di Cinzia Alfè 31 Marzo 2018

“Nuoce gravemente alla salute”. E per vostra informazione, non stiamo parlando della scritta sul pacchetto di sigarette, ma del caffè, il ben più rassicurante caffè.

Che un giudice in California, con una sentenza destinata a far discutere, ha ritenuto così potenzialmente dannoso per la salute umana da voler rendere obbligatoria la scritta anche sulle confezioni di caffè.

Dal 1986, una legge dello Stato della California obbliga le aziende ad avvertire i consumatori se in determinati alimenti sono presenti livelli elevati di sostanze considerate nocive. E per il caffè, la sostanza è l’acrilammide, che si forma durante la torrefazione, con l’esposizione a temperature elevate, e viene ritenuta potenzialmente cancerogena.

Destino che non è certo solo del caffè, ma di tutti i cibi sottoposti ad alte temperature nel processo produttivo o durante la cottura, a partire dalle patate alla carne arrosto, dai biscotti agli snack, passando per la raffinazione degli oli.

Nonostante al momento non esista una correlazione diretta scientificamente provata tra acrilammide e tumori, molte aziende hanno provveduto ad aggiornare le loro etichette, mentre altre, riunite sotto la National Coffee Association –che raggruppa i produttori americani di caffè– hanno preferito temporeggiare.

Anzi, hanno diffuso un comunicato evidenziando come la etichette possano fuorviare i consumatori in quanto “stando alle direttive guida dietetiche del governo americano il caffè fa parte di uno stile di vita salutare”.

Una contraddizione su cui probabilmente sta sperando anche Howard Shultz, patron di Starbucks, la più grande catena di caffetterie del mondo, che per il momento si è rinchiuso in un tattico silenzio.

Nella speranza che le scritte, non essendo la sentenza ancora definitiva, e avendo le aziende tempo fino al 10 aprile per ricorrere in appello– non arrivino mai sulle confezioni del caffè.

[Crediti: Repubblica]