di | mar 26 lug 2011 ore 10:36
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Degustazioni: il vino in cartone

Le altrimenti adorabili Prove d’assaggio di Carmelita Cianci non contemplano il vino, “è tempo di porre rimedio all’insostenibile situazione” mi ha detto il capo. Detto, fatto. Ma devo prepararvi al peggio, ho deciso di dare il via alle degustazioni settimanali con i vini da tavola in Tetra Brick, prodotti industriali i cui mosti provengono dalle cantine di tutta Italia, tranne che per l’outsider del gruppo, prodotto in Puglia. Semplificando, protagonisti di questa prima degustazione sono il Tavernello e gli altri vini in cartone.

I CONTENDENTI

Tavernello
Castellino
San Crispino
Rubestro

I CRITERI

– Vista (colore, limpidezza, consistenza)
– Olfatto
– Gusto

A differenza di quello in vetro, il vino in Tetra Brick prima o poi scade (un anno circa), per cui prima di comprarlo fate attenzione alle date. Ho adeguato il punteggio finale alla categoria dei vini provati, in altre parole: se infilassi il Tavernello in un test sui Verdicchio mediamente buoni, il nostro campione ne uscirebbe con le ossa rotta o molto vicino a un Non Classificato. Non è quindi un punteggio assoluto. Ancora una cosa prima di passare al verdetto: non tutti i vini senza bottiglia sono da evitare. L’Italia è un Paese con più cantine che tacchi di scarpa per cui seguite il consiglio e scoprirete cose nuove evitando di passare per enosnob.

IL VERDETTO

# 4 Rubestro Vino da Tavola – Bianco
Produttore: Grifo Società agricola – Ruvo di Puglia

Vista: paglierino scarico, limpido.
Olfatto: zolfo un tanto al kilo (sai che mal di testa) con in più una curiosa puzza di straccio bagnato.
Gusto: in bocca è sgradevole, acidulo, sa poco di vino. Forti le note vegetali, segno di una maturazione delle uve non perfetta. Finale corto e di nessuna persistenza.

Gradi alcolici: 11,5% vol.
Prezzo: euro 1,09
Note finali: spiace dirlo, ma il vino pugliese delude su tutti i fronti. Da una piccola cantina mi sarei aspettato più attenzione alla qualità.
Etichetta: oltre alla corretta dicitura “Prodotto in Italia” ci sono info laterali sui metodi di produzione (lavorazione a freddo) e gli abbinamenti, espresione resa con il francesissimo “mariage”. Lasciamo perdere.

VOTO: n.c.

# 3 Tavernello Vino da Tavola – Bianco
Produttore: CAVIRO s.c.a. – Forlì

Vista: giallo paglierino, appena più carico del precedente. Limpido ma scorre via dal vetro troppo facilmente.
Olfatto: i soliti solfiti e un accenno di alcol pungente, poi un vago profumo di pera che lascia qualche speranza.
Gusto: in bocca è poco presente e l’attacco è leggermente amarognolo. Sul palato si avverte un’acidità agrumata esagerata seguita da un profluvio di alcol.

Gradi alcolici: 11% Vol.
Prezzo: euro 1,45
Note finali: è il più venduto in italia, ma anche Gigi d’Alessio mi dicono venda. Guarda caso, dei due non me ne piace uno.
Etichetta: Se siete adepti del blablaismo, passerete una piacevole serata leggendo le milionate di certificazioni e tutte le cose belle che Tavernello per l’ambiente fa. Resta un mistero come facciano a certificare la filiera di produzione con 33.000 soci (trentatremila!) .

VOTO: 5 e mezzo. Mezzopunto è per il coraggio.

# 2 Cantine Ronco Sancrispino Vino da Tavola – Bianco
Produttore: G.C. soc. coop. agr. – Forlì

Vista: giallo paglierino scarico. Buon segno: si aggrappa tenacemente sul vetro.
Olfatto: zolfo appena accennato e profumi di pera e banana che, finalmente, escono netti e puliti.
Gusto: mi sarei aspettato di più ma tutto sommato è piacevole. Attacco amarognolo, secco e agrumato; persistenza sul palato pressoché nulla.

Gradi alcolici: 10,5% vol.
Prezzo: euro 1,37
Note finali: si sale di livello (poco per la verità) e appare qualche timido segnale di vita. Leggeri i profumi di pera e banana del Trebbiano, ma è già qualcosa.
Etichetta: oltre alle solite note di abbinamento, compare un curioso riferimento alla fermentazione definita “spontanea”. Che io sappia, in questi casi la fermentazione è pesantemente indotta con starter e lieviti selezionati aggiunti. Potrei sbagliarmi ma se qualcuno ne sa di più si faccia vivo, per ora lasciamo le fermentazioni spontanee ai vini naturali.

VOTO: 6 tondo tondo.

# 1 Castellino Vino da Tavola – Bianco
Produttore: C.R.V. SCA – Forlì

Vista: ancora un paglierino scarico ma con buona consistenza sul bicchiere dovuta alla ricchezza di glicerina.
Olfatto: leggermente dolce e con profumi netti di pera e frutti tropicali. Miracolo: lo zolfo è appena percettibile.
Gusto: piacevole, anche se poco presente sul palato, è un vino a suo modo elegante, che ripete la nota dolce anche in bocca. Tutto sommato equilibrato e senza gli spigoli degli altri contendenti (alcol, acidità).

Grado alcolico: 11% vol.
Prezzo: euro 1,65
Note finali: proprio quando pensi di fermare il mondo e scendere più rapidamente che puoi, la vita ti torna a sorridere. Sto per dirlo: il Castellino vale i soldi che costa.
Etichetta: “Elegante come i profumi di primavera”: perchè, cosa vi ha fatto l’autunno? Sul sito dichiarano la presenza di vitigni aromatici del nord Italia. Da qualche anno il Castellino fa parte della galassia Caviro, gli stessi del Tavernello, insomma.

VOTO: 7,5 e li merita tutti.



COSE IMPARATE DA QUESTA PROVA D’ASSAGGIO

Mi è stata promessa una verticale di Sassicaia più contanti in monete di piccolo taglio, questo è il solo motivo per cui ho accettato di svolgere il test. Comunque a una conclusione sono arrivato: non ci crederete ma con 1 euro al litro si può bere bene. Sto parlando dell’acqua minerale, ovviamente.

Vi siete mai sottoposti a una simile Prova d’assaggio? Avete le vostre preferenze perfino sui vini in Tetra Brick? No, non ci posso credere.

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33 commenti a Degustazioni: il vino in cartone

  1. Ci vuole del coraggio, complimenti… io non ce l’avrei mai fatta. Ma pensandoci bene, non me ne pento.

  2. avatar Paolo Guido

    Una volta ho avuto un casuale incontro con un cartone da 5 lt di Ronco Rosso (non ha avuto il mio scalpo); nonostante il rubinetto, non è stato sgradevole. Relativamente corposo, un po’ zuccherino, teneva bene il bicchiere. L’utenza collettiva non ne ha risentito, almeno.

  3. avatar Enzo Pietrantonio

    Non le utilizzerei nemmeno in cucina, codeste bevande…

    • avatar Pigi

      E invece secondo me il Castellino in cucina funziona molto meglio di molte bottiglie di medio livello, e non parlo solo del prezzo (che pure è importante).

  4. avatar gianluca

    francamente, non riesco a capire l’utilità di un test del genere.
    avrei potuto comprendere un test tra “i vini che troviamo al supermercato”, ma tra questi proprio no.

  5. avatar lespaul

    Il Castellino in cucina funziona senz’altro meglio di bottiglie di modesta qualità, ma più care, che si affollano sugli scaffali dei Super. Concordo pienamente con Pigi.

  6. avatar LuckyLuke

    Sono almeno 15 anni che il Castellino è di Caviro, quando lo comprò dalla Cirio del gruppo SME. Ai tempi se la battevano come quote di mercato; fa piacere però che abbiano conservato le caratteristiche originarie del Castellino, da sempre sempre superiore al Tavernello.

  7. avatar Marco

    Vabbè ragazzi,ma l’uomo della strada cosa può bere tutti i giorni?
    Non credo siano in tanti a permettersi Krug o e fratelli.

    • avatar gianluca

      a sto punto beviti una buona birra !!! :-)
      comunque tra tavernello e krug ci sono centinaia di buone cose in mezzo, per fortuna ;-)

      • avatar anomia mediterranea

        la maggior parte delle birre da supermercato sono il corrispettivo del tavernello. Una buona birra costa un bel pò di più rispetto a un cartone di vino.

  8. immagino il sacrificio…ma il lavoro e lavoro!!

  9. Grande Antonio, un coraggio mai visto, da migrante dell’Est europeo, direi.

    Ti ricorderemo così.

  10. avatar Nelle Nuvole

    Tomax, non hai avuto il coraggio di proporre questo post nel vicino di pianerottolo, dì la verità!

  11. Complimenti per il coraggio che hai avuto. Io non dico che occorra spendere centinaia di auro per bere bene, anzi qualche volta, piccole cantine sconosciute sanno sorprenderci! Però proprio il tavernello non lo riesco a bere, piuttosto l’acqua. Se mi dici però che il castellino vale quello che costa potrei optare a sceglierlo per sfumare la scaloppina!!!!! Grazie della prova di coraaggio.
    PS ma posso venire anche io alla degustazione verticale di Sassicaia?????

  12. avatar GIANLU63

    PERSONALMENTE PENSO CHE IL VINO IN CARTONE ABBIA FATTO PIU’ DANNI DEL VINO AL METANOLO

  13. avatar GIANLU63

    comunque c’è qualcosa di peggio del tavernello; il vino del contadino!

    • avatar anto

      Verissimo . Anche quello “il vino lo facciamo noi” Brrr.. aridatece er Tavernello!!

    • e quando il contadino e’ tuo parente, che te lo regala come un bene prezioso, e poi ti telefona pure e ti chiede “com’era? … ah! se ti e’ piaciuto, la prossima volta che passi di qui te ne porti via qualche altra bottiglia!!!”

  14. avatar lanzo

    Quoto: “A differenza di quello in vetro, il vino in Tetra Brick prima o poi scade (un anno circa)”

    Vero, ma e’ meglio chiarire la colpa non e’ del vino per se, ma del rivestimento interno del tetrapack che – con il tempo – si degrada, lo stesso intruglio o chiamiamolo vino, in vetro, sarebbe bevibile anche dopo anni… Sono d’accordo con Pigi circa l’uso da cucina.

  15. avatar linus

    Interessante, e anche utile…per chi usa il vino bianco per cucinare. Sarei curioso di sentire un dibattito sul tema, e relativi consigli. Qui per cucinare usate tutti vini discreti in bottiglia?

    • avatar MAurizio

      Sul vino per cucinare ci sono due linee di pensiero: avanzi (ma li devi usare abbastanza in fretta e te ne deve servire meno di un bicchiere) e/o scadente (tanto comunque “evapora” …) o di qualità (altrimenti che ce lo metti a fare ???). Perchè una buona ricetta è tale se comprende ingredienti validi.
      Mi sembra “incongruo” investire in ingredienti di qualità e sfumarli con il primo vinaccio che capita.
      Certo il brasato al barolo richiede il barolo, resta il dubbio se non fosse meglio mangiarselo “accompagato” dal barolo (dopo averlo cucinato con meno nobile bottiglia). Poi, ovviamente c’è barolo e barolo.

  16. avatar linus

    Ops, non avevo visto che se ne era già parlato, pardon.

  17. coraggiosissimo! Io non ce l’avrei fatta. Uso il vino in cartone solo ed esclusivamente per cucinare (anche se più spesso uso lo stesso vino che poi berrò a tavola)… mi fa piacere almeno di aver usato sempre quello che è uscito meglio dalla prova.

  18. in cucina uso quello che avanza dalle bottiglie. al mare mi è capitato di usare anche il cartone. è come un brodo leggero.
    ps: a quando la prova tonno? e la prova mozzarella? tnks

  19. Chi sei ?? Urlava polifemo , ubriaco ( per quel vinaccio che gli avevano fatto bere a tradimento , o erano i piedi non lavati ) O …. ) nessuno ! gli riapose….

  20. avatar VilCatto

    Eddai, che tavernello & c vanno benissimo a metà con l’aceto bianco per sbollentare i sottaceti!

  21. Eh allora devi fare la prova delle birre da discount.

  22. avatar Roberto L.

    Concordo sul Castellino che è una faccenda discreta. Secondo me ci dovrebbero essere dei vini da tavola discreti a 1,5 euro al litro. L’anno scorso l’uva comune è stata venduta a meno di 10 euro al quintale e quella per un docg stratosferico (che non sto a nominare) che viene venduto a 25 euro a bottiglia a 40 euro (sempre al quintale). Con tutte le lavorazioni del mondo c’è spazio per vendere un prodotto decente ad un prezzo ragionevole. Certo, se si va nelle enoteche dove i prezzi si raddoppiano come minimo… E se si perdesse questa fissazione del tappo di sughero e si passasse a tappature più efficenti (e 10 volte meno costose) come il tappo a vite o a corona… Ma per i venditori di fumo che devono fare la sceneggiata con la giacca blu e il piattino d’argento non fa fico…

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