! mangiatelo voi il miele fatto dai tafani!
La vita delle api e la produzione del miele per me son sempre state avvolte da un’aura di magia.
Avevo letto una di quelle teorie un po’ inquietanti che diceva che la moria delle api aveva a che fare con cambiamento degli equilibri naturali sulla terra… quasi mi consola sapere che probabilmente si tratta solo di agenti chimici
La cosa che più mi affascina delle api è il loro modo di comunicare, ad esempio quando devono segnalare la distanza e la direzione di una fioritura compiendo un numero di giri a seconda della distanza e i movimenti a seconda della direzione. Da non crederci.
Credo che Einstein sarebbe rimasto di stucco anche lui…:)
Polemizzare sulla autenticità o meno della citazione mi pare francamente un po’ sterile.
rimane il fatto che anche in questo caso, e non è il più eclatante, le ragioni dell’agricoltura intensiva hanno la meglio su tutto. non nascondo che da oggi, un occhio all’andamento della moratoria lo terrò anche io, pur da profana.
aggiugno che altre segnalazioni/informazioni analoghe sono assolutamente bene accette.
e aggiungo zzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzz
Comunque l’argomento è grosso, ed è dibattuto ormai da due anni.
Qui altre considerazioni:
http://www.pianeta.it/inquinamento/ecosistema/la-scomparsa-delle-api-era-una-bufala/
VivaDDio Saraaaa, ti ho eletto sin dal primo post l’editor in assoluto più leggibile, simpatico, sempre pertinente e decisamente aderente alla linea editoriale che immaginerei come archetipica dell’intera compagine del pianeta Dissapore. Eppoi mi scivoli così imprudentemente, inopinatamente, superficialmente su di un argomento così delicato e d’importanza capitale (?!)!!!
Quindi, anzitutto quella frase sta i più d’un testo spirituale, sia esso cristiano che d’altra teologia: e ricordiamoci che sangoogle è molto “povero” e di parte!
In più, quel che descrivi avrebbe bisogno di molti approfondimenti affinché risulti compiuto ed efficace, e certo il luogo non è dei migliori: chiamerei in causa l’apicoltore Andrea Paternoster affinché colmi il colmabile.
In ultimo pregherei – per una qual sorta di pudore – che la provocatoria ignoranza del sig Stucchi venga ammonita, o lo si mandi ad impollinare la vaniglia in Madagascar per una settimana per capire qual genere di eresia abbia esclamato.
Grazie sempre dell’ospitalità e buona serata
Ecco un commento detto scientificamente “a forma di ape”: il miele davanti, il veleno dietro
Va sempre bene parlare di api, meglio sarebbe parlare qualche volta anche di mieli, dove poca , anzi scarsa , è la conoscenza in genere. Neonicotimoidi: innegabile che dopo la sospensione la situazione è migliorata, specie dove il mais è diventato vegetaledominante e invasivo, vedi pianura padana e i suoi allevamenti intensivi. Il problema non è comunque il sorvolo di uno sciame sopra il mais, gli sciami non si muovono se non in sciamatura e li la verifica dei morti sarebbe impossibile e inutile. La api muoiono , o meglio morivano, a centinaia davanti alle arnie. La ragione:la polvere dei nicotinoidi sollevata dalle seminatrici pneumatiche che andava in giro , in particolare nelle pozzanghere e nei luoghi dell’abbeveraggio. Poi queste sostanze viaggiano nelle linfe-sistemici- e sono presenti nei guttati delle foglie e lì , la mattina presto, le api vanno a bere queste piccole gocce sottofogliari, morendo poi, ma non in volo, perchè il neonico è subdolo; non uccide l’ape, la stordisce, la rende ubriaca priva di equilibrio e in queste condizioni, essendo la regola prima dell’alveare “il singolo non conta nulla è la comunità l’importante”, le api non entrano nelle arnie sentendosi male e un ape fuori dall’alveare muore di fame, freddo e stenti, come direbbe il poeta. Concordo in parte anche con la ricerca americana che fa presente Tommaso, la situazione generale, globale, non è così drammatica.Sulla frase di Eistein poi mi sembra una barzelletta che gira da anni. Certo che comunque i cavoli delle api, come quelli dei leoni, delle zanzare, delle cimici e delle pulci sono anche, e sempre, cavoli nostri; questo è certo.
Vai Fausto, sul miele hai le mie più ampie DELEGHE…
Fausto, ti ringrazio per l’intervento chiaro e preciso che aiuta assai, ma quella della situazione “non così drammatica” proprio non mi risulta. Un paio d’anni fa ho compiuto un viaggio in moto giocando a fare il nuovo Polo ed ho inciso la via-del-miele tra l’italia ed il Kashmere (India del Nord). La moria c’è. In Turchia, in Iran, in Pakistan ed in India, ad ondate sinusoidali, ma c’è ed è avvertita più da chi (non come noi italiani/europei che pratichiamo interventi pre-primaverili e mediamente gestiamo con coscienza l’alimentazione invernale e la gestione della salubrità delle familie…) l’apicoltura razionale la vive come un compito di tradizione familiare e con metodologie antiquate (analogia con chi tutt’oggi gestisce scriteriatamente colture intensive per conferire a consorzi e cantine…). In Kashmere, dove torno spesso, la scorsa estate hanno avuto l’80% di moria, come dire che non sia preoccupante?!
Che io sappia, almeno in Italia, i neonicotinoidi sono stati vietati: http://www.federapi.biz/index.php?option=com_content&task=view&id=609&Itemid=107
Girando per la rete non ho trovato dati attendibili e precisi sulla diminuizione o meno nel nostro paese della moria delle api in seguito al blocco dei concianti killer… Qualcuno ne sa qualcosa?
Come dicevo nel post, non si tratta di un bando permanente bensì di una moratoria. Gli apicoltori la vivono come una di spada di Damocle sulle loro teste.
Sui dati precisi, se qualcuno avesse un link più dettagliato rispetto all’analisi di Report (di nuovo nel post), sa dove trovarci.
Sara: hai ragione, scusa per la distrazione con cui ho letto il tuo articolo. Ora per penitenza lo rileggo tutto a voce alta per tre volte
Fausto, molte grazie del tuo intervento – se credi, io prenderei una sedia e starei a sentire!
Non sono sicuro che tutti gli appassionati di miele sappiano che il miele non è che rigurgito d’ape. Un vomitino insomma.
Se ti dicessi da dove viene il latte vaccino, sai che brividoni
Sara scusa, ma se qualcuno fa palestra di provocazione non dovremmo perder tempo a replicare, o no?! Peraltro con affermazioni talmente prive di fondamento che scoprono macroscopicamente tale malcelata volontà. gudnait
Non parliamo poi delle uova ….
Coeme diceva Munari, le uova hanno una forma perfetta, anche se sono fatte col culo.
Credo di dover dire ancora qualcosa in merito a ciò che ho letto. Non discuto che in alcunipaesi vi siano situazioni cicliche di crisi delle famiglie e sono convinto, insieme a pareecchi amici che di api e alveari ne sanno molto più di me, che il pèroblema moeri sia veramente complesso e che l’ape faccia sempre più fatica a far ben il proprio lavoro di impollinatrice, produttrice di mieli ecc. Il nemico è ovunque, inquinamento, agricoltura intesiva, ingoranza sui mieli ecc. Parto da questa ultima uqestione perchè voglio subito sgombrare il campo da parole pesanti che ho letto e che non vorrei aver letto. Miele come rigurgito delle api, miele vomitino ecc. e via ridendo e scherzando sugli orifizi produttivi. Il miele, checchè ne dica la legge italiana è un prodotto vegetale al 99,8 %, non un prodotti animale, l’ape non immete nulla di se nei mieli, come gli afidi e le metcalfa non immettono nulla di se nelle melate che poi le api trasformano in mieli a volte siderali. L’ape accumula micro gocce di nettare o di melata da linfe in sacche mellifere pulitissime che una volta riempite vengono trasportate all’arnia e qui con un bellissimo bacio tra api che si chiama trofallassi, esse mettono in contatto le loro ligule, fatte a v come un piccolo canale e la microgoccia di miele rotola in questo piccolo canale e così facendo, da bocca a bocca si concentra e si asciuga. Quando l’ultimo bacio stabilirà la trasformazione della microgoccia da nettare o melata a miele, questo verrà depositato nella celletta. Il miele perciò è ciò che la tal pianta o il tal fiore è, e un prodotto unico al mondo e le api , se un paragone vogliamo propriop farlo, sono i ” vignaioli ” del miele e come nel vino ad esempio dagli acini spemuti da soavi fanciulle, non possiamo dire sia un prodotto animale perchè i piedi delle soavi fanciulle hanno lasciato nel mosto infinitesime quantita di lieviti , sudore e squame di pelle, allo stesso modo non possiamo dire che il miele è un prodotto animale perchè i valori di rilascio e di aggiunta aniimale sono identici. Ma da questa prospettiva partono mondi ancora tutti da esplorare e da spiegare e questa è un’altra storia.
E come diceva l’immenso Garcia:
Il miele è la parola di Cristo,
l’oro colato del suo amore.
Il meglio del nettare,
la mummia della luce di paradiso.
Un caro saluto.
Stampiamo ammirati e ancora ammaliati dalla lettura, i post di Fausto, e conserviamo certi di quanto siano preziosi, comprendendo pienamente le ampie deleghe che TF gli ha dato e del perché merita fermarsi, sedersi e starlo ad ascoltare (se si è ancora capaci di farlo). Grazie.
io odio le api.
Perchè odi le api ?
Ciao Sara,
ho letto con piacere il tuo l’articolo segnalatomi da molti amici internauti, che trovo accurato nelle informazioni riportate e ricco di spunti di discussione, non a caso sono seguiti molti commenti, alcuni dei quali delineano con precisione fatti e misfatti relativi ai neonicotinoidi ed altri ancora accennano alla magia che circonda il mondo degli imenotteri e dei mieli.
Tra tutti i commenti vorrei citare queste tue righe “ le api insetti domestici, sfruttati commercialmente dall’uomo…” credo sia giusto chiarire che non sono insetti “domestici” e non sono sfruttati, ma si tratta di rapporto mutualistico tra uomo ed insetto, il tuo commento poi continua con “…è molto più semplice avere il polso del loro stato di salute – se le api muoiono, qualcuno se ne accorge e qualcuno protesta. Questo non significa che la moria non abbia coinvolto o coinvolga gli altri insetti impollinatori”, ove con acume delinei un dato di fatto imprescindibile, le api sono sentinelle dello stato di salute dei territori e di tutti gli insetti ivi presenti che con loro condivido l’ingrata sorte. Voglio quindi porre l’accento su l’importanza che le api rivestono per gli ecosistemi, ciò dovuto alla loro azione pronuba indispensabile per la biodiversità, prima ancora che all’aumento quali-quantitativo delle produzioni agricole.
Vorrei poi fare una considerazione sul concetto di dittatura perfetta da te espresso, in quanto credo sia più appropriato parlare di un perfetto sistema cooperativistico, ove “l’individuo ape”, sia esso operaia, fuco o regina, vive ed opera con compiti prestabiliti e funzionali alla colonia, vero e proprio superorganismo. La stessa regina conserva il suo ruolo solo sino a quando può garantire il massimo delle sue funzioni per la colonia. Nel momento in cui queste premesse vengono meno, le api operaie costruiranno nuove celle reali per dar vita ad una Reale sostituta. Solo a quel punto la regina anziana lascerà il posto alla giovane per sciamare accompagnata da moltissime api operaie con il preciso intento di dar vita ad una nuova famiglia nell’incredibile “gioco” atto a perpetuare la specie. Magia…no limpida e meravigliosa realtà tra le molte che contraddistinguono la vita di una colonia ed i suoi ritmi dettati dalle stagioni e Madre Natura.
Un giorno se vorrai ti racconterò della vicinanza dell’ape al mondo dei mammiferi evoluti e dell’uomo in particolare (non certo una mia interpretazione ma la precisa lettura dei fatti).
Ed i mieli ? Le citate parole Garcia Lorca sono difficili da superare per forza evocativa trovo quindi più nelle mie corde rammentare che in Italia si producono più di trenta diverse tipologie di mieli tra mono floreali, millefiori e miele di melate, una ricchezza produttiva possibile grazie alla flora che caratterizza l’Italia che annovera più di 9000 specie botaniche delle 18000 presenti in Europa ed a una radicata tradizione apistica. Mieli quindi di: girasole, arancio, carrubo, asfodelo, melo, tarassaco, di eriche (arborea e poliflora), eucalipto, tiglio, coriandolo, rovo, edera, mille fiori alpini, di pianura o prealpini, melate di abete bianco o rosso, di tamerice, di bosco ed ancora mieli di corbezzolo, santoreggia, castagno e naturalmente acacia. Nomi di mieli o meglio nomi di fiori e fioriture, dalle quali i nettari trovano origine ed essenza.
Mieli figli dei fiori.
Beh forse mi sono dilungato anche troppo ma è davvero più forte di me.
Saluti
Andrea Paternoster
Andrea, prima di tutto grazie mille del tuo commento, che insieme ad altri più sopra, come quelli di Fausto, alza davvero la qualità della discussione.
)
Grazie anche delle tue osservazioni sui termini che ho utilizzato, ne prendo atto e mi muoverò con più cautela.
Per quanto riguarda la “dittatura”, da parte mia c’era un po’ il gusto della forzatura linguistica, è anche vero però che la subordinazione dell’individuo alle logiche della società ha spesso suggerito il paragone tra l’alveare – o il formicaio – e i totalitarismi.
Mi sono appena affacciata al mondo dell’apicoltura e ne sono molto affascinata, sarei ben lieta di saperne di più, se ti va sentiamoci! La prossima volta che visito un apicoltore però devo ricordarmi di non portare il mio bassotto, è salvo per miracolo
Ciao Sara,
grazie a te per il tuo professionale comunicare di api e di mieli. Sono disponibile a contattarti indicami tu modalità e mezzo che preferisci.
Un saluto
Andrea