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Codice etico anche noi, grazie

Robert Parker e Daniele CernilliCodice etico food? Se n’ha abbastanza noialtri di queste storie, potreste obiettare. Cogli l’attimo, rilancio io, che infatti vi chiedo: e il mondo del vino, non ha bisogno di più etica? Chi scrive di vino influisce sui consumi, alcuni poco o pochissimo, ma altri in maniera sostanziosa; per un produttore di vino che punta al mercato USA, le parole “Robert Parker” significano incremento di fatturato: una recensione favorevole del suo Wine Advocate condiziona le vendite. Anche per questo motivo, il potente wine-writer esibisce un codice di autoregolamentazione, per evitare che le lusinghe dei produttori diano luogo al temutissimo (in America, forse) conflitto di interessi. Per esempio, Parker non accetta viaggi spesati da aziende vinicole o simili forme di ospitalità. Ecco perché ha destato qualche scandalo, tanto da finire sul Wall Street Journal, la scoperta di due collaboratori della newsletter parkeriana, che di buon grado hanno accettato viaggi all’estero a spese di aziende vinicole: jet privati, alberghi, cene. Parker ha dovuto ammettere una sorta di doppio standard, valido per lui ma non per Jay Miller, o Mark Squires, collaboratori di Wine Advocate.

E da noi? Il conflitto d’interessi sorge quando si mescolano comunicazione e mercato, quando il rapporto tra recensore e recensito si fa perverso. Qualche giorno fa sul Corriere Fiorentino, in un articolo peraltro linkato da Dissapore, si poteva leggere che il Gambero Rosso è una “rivista oggi di proprietà di Class“; scritto così, senza troppi giri di parole, dopo che la nascita di Gambero Rosso Holding aveva innescato più di una polemica su chi fosse il vero, nuovo proprietario. L’affermazione letta sul Corriere, non smentita,  autorizza a dire che l’editore della  potentissima Guida ai vini d’Italia è Paolo Panerai, gran capo di Class, e pure produttore di Chianti con il marchio Castellare. Non è conflitto di interessi, questo? Probabilmente no, visto che non genera uguali polemiche. Qui da noi funziona, come nel cinema, la sospensione dell’incredulità: dobbiamo credere che le schede di Castellare nella guida Vini d’Italia del Gambero Rosso non terranno conto del piccolo(?) vizio.

E’ interessante osservare che il big scandal che coinvolge Robert Parker – e i suoi due collaboratori – nasce dopo questo post di Dr. Vino, uno dei blog enoici più influenti a livello mondiale; ma mentre Dr. Vino ha il suo bel code of ethics, che in maniera trasparente esibisce pure i possibili conflitti,  la creatura editoriale di Robert Parker ostenta da sempre una purezza superiore a chiunque altro, e soprattutto una credibilità che (secondo Parker) i bistrattati blog non raggiungono. Eppure proprio un blog, accessibile gratuitamente, indica la fastidiosa crepa nella credibilità dell’editore – i cui contenuti sono a pagamento. Secondo Dr. Vino, adesso toccherà agli abbonati fare una scelta di campo, tra l’informazione in conflitto di interesse scoperto, ma gratuita, e quella che cela disperatamente ogni conflitto, anche per giustificare gli esborsi del pubblico pagante.

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39 commenti a Codice etico anche noi, grazie

  1. Segnalo tre link che secondo me chi vuole affrontare l’argomento potrebbe giovarsi di leggere (le discussioni seguite ai post in particolare) ma occorre un po’ di tempo:
    http://www.tigulliovino.it/blog/2007/08/vinoclic_e_la_difficolta_di_vi.html
    Ma molto interessante sull’argomento anche la discussione che ha fatto seguito a questi due post (il primo in particolare):
    http://www.tigulliovino.it/blog/2007/09/pubblicita_e_pregiudizi_fondat.html

    e:
    http://www.tigulliovino.it/blog/2007/10/precisazioni.html

    Segnalo anche il post di due anni fa su vinoclic sul tema:
    http://www.vinoclic.it/advblog/2006/10/pubblicita_liberta_e_indipende.html

    Ciao, Fil.

    • Dall’ottobre 2006 il mio blog, Aristide.biz, ospita pubblicità del circuito VinoClic, e da allora ho adottato e resi pubblici i criteri che seguo.
      Da quando mi occupo di consulenza nel settore del vino, dichiaro puntualmente se sto eventualmente scrivendo di un cliente o prospect.
      Per il resto, si scrive spesso di aziende o vini che piacciono (raramente si scrive di cose che non piacciono!): basta poi saper sostenere le proprie ragioni nell’eventuale contraddittorio col pubblico dei lettori.
      Tutto qua.

  2. viaggi e simili non me li hanno mai pagati, qualche notte e qualche cena ovviamente sì, qualche volta anche qualche intervento in qualche workshop e/o partecipazione a seminari e convengni. Il più delle volte le apparizioni pubbliche sono completamente gratuite ma hanno un ovvio ritorno di immagine per me e per i miei locali.
    Durante il Vinitaly sono due anni che sono ospitato in albergo.

    Quanto alle bottiglie omaggio diciamo che almeno il 50% di quelle di cui parlo sul blog mi sono arrivate aggratisse suddivise in:
    - campioni che le aziende mi mandano per consulenza e consigli
    - campioni che assaggio per valutare se inserirli in carta dei vini da Burde o in qualche altro locale, ad esempio Osteria Tornabuoni
    - campioni di amici e bottiglie che beviamo insieme in serate conviviali

    Le altre sono bottigle che compro per casa o al ristorante

    In generale ricevo ogni settimana circa 3-4 bottiglie da assaggiare ma parlo solo di quelle che effettivamente mi hanno convinto per vari motivi, e non tutte legate al gusto o alla qualità.
    Dei vini che presento in seminari e/o show a giro per l’Italia la maggior parte non ne ricevo alcuna bottiglia nè prima nè dopo la degustazione, però mi porto a casa i culaccini di bottiglie se capitano (per esempio un pò di Karlsmule Riesling 1994 potevo mica lasciarlo a San Casciano, no?).

    Altri assaggi sono gentilmente offerti da clienti cui stappo delle bottiglie e vogliono condividerne un sorso con me, tipo ieri sera un Pergole Torte 1995 o il castell’in villa 95 che Dan e amici hanno bevuto venerdì in Osteria potevo mica rifiutarli, no?

    Cene e serate: mi invitano ad almeno un paio di serate “evento” ongi settimana e ovviamente non sono cene a pagamento ma per giornalisti o blogger. Ne parlo quasi sempre, anche perchè spunti di riflessione interessanti se ne trovano sempre qualcuno. Non tutti i vini che si assaggiano sono sempre fantastici quindi di quelli evito di parlarne anche perchè può accadere che in serate con 10-15 vini da assaggiare ci siano abbinamenti un pò strampalati che non fanno esprimere il potenziale di un vino.

  3. basta post a pagamento. quando ne vedo, non parlo dell’argomento/evento trattato ai miei lettori. se le aziende o i consorzi vogliono pagare una testata per farsi pubblicità liberi di farlo. forse dovrebbero pensare a che razza di uffici stampa hanno in casa. ma a quel punto per me non è più una notizia. come si fa nei giornali ancora rispettabili quando il solito collega buontempone anticipa le conferenze stampa. e questo è un argomento piuttosto vicino al mondo dei blog che si chiedono come sbarcheranno il lunario domani… af

    • Veramente il mondo dei blog non si chiede come sbarcherà il lunario domani.
      Se lo chiede oggi.
      O meglio, se lo chiede da quando esiste (chè la tentazione di trasformare un hobby in un’attività remunerativa è sempre molto forte, in tutti i campi).

  4. Sono abbastanza d’accordo con Fante. Per quanto riguarda lo specifico di Castellare di Castellina, credo che sarebbe facilmente risolvibile con una informazione sulla scheda, tipo “questa azienda e’ di proprieta’ dell’editore della guida”.
    Quando Masnaghetti fece la guida dell’Espresso, le note della Zerbina (che e’ di sua moglie) furono semplicemente fatte da un altro, cosi’ c’era scritto. Qualcuno dubiterebbe della trasparenza di Alessandro Masnaghetti? Pochi, io credo, perche’ la persona e’ credibie. Se non lo era i codici servivano a poco.
    La cosa di Dr Vino e Parker secondo me e’, permettetemi un giudizio all’ingrosso, una americanata. Sull’argomento trovi dei begli interventi sul blog di Jamie Goode (http://www.wineanorak.com/blog/2009/04/conflicts-of-interest-and-all-that.html) che rimanda ad un altrettanto interessante articolo di Jancis Robinson.
    Alla fine, la cosa piu’ importante e’ l’informazione sul conflitto di interesse, poi giudica la “ggente”. I codici etici non li sopporto, e’ piu’ forte di me.

    • Peccato che il signore in questione, a cui io ho venduto la maggioranza del Gambero Rosso nel dicembre del 2006, neghi di aver a che fare con la proprietà.
      Perché?

      • Ma tu stesso, nella presentazione dei Tre bicchieri a Roma, nell’ottobre 2007, dichiarasti pubblicamente di non aver venduto a nessun produttore di vino…
        Allora giro a te la stessa domanda: perché?

  5. in effetti la cosa bella del wine blogging è che dopo un pò uno che segue un blog si rende conto benissimo del metro di giudizio di chi scrive e come si pone verso i produttori.
    E può confrontare impressioni e sensazioni su vini che magari ha assaggiato anche lui e farsi una idea anche del gusto personale del blogger che può non coincidere con quello spesso seguito da questa o quella guida.

  6. Per quanto riguarda il possibile conflitto di interessi del Gambero con la proprietà in mano a Panerai non mi pare che si possa passare sopra utilizzando il metodo Masnaghetti.

    La Zerbina è una cosa, Panerai ha tutto un altro peso specifico. innanzi tutto ha due cantine di proprietà, non solo quella chiantigiana ma anche quella maremmana. sarà un caso ma tutte e due con i 3 bicchieri!

    Poi Panerai è uno dei promotori dei libro e dell’associazione grandi Cru ed è legato a doppio mandato, per affari e amicizia, con Zonin. insomma è una centrale di conoscenze e amicizia nel mondo del vino non da poco. Anzi si può dire che sia una vera e propria potenza, e queste amicizie richiedono naturalmente un occhio di riguardo oppure no? Molti degli amici poi partecipano anche al Road Show???? Controllate quanti del gruppo grandi Cru sono nella lista del Road Show e poi ne riparliamo…

    cernilli poi ha anche una rubrica fissa su un mensile di panerai… Mi sbaglio oppure no? Paolo Cuccia, fino a qualche tempo fa, non era uno dei dipendenti-collaboratori-amministratori in una società del gruppo Class???
    Se anche l’editore panerai non fosse il prprietario diretto diciamo che a Roma ha un bel nucleo di amici che lo possono aiutare non poco!

    Insomma siamo lontani 1000 km dai codici etici… non sono proprio proponibili quando hai la moglie che fa la consulente per molte cantine (vi ricordate Petra del gruppo Moretti che aveva un trafiletto sulla guida qualche anno fa e quando è entrata nel giro della moglie del Direttore è passata di colpo ai 3 bicchieri?) e un possibile proprietario che di cognome fa Panerai e possiede due cantine e un colosso dell’informazione come Class!

    Striscia pensava di fare uno scoop, ma se avesse fatto un’inchiesta un po’ seria poteva tirare fuori molti conigli dal cilindro… bastava seguire la pista panerai, Road Show, marina Thompson (petra è solo un piccolo esempio, basta chiedere ai produttori), ecc…

    • L’argomento dei tre bicchieri, vista la cantina, ha senso fino a un certo punto. I Sodi di San Nicolò hanno avuto lì riconoscimenti importanti da ben prima dell’attuale rivoluzione societaria. E non solo sul Gambero. Franco Ziliani, che come ben sapete non le manda a dire ed è sempre della massima sincerità e trasparenza quando racconta un vino, ha avuto modo di scrivere: “un grande vino in grado di competere con i grandi vini del mondo, [...] vino per il quale varrebbe la definizione di nemo propheta in patria, per la sua notorietà sicuramente superiore all’estero che in terra italiana, può essere ormai considerato come un classico della moderna viticoltura toscana”, e anche “Un vino vero, dall’accento assolutamente personale, fedele espressione di un terroir d’elezione, che propone l’ennesima testimonianza della grandezza, se lo si sa capire e assecondare, se lo si ambienta nei posti giusti e lo si fa maturare compiutamente, e soprattutto se lo si rispetta in vigna ed in cantina, della forza e della verità, dell’internazionalità (intesa come possibilità di farsi capire da tutti), di una delle più nobili uve italiane, messer Sangiovese”.
      Questo per far capire come si tratti di un vino che per emergere non ha bisogno di soffietti o marchette più o meno pronunciate. A questo punto, mi viene un interrogativo: che dovrebbe fare la guida? Abbassare i voti al Castellare? O magari non giudicarlo proprio? Lo chiedo perché mi interessa. I Sodi sono da sempre uno dei miei vini favoriti.

      • I Sodi è indubbiamente un gradissimo vino… nessuno ne dubita o ne potrebbe dubitare… è il resto che invece qualche piccola perplessità può francamente darcela…
        Poi ognuno è libero di pensarla come ritiene più giusto, ma pretendere di essere indipendenti quando la proprietà è in mano a un potentissimo editore che è anche produttore di vino e che ha un mare di amicizie nel mondo del vino… che premia i giornalisti (grandi cru lo fa) e che organizza un Road Show… insomma mi pare che i termini per una discussione seria e approfondita ci siano…

    • Petra è passata a tre bicchieri con la versione del 2004, a detta di tutti validissima, e che è stata da noi premiata in seguito alla degustazione fatta da otto persone che facevano parte della commissione finale, in assaggio anonimo. Non sapevo di avere sposato una persona in grado di corrompere, oltre me, anche Gigi Piumatti, Giacomo Mojoli, Marco Sabellico, Eleonora Guerini, Gianni Fabrizio e Leonardo Romanelli.

  7. l’etica di chi scrive, su giornali, siti Internet, wine blog, di vino, la si può cogliere facilmente non solo da quello che scrive, se per dirla con Montanelli “profuma di bucato” oppure no, ma anche e soprattutto dal percorso professionale compiuto, dalla credibilità che le persone sono riuscite a costruirsi, da scelte e rinunce fatte e comportamenti tenuti, dal fatto che quello che scrive venga ritenuto degno di fede e faccia opinione. I codici etici, le dichiarazioni d’intenti sono utili, ma vengono dopo…

  8. Quel che conta sono le persone, il loro percorso, la loro trasparenza e soprattutto la loro coerenza. I lettori sono in genere buoni osservatori e sono certamente in grado di trarre le proprie conclusioni.

    Ciao, Fil.

  9. Panerai non è il padrone del Gambero Rosso e quello del Corriere Fiorentino è un errore materiale. Per quanto riguarda la cessione delle quote vhe chi mi precede dice di avere ceduto nel dicembre del 2006, voglio solo ricordare che alla presentazione della guida Vini d’Italia a Roma, nel dicembre del 2007, la dichiarazione pubblica fu che non aveva ceduto quote a produttori di vino. Esistono poi documenti ufficiali che smentiscono quanto affermato, che io conosco, che Paolo Cuccia conosce, e che recano firme difficilmente contestabili. Mi sembra che si stia parlendo del nulla e sarebbe bene finirla.

    • Grazie per la precisazione, che a questo punto va diretta pure al Corriere. Quanto al fatto che qui si parli del nulla avrei da ridire; a meno che non si consideri nulla appunto la titolarità della Guida in capo ad un produttore. Su questo ho opinione diversa.

    • Toni e argomenti che usi per difendere il difficilmente difendibile non mi convincono. Come mai non senti il bisogno di chiedere una rettifica al Corriere Fiorentino se si tratta solo di un “errore materiale”? O nella peggiore delle ipotesi, di querelarlo per il danno d’immagine recato alla guida che curi?

      E se al contrario, le cose stanno come scrive il Corriere, perché non senti il bisogno di sospendere il giudizio sui vini del marchio Castellare, di proprietà del presidente di Class Editori, Paolo Panerai?

      Pure la spiegazione che così fan tutti non risolve il conflitto di interessi. Nella guida ai vini il Gambero Rosso rimane giudice dei produttori che lo pagano (legittimamente) per partecipare all’evento promozionale, al Roadshow. Come si può pretendere di non essere condizionati?

      • Caro Bernardi, la smentita è apparsa ieri sul Corriere Fiorentino, quindi mi piacerebbe che se ne desse notizia e che tu prenda atto che non sei autorizzato a prendere per buono ciò che è stato erroneamente scritto.. Il conflitto d’interessi ce l’hanno tutte le pubblicazioni che chiedono della pubblicità, quindi? Perché mi spiegate che differenza c’è fra organizzare delle manifestazioni e chiedere pagine di pubblicità o abbonamenti a pacchetto? Come fare a non essere condizionati? Semplicemente assaggiando alla cieca, in commissione e in sedi neutrali. Noi lo facciamo ed i risultati che scaturiscono dagli assaggi non possono essere condizionati da nulla. Io personalmente non ho mai attribuito un tre bicchieri da solo, e non ho mai pubblicato un punteggio di un vino scaturito da un assaggio che non fosse all’interno di una commissione ed alla cieca. Questi sono fatti. Il resto sono illazioni prive di fondamento.

        • Caro Daniele, detto che per controllare una società ci sono sono molti, ma che scrivendo questa cosa non mi riferisco in alcun modo a Class Editori spa altrimenti scattano le querele, ti rispondo che fatico a capire perché non dovrei prendere per buono ciò che vedo scritto su un giornale. Ti rendi conto della bizzarria che scrivi? Come posso sapere preventivamente che le cose scritte da un giornale, in questo caso il Corriere Fiorentino, sono errori. Immagino anzi, che se una cosa sta scritta lì sia perché qualcuno si è premunito di conoscere e di verificare. Quindi niente da fare, anche se mi neghi l’autorizzazione continuerò a prendere per buono ciò che sta scritto su un giornale. Salvo ricredermi, quando il giornale stesso smentisce, come è avvenuto ieri, come mi hai segnalato, e come mi accingo a sottolineare su Dissapore.

          • Non gioxare con le parole, caro Bernardi. Io ti ho chiesto di prendere atto della smentita pubblicata dal Corriere Fiorentino con analoga “enfatizzazione” solo dopo che era stata pubblicata, e quindi ti ho scritto che non eri più autorizzato a sostenere che Panerai era l’editore di Vini d’Italia, come avevi sostenuto in precedenza. Nessuna bizzarria, quindi. Sul prendere sempre per buono ciò che è scritto sui giornali, beh, io ci starei comunque attento. Il controllo delle fonti vale anche per chi riporta delle notizie, non solo per chi le dà.

  10. Altra storia. Io collaboro con Case & country, mensile del gruppo Class, da undici anni. Tra i collaboratori “vinicoli” di riviste del gruppo ci sono anche Cesare Pillon, Antonio Piccinardi e Marco Gatti. L’Associazione Grandi Cru comprende quasi tutti i produttori più rappresentativi d’Italia, che prendono premi da tutti e quindi anche da noi. Il Roadshow è una manifestazione che vede la partecipazione di produttori di primo piano, è abbastanza ovvio che esistano delle corrispondenze. Come esistono quando analoghe manifestazioni le organizza l’Ais, ad esempio. Per inciso voglio solo precisare che Ais, Slow Food, Maroni, ed all’estero Wine Spectator e Decanter organizzano eventi di assaggio di vini con partecipazione a pagamento dei produttori.

    • Sono un ristoratore e compro la sua guida da anni, per me è ormai uno strumento di lavoro.
      Per questo mi fa male sentire certe cose proprio da lei, dott. Cernilli.
      Le dico innanzi tutto che non mi piace questa logica del “Tutti colpevoli, nessun colpevole” che mi rimanda tanto a Tangentopoli.
      Qualche articolo prima di questo gli amici di Dissapore hanno sollevato un problema secondo me di vitale importanza: chi fa il critico non può fare promozione facendosi pagare dai produttori e non perchè lo fanno tutti diventa una cosa giusta!
      L’Italia va a rotoli proprio per questo tipo di ragionamento, per cui si assuma le sue responsabilità e cominci a dare l’esempio, lei che fa la guida più importante di tutte, lasci ad altri le marchette.
      Quanto al Corriere e alla notizia che Class sia il vero proprietario del Gambero, non permetta che si facciano simili insinuazioni e quereli il giornale, o almeno chieda una smentita ufficiale per mettere a tacere una volte per tutte queste voci.

      • Ma quali “tutti colpevoli nessun colpevole”. Qui non c’è alcuna colpa. Si tratta di attività del tutto legali, svolte alla luce del sole, e che, almeno per quanto ci riguarda, non hanno alcuna influenza sui risultati della guida dei vini. Poi a me dà fastidio l’ipocrisia. Ma voi pensate sul serio che Piccinini o Biscardi o chi per loro paghino il biglietto per andare a vedere la partita che poi dovranno commentare? E Castaldo compra i cd? E Ilaria Moscato acquista le auto per fare la trasmissione sui motori in televisione? E Kezich paga sempre il biglietto al cinema? Questo vuol dire che sono dei prezzolati o che facciano male il loro lavoro di critici? Invece nel piccolo mondo dell’enogastronomia tutto diventa scandaloso e degno di essere additato al pubblico ludibrio. Bene, io conosco la storia del Gambero Rosso, so che tutti noi abbiamo sempre pagato il coto al ristorante, so che facciamo gli assaggi di vino alla cieca, in commissione e quasi sempre nelle sedi dei consorzi, dove le bottiglie richieste e non utilizzate (ne chiediamo sempre due per tipo) restano a disposizione dei produttori, e non mandate a casa degli assaggiatori. Organizziamo manifestazioni, verissimo, che è come chiedere pubblicità, cosa che fanno tutte le vase editrici di qualunque paese in qualunque campo. Oppure abbonamenti “a pacchetto”, che è una forma di pubblicità anch’essa, con la differenza che i lettori non se ne rendono conto. Quindi niente Tangentopoli, quelli erano reati, e noi non commettiamo reati. La cosa che mi sorprende è solo che se le manifestazioni le organizziamo noi, ed hanno il successo che hanno, allora è scandaloso, se lo fanno gli altri, tutti a battere le mani. Mi vengono dei sospetti.

        • registro che il furore con cui il direttore del Gambero rosso e della guida Vini d’Italia difende il proprio operato e le accuse di conflitto d’interessi legate, tra l’altro, al “favoleggiato”(?) ingresso nel pacchetto di maggioranza della casa editrice di alcuni produttori divino, è lo stesso furore -- segno di un’evidente difficoltà e di una sorpresa: “ma come si permettono di metterci in discussione?” -- con cui negli Stati Uniti Robert Parker, l’originale, non quello “der Tufello” si sta difendendo da analoghe accuse di conflitti d’interessi mosse da wine blogger e giornali. Forse un’epoca volge al termine e le reazioni, un po’ scomposte, di chi si riteneva “intoccabile”, stanno a dimostrarlo…

          • Reazioni scomposte? Io sto solo difendendo la verità dei fatti da teoremi degni del peggiore stalinismo. I conflitti d’interesse vanno provati con fatti precisi e non con i “si dice” o con quello che fa comodo ai nostri concorrenti dire. Nel mio caso nessuno può mettere in discussione quanto ho affermato, e cioé che io non assegno punteggi a vini se non in commissione d’assaggio ed alla cieca. Questo evita che possa sussistere qualunque tipo di conflitto d’interesse. Esistono testimoni che ho anche citato e che possono tranquillamente confermare quanto dico. Il resto è paccottiglia e maldicenza degna di chi la diffonde. Esistono in atto procedimenti legali, perché credo di avere il diritto alla difesa. Non posso confutare tutte le sciocchezze sostenute da chi scrive sui blog nascondendosi dietro nickname, senza che venga portato uno straccio di prova a sostegno. Solo illazioni e teoremi. Spesso poi da parte del solito bue che dà del cornuto all’asino. Mi difendo con furore? Beh, vorrei vedere voi se mettessero in dubbio la vostra onorabilità. Per fortuna i fatti, gli stili di vita ed i comportamenti personali parlano più di ogni altra cosa. Io continuo orgogliosamente a guadagnare meno di tremila euro al mese, possiedo una Panda e vivo in affitto. Che pago io, non mia moglie che guadagna molto meno di me. E pago anche le tasse. Tutte quante. Se fossi un corrotto sarei il corrotto più fesso del mondo.

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  13. Caro Daniele, non è utile e nemmeno divertente spiegare se rifiuti di capire.

    1) Il nostro Fiorenzo Sartore ha letto sul Corriere Fiorentino che il Gambero Rosso è una “rivista oggi di proprietà di Class“.

    2) Di conseguenza ha scritto nel suo post: “L’affermazione letta sul Corriere, non smentita, autorizza a dire che l’editore della potentissima Guida ai vini d’Italia è Paolo Panerai, gran capo di Class, e pure produttore di Chianti con il marchio Castellare. Non è conflitto di interessi, questo?”.

    E’ semplice capire che quando Fiorenzo ha scritto il suo post sul Corriere Fiorentino non c’era alcuna smentita della frase incriminata.

    3) Dopo qualche giorno la smentita appare sul Corriere Fiorentino.

    4) Dissapore dà notizia della smentita.

    Mi vuoi spiegare cosa c’è di perverso o di legalmente perseguibile nel nostro comportamento?

  14. Sei tu, caro Bernardi, che ti rifiuti di capire e che continui a fare ricostruzioni capziose.
    1)Io sono intervenuto nei confronti del tuo blog chiedendo che la smentita della notizia apparsa sul Corriere Fiorentino fosse data, solo dopo che era uscita.
    2)Questo conferma che si trattava di un errore materiale, come avevo scritto precedentemente.
    3) Ho anche detto che il controllo delle fonti, al quale tu facevi riferimento, dovrebbe essere un dovere non solo di chi dà una notizia, ma anche di chi la riporta, facendola nei fatti sua.
    4) Perciò ti ho detto che dopo la smentita non eri più autorizzato a sostenere che Panerai fosse l’editore della guida Vini d’Italia, che fino all’edizione in commercio è comunque una coedizione con Slow Food, aggiungo
    5) Io non ho mai parlato di perversioni o di perseguibilità legale, ho solo detto che si riportava una notizia falsa, perché così è. Punto e basta,
    Chi è che non capisce?

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