di Dario De Marco 7 Marzo 2021
mucca

Guarda, c’è una mucca che vola! Al di là della facile battuta, il fatto è reale, e la questione molto seria: l’Irlanda sta considerando la possibilità di esportare i vitelli via aereo, per abbreviare i tempi di consegna e migliorare almeno un po’ gli ultimi giorni di quelli che sono letteralmente “carne da macello”.

Il Guardian spiega bene i termini della questione, che qui sintetizziamo: l’Irlanda ha una enorme produzione di vitelli da latte, molti dei quali vengono destinati all’esportazione. Ora però le norme Ue e la sensibilità in molti paesi alzano la soglia di accettazione delle sofferenze animali, almeno quelle evitabili: sono animali comunque destinati al macello, ma che soffrono ulteriori privazioni di cibo e acqua nei lunghi giorni destinati al viaggio in nave verso l’Europa continentale.

In Irlanda nascono ogni anno 1 milione e 600 mila vitelli, e il numero è in costante crescita: l’affare maggiore per gli allevatori irlandesi non è dato dalla carne, ma dal latte. Però ovviamente per far produrre latte alle mucche bisogna farle partorire, e mentre le femmine possono essere destinate a loro volta alla riproduzione e inserite nell’industria del latte, i maschi, tranne quei pochissimi che vengono tenuti in vita come tori da monta (si fa per dire, oggi viene usata l’inseminazione artificiale) o per altri usi, vanno al mattatoio. Su 750mila animali all’anno, 200mila sono destinati al mercato estero. Ora sta succedendo che il Parlamento Ue ha attivato una commissione d’inchiesta sulle condizioni degli animali durante il trasporto, e l’Irlanda è tra gli osservati speciali. Inoltre anche alcuni paesi, autonomamente, stanno effettuando controlli più stringenti e quindi in qualche modo ostacolando le esportazioni. Tra questi soprattutto l’Olanda, maggiore sbocco dei vitelli da latte irlandesi, che sta prendendo in considerazione l’idea di bloccare le importazioni di animali che hanno affrontato viaggi lunghi. E addirittura il Regno Unito, autonomo grazie alla Brexit, sta pensando di vietare tout court il trasporto di animali vivi.

Il benessere animale è uno dei grandi temi di questi anni: che poi spesso sia semplicemente humanewashing, ossia un modo delle aziende di fare finta di applicare trattamenti più umani, mostra solo che la questione è giusta e sempre più sentita. Nel caso del trasporto, si parla di veri e propri viaggi dell’orrore: vitelli che hanno 2 settimane di vita appena, con limitato accesso a cibo e acqua. Dall’altro lato le politiche agro-industriali irlandesi spingono sempre più sulla produzione di latte, e durante l’anno ci sono dei momenti di picco: in particolare da febbraio ad aprile è previsto un grosso incremento di nascite e quindi di esportazioni.

Di qui l’idea, a partire dai prossimi mesi, di portare sul continente i vitelli in aereo. Reale interesse per il benessere animale o preoccupazione di ordine commerciale? Le due cose non devono necessariamente essere in contrapposizione, ma questo delle mucche volanti potrebbe essere l’ennesimo caso di cambiamento di facciata.

Caroline Rowley, fondatrice di Ethical Farming Ireland, afferma: “Non capisco la logistica. Si tratta comunque di un lungo viaggio per arrivare all’aeroporto, scaricare i vitelli dai camion, metterli nelle gabbie per il viaggio. E poi c’è il rumore dell’aereo, le turbolenze, gli sbalzi di pressione. Farli volare evita la questione fondamentale: stiamo producendo troppi animali”.

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