Guardate 5 grandi chef commentare le peggiori recensioni di TripAdvisor sui loro ristoranti

Approfittando della più recente edizione di Identità Golose, il congresso internazionale della cucina e d’autore che si è svolto a Milano dal 4 al 6 marzo scorso, abbiamo messo di fronte alla telecamera 5 grandi chef italiani.

Una vera pioggia di stelle Michelin, visto che stiamo parlando di:

Davide Oldani, stella Michelin per il D’O di Cornaredo (Milano)

Ciccio Sultano, due stelle Michelin per il Duomo di Ragusa Ibla (Ragusa)

Moreno Cedroni, due stelle Michelin per La Madonnina del Pescatore a Senigllia (Ancona)

Matteo Baronetto, stella Michelin per Del Cambio a Torino

Enrico Bartolini, 2 stelle Michelin per il ristorante Bartolini, all’interno del Mudec, Museo delle Culture di Milano, stella Michelin per il Casual di Bergamo, e per la Trattoria Enrico Bertolini a Castiglion della Pescaia.

Poi, a ognuno di loro, abbiamo chiesto di leggere una recensione negativa dei ristoranti che possiedono (o gestiscono) presa da TripAdvisor. E, possibilmente, anche di commentarla.

Ecco come se la sono cavata. (Nota a margine: lo chef Davide Scabin ha gentilmente declinato la nostra proposta perché –letterale– detesta TripAdvisor.

 

Il titolo della recensione che abbiamo chiesto di commentare a Davide Oldani è “Vergognoso“.

L’utente di TripAdvisor Mozzy84 critica in particolare i lunghi tempi di attesa per trovare posto nel ristorante. Lo chef, di solito piuttosto sensibile alle critiche, trasforma la recensione in una specie di assist a suo vantaggio.

 

Il titolo della recensione che abbiamo chiesto di commentare a Ciccio Sultano è “Anche ai grandi capitano incidenti!“.

L’utente Tino2047 lamenta l’incapacità del ristorante di accogliere tavolate numerose, dalle 20 persone in su. Da uomo di mondo qual è, lo chef siciliano la prende con filosofia.

 

Il titolo della recensione che abbiamo chiesto di commentare a Moreno Cedroni è “10 per la location, ma 1 per il cibo“.

L’utente Martina M, sedotta dall’ambientazione fascinosa del Clandestino Susci Bar, ristorante estivo dello chef marchigiano, è rimasta negativamente impressionata da un piatto in particolare, l’hot dog di gamberi, “molliccio e flaccido”. Cedroni, forte della recente esperienza televisiva a Top Chef Italia, risponde con scioltezza e impeccabile professionalità.

 

Il titolo della recensione che abbiamo chiesto di commentare a Matteo Baronetto è: “Non ho parole!“.

L’utente Marzia L ritiene di essere stata discriminata dal personale di servizio per via del suo aspetto. Lo chef spiega che a cena, lo storico ristorante torinese, uno dei più eleganti della città, prevede in effetti un dress code, ma disponendo di ambienti alternativi (cocktail bar, pasticceria…) cerca di indirizzare tutti nel posto idoneo.

 

Il titolo della recensione che abbiamo chiesto di commentare a Enrico Bartolini è: “Ottima idea, pessimo ristorante“.

L’utente Paolo P trova la materia prima impiegata nei piatti del ristorante di scarsa qualità e lamenta, per converso, i prezzi da grande ristorante. Nella risposta Bartolini distingue tra bistrot, al primo piano del Mudec, e ristorante, al terzo. E non gradisce l’anonimato dell’utente.

Allora, come vi sono sembrati gli chef in questa occasione?

[Crediti | Interviste: Chiara Cavalleris, Luca Sessa. Riprese e montaggio: Fabio Tomassini]

Nunzia Clemente Nunzia Clemente

17 marzo 2017

commenti (19)

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  1. Con riferimento all’ intervista al mio concittadino D.O.: e come faceva a discutere la sua cucina se l’ utente di TA si sta lamentando di non riuscire a prenotare ?

  2. Riguardo la recensione commentata dallo chef Matteo Baronetto leggo testualmente che essendo un ristorante molto elegante che dispone di molteplici ambienti sono loro ad “indirizzare il cliente nell’ambiente più giusto” (spero sia uno scherzo, io li avrei cresimati come si dice dalle mie parti). Anche perché in tema di indirizzare io manderei di corsa lo chef ad un corso base di lingua italiana dato che al termine dell’intervista dice : al signore “LARGA” sentenza… Va bene tutto ma essere discriminati addirittura da un cuoco (pardon chef) mi sembra paradossale….forse troppa tv per tutti….chiudetevi un po’ di più nelle cucine e fate al meglio cio’ per cui venite pagati se si è capaci, evitate di discettare sulla qualunque dato che il lessico spesso langue e fate magre figure…..

    1. Su questo non sono d’accordo. Se il ristorante prevede per la cena un dress code è giusto rispettarlo. Può essere che il cliente che ha scritto la recensione non conoscesse il ristorante, e questo ci sta. Tra l’altro il locale in questione ha un’arredamento settecentesco e l’ambiente, il servizio e tutto ciò che ci gira intorno è molto elegante (ci sono stata, quindi ho potuto constatarlo con i miei occhi). Se qualcuno si presenta in pantaloncini corti o con i jeans strappati mi sembra giusto indirizzarlo ad un altro ambiente. D’altronde non si può pensare di recarsi a cena in questo tipo di ristoranti senza prevedere un abbigliamento adeguato. Diversa questione per il pranzo, quando invece il dress code è meno restrittivo.

    2. Mi sembrano concetti settecenteschi e fortunatamente validi solo in posti austeri e pieni di naftalina…..chi decide cosa è elegante o meno?…..chi ha deciso che un jeans strappato non può esserlo? Ci sono linee guida, che non conosco, in materia? Non mi pare 😀…Mi sembra il tipico provincialismo che alberga in certi contadi arricchiti… ho visto molte donne e uomini facoltosi agghindati come ridicoli spaventapasseri in ristoranti con dress code…. Volevo solo dire che dovremmo pensare più ai contenuti e i molti sopravvalutissimi cuochi stellati dovrebbero cucinare e parlare meno (anche perché come ho detto prima molto spesso non ne sono capaci….ascoltarli o leggerli è un po’ come ascoltare i calciatori che rilasciano interviste in tv….per lo più sono un potpourri di banalità e di luoghi comuni espressi con un italiano da istituto professionale…se va bene… Meno chiacchiere please😀

    3. Non credo che siano concetti settecenteschi. Si tratta semplicemente di rispettare l’ambiente e la tradizione del luogo in cui ci si trova. Lei si presenterebbe a cena da Ducasse al Plaza Athénée con i jeans strappati? Tra lampadari scintillanti, stucchi alle pareti e clienti in giacca e cravatta o in abito lungo? Suvvia, si tratta di una pura questione di educazione e rispetto delle regole. Ovvio che in un ambiente più semplice, magari comunque di una certa eleganza, il concetto è superato, ma in alcuni luoghi va rispettato. E meno male! Non mi faccia credere che lei andrebbe a un funerale in bermuda o con abito scollato alla Bardot (nel caso fosse una donna). Le linee guida ci sono eccome, sono quelle dettate dalle tradizioni, dal rispetto, dall’importanza storica di luoghi/avvenimenti, etc. Da come scrive sembra che il provincialismo alberghi in lei, in realtà…
      Sulla sua considerazione riguardo al ruolo del cuoco in questi anni sono d’accordo.

    4. Angela, credo che il suo esempio del bermuda al funerale sia un po’ forzato, dal momento che in un’occasione simile, quando non coinvolti da vicino, si presti attenzione soprattutto a non mancare di rispetto ai cari del defunto e questo mi permetta è un affare molto serio, credo. I ristoranti (tutti quanti, se ne faccia una ragione…anche il suo Ducasse) sono oggettivamente dei posti dove si mangia (più o meno bene, questo sì) e credo, nei limiti della decenza, ci si possa andare vestiti come meglio si crede. Se essere provinciale significa rilevare una differenza tra le due cose, allora sono un giovane uomo provinciale del sud…nella fattispecie comunque non posseggo ne’ un bermuda ne’ un jeans strappato 🙂

    5. rispondo ad Angela C in merito a quanto scrive: ” Lei si presenterebbe a cena da Ducasse al Plaza Athénée con i jeans strappati? ”
      Sicuramente io no…o magari si, dipende da come mi gira e non credo che uno chef sia autorizzato a darmi lezioni di bon ton. Cmq se si presentasse alle porte di Ducasse Zlatan Ibrahimovic reduce da una partita quando giocava nel PSG vestito come un gangster non credo che lo “indirizzerebbero” verso il pub……

    6. Non è lezione di bon ton, forse siamo rimasti a Donna Letizia. In quella sala entri solo se sei vestito in un certo modo; senza offendere nessuno. Magari un avviso scritto posto all’entrata. Ti va bene entri, non ti va bene non entri. Il fatto di potersi permettere una cena in quel luogo non c’entra.

    7. “Si informano i gentili clienti che in Sala Risorgimento è gradito l’uso della giacca”

      così si legge sul sito in merito al dress code richiesto. non sono molto avvezzo a queste forme settecentesche per indicare come si debba vestirsi, ma immagino vogliano dire che è necessario vestirsi con un vestito giacca e pantalone, di una certa eleganza.
      spero solo per gli uomini, e che le donne possano scegliere qualcosa di più femminile, ma tantè, a leggere non è dato a sapersi

      in effetti non capisco bene la richiesta, in quanto ad oggi l’eleganza ha canoni molto diversi dal passato, e dal concetto di “giacca” per l’uomo. senza arrivare ai bermuda o jeans struciti come si legge sopra, a mio parere citati a sproposito, penso che ci siano tante forme di eleganza, in primis quella del portamento che conta più dell’abito, ma forse in questo locale interessa più l’uno dell’altro

      ho mangiato in molti ristoranti, ma è la prima volta che su un sito internet leggo una richiesta simile (evidentemente non frequento certi luoghi), e difatti questa frase mi ha fermato sin dall’inizio dal volerlo provare

      non credo mi sentirei a mio agio, anche perché vorrei essere indirizzato verso il luogo più adatto alla mia idea di serata e in base a cosa desidero mangiare, piuttosto che in base al capo di abbigliamento

      la signora che recensice sicuramente non ha una grande conoscenza dei ristoranti, se giudica la disponibilità dei tavoli in base al fatto che fossero vuoti, e se si presenta in un locale di questo tipo senza chiamare prima, ma è un peccato che il cambio non abbia saputo consigliarla e offrirle comunque una bella serata

      peccato anche che lo chef accusi a prescindere la signora sul fatto di avere le idee poco chiare, magari un po’ di autocritica potrebbe far emergere una mancanza di chiarezza anche nel personale

    8. Briatore (per dire uno a caso) viene spesso fotografato con una polo o simili, scommettiamo che non lo manderebbero via?

    9. Vogliamo citare il Marchese del Grillo?
      Briatore è Briatore, noi non siamo un…. anche se possiamo pagare quel conto.
      Ribadisco, chi mette in piedi un ristorante può dettare le regole del vestire e -comunque- far entrare in deroga chi gli pare; anche il (un classico ancora non citato) “crocchio russo schiamazzante e strafottente in tuta ma con le tasche piene di soldi”. Fatti suoi. Sarà il mercato a giudicarlo.
      Ovvero non è il cuoco che discrimina ma il suo target di clienti.

    10. Ben detto.. Anzi, ad un personaggio di tal guisa anche in jeans strappati e t-shirt lo chef di turno uscirebbe dalla cucina a fare le reverenze e l’inchino, facendolo accomodare nel miglior posto della sala più elegante del locale. Con buona pace di chi si attiene alle regole del dress code e va li super elegante per non contravvenire a questa legge… Ecco perché semplicemente me ne frego bellamente di queste panzane del dress code. Vesto bene a prescindere per me stesso e un po’ per vanità, rispetto la legge e il prossimo ma non chiedetemi di stare dietro anche alle stupide paturnie di un cuoco…pensino a cucinare e non scassino con le loro chiacchiere… Li paghiamo per fare quello e basta

    11. Leggo questa discussione e sono sorpreso da alcuni commenti. Io ho lavorato in un ristorante 2 stelle Michelin per 5 anni (in sala), in un’ambiente non certo paragonabile a quello della Sala Risorgimento di Baronetto, ma comunque di una certa eleganza. Vi assicuro che il direttore di sala non ha avuto problemi, in più occasioni, a ricordare “gentilmente” ai clienti che si trovavano in uno storico e prestigioso ristorante e non in un fast food. Questo non è significato, nel caso della mia personale esperienza, rifiutare chi non indossava la giacca e la cravatta, non si era così restrittivi a meno di particolari eventi, ma un abbigliamento consono all’ambiente era richiesto.

    12. Alessandro, concordo con lei sull’opportunità del richiamo “gentile” del direttore di sala in presenza di clienti indisciplinati o proprio impresentabili (questo soprattutto nell’interesse degli altri clienti paganti), ciò che forse le è sfuggito è che io come altri lettori abbiamo stigmatizzato gli eccessi, ovvero la “selezione” all’ingresso (questo si contestava) che oltre ad essere vagamente discriminatoria oltretutto rischia di fare un po’ effetto discoteca (paradossalmente quindi non proprio il massimo del bon ton). Un po’ di relax, si va al ristorante per trascorrere momenti di piacere e di allegria…godiamoci la vita senza crearci più complicazioni di quelle inevitabili (il concetto era questo)

  3. In un tempo non lontano il cliente aveva sempre ragione anche quando non era così. Come è giusto che sia, se dal tuo ristorante ci vuoi guadagnare.

  4. Vi è una categoria di persone che ama stroncare gli stellati. La cosa divertente è sbirciare, nel loro profilo, i locali recensiti da quegli utenti di TA che hanno osato mettere un pallino ad un ristorante di livello. Talvolta vien fuori che i 4/5 pallini sono stati assegnati a pizzerie, steack house, mangiodromi, ecc. Poi giocano a fare Masterchef, o meglio la vendetta di Masterchef, con i locali blasonati.
    Ancor più divertente è leggere le risposte da parte dei ristoratori. Spesso sono sbertuccianti al limite dell’insulto, ma come si può tacere nei confronti di un recensore che ti scrive: “….L’arrosto richiesto era pronto esattamente cinque minuti dopo averlo ordinato, il che fa pensare che ci abbiano servito cose pronte da tempo!…..”?

    1. Premetto che non sono iscritto a TA (non ho neanche facebook per dirla tutta) quindi la mia considerazione è totalmente disinteressata ma nonostante non condivida trovo che sia leggittimo per chiunque poter esprimere il proprio parere. Il motivo sta nel fatto che la presenza sui social o su internet serve alle imprese (e i ristoranti lo sono) ad acquisire più clienti e fatturare di più, per cui fa parte del rischio di impresa subire qualche stroncatura anche laddove questa arrivasse da un (buzzurro e puzzolente.. era sottointeso nel tuo messaggio 😉) frequentatore di pizzerie e mangiodromi. Non è obbligatoria la presenza sul web ma solo ed esclusivamente un tentativo di ulteriori guadagni.
      Chi va al mulino si infarina!

  5. Secondo me la risposta degli Chef è stata diplomatica, non hanno voluto spingere troppo sulla qualità dei loro recensori, si capiva bene che era gente che voleva la lorosenza poterselo permettere, per dare un giudizio imparziale non bisogna farlo con animo di rancore specialmente quando si parla di aattività oggettivamente ricunosciute ad alto livello,ho letto recensioni su qualche trattoria che io ben conosco e il ragazzino o ragazzina si permettevano di dare giudizi di merito e ben si capiva che erano essi stessi degli incompetenti, certi valori sono validi oggettivamente anche se non rientrano nei nostri desideri.
    Bertini Daniele

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