di Nunzia Clemente 29 Ottobre 2015
espresso

Nei giorni post-apocalittici della carne, un altro baluardo di giorni felici (o frenetici) viene a crollare: la Iarc, agenzia sotto controllo Oms che dirige la ricerca sul cancro, la stessa che ha “condannato” carni lavorate e rosse, punta la lente d’ingrandimento sul caffè.

Motivo?

Il medesimo. Sospetta sostanza cancerogena.

In particolare, saranno sotto indagine alcune sostanze utilizzate dalle industrie per la produzione non solo di caffè ma anche di mate e altre bevande calde.

Un primo meeting si terrà a febbraio del 2016, riguardo rapporti e anomalie di tipo chimico, mentre un secondo vertice si terrà tra aprile e maggio prossimo, includendo non solo il caffè ma anche altre amate bevande da tazza bollente.

Noi italiani siamo già reduci dall’operazione Report, causa di un nuvolone di polvere che non ha aiutato a farci veder chiaro attraverso la nostra bevanda da colazione preferita.

In attesa del verdetto, smetteremo di bere caffè?

Per ora, il nostro consumo si attesta intorno ai 5,77 kili pro capite annui, piazzandoci al settimo posto tra i caffeinomani europei.

Se lo scandalo carne fosse una congiura per favorire la definitiva ascesa della dieta vegetariana, come sostengono in questi giorni i più complottisti di noi, l’intrigo della tazzina sarebbe una scusa per toglierci la pausa caffè?

[Crediti | Link: Ansa, Il Fatto Quotidiano, Iarc, Dissapore]