Riconoscete in questo frutto la banana che mangiamo oggi?

Oggi discutiamo di Ogm con toni accesi, in realtà la genetica degli alimenti che amiamo mangiare, specie frutti e ortaggi, cambia in base ai nostri gusti da millenni.

In origine l’anguria era meno fotogenica; Andy Warhol non avrebbe perso tempo a disegnare la banana dei nostri antenati. Anche i sapori erano diversi: le mele selvatiche non erano dolci come quelle che mangiamo oggi.

La scoperta non è recente, gia nel 1976 uno studio della ricercatrice americana Katharine Milton pubblicato dalla rivista scientifica Nature, parlava di incroci selettivi da parte degli agricoltori per dare ai prodotti forme e sapori differenti.

E’ stato privilegiato il dolce, le fibre sono diminuite col passare dei secoli, oggi abbiamo semi più piccoli e nutrienti diversi, in molti casi si sono perse vitamine, proteine, minerali (calcio, ferro, magnesio), tutte sostanze di cui la frutta selvatica era più ricca, talvolta con un rapporto di 10 a 1.

Partendo da un post del sito americano Vox, che ha reso esplicite le differenze tra le angurie ritratte in un dipinto italiano di epoca post-rinascimentale e quelle dei giorni nostri, il quotidiano Independent ha messo insieme una serie di immagini prima e dopo la “cura”.

Angurie

Anguria del passato

Le angurie ritratte nel dipinto di Giovanni Stanchi, datato tra il 1665 e il 1672, hanno un aspetto sensibilmente diverso dall’attuale.

La polpa non si presenta rossa e compatta come quella odierna, si notano invece cavità polpose piene di grossi semi.

Il trattamento di bellezza a cui sono state sottoposte ci ha dato angurie belle e più facili da mangiare, ma anche in passato il sapore doveva essere gradevole visto che si consumavano fresche oppure, occasionalmente, bagnate nel vino.

anguria

Banane

wild, banana

Una coltivazione iniziata almeno 7000 anni fa attraverso centinaia di varietà diverse; ancora oggi, in Papua Nuova Guinea, Sri Lanka e altre zone a clima equatoriale si trovano alcune specie di banane selvatiche.

Le banane come le conosciamo, di cui si dice con sempre più insistenza che siano a rischio estinzione, provengono principalmente da due cultivar: Musa acuminata e Musa balbisiana con frequenti semi, duri e larghi, che possiamo vedere nella foto sopra.

Decisamente belle da vedere, di un colore giallo molto diverso dall’originale, le banane di oggi sono il prodotto dell’innesto tra le due varietà menzionate.

Il sapore è più dolce e, caso abbastanza unico, le sostanze nutrienti sono maggiori rispetto al passato.

banane

Melanzane

wild, eggplant

Le prime melanzane sono state coltivate in Cina, in Europa si consumavano già nel Medioevo. I colori sono cambiati con lo scorrere del tempo: bianco, azzurro, giallo, rosso e tutte le sfumature del viola. Molti secoli fa presentavano delle spine nel punto dove il gambo si congiunge al fiore.

Gli incroci che si sono susseguiti hanno portato a una melanzana dalla forma allungata, grossa e senza spine.

Molto più appetibile fare una parmigiana con queste, giusto?

melanzane

Carote 

wild, carrot

A giudicare da questa immagine, l’aspetto delle carote selvatiche non si poteva certo definire sexy. Diffuse in Persia e in Asia Minore a partire dal X secolo, erano nient’altro che radici aggrovigliate conficcate nel terreno.

Ecco, con lo scorrere del tempo quelle sottili e pungenti radici sono state letteralmente trasformate dagli agricoltori nelle carote di oggi, più grandi e saporite oltre che di un brillante colore arancione.

carote

Mais

mais

Uno dei cambiamenti più impressionanti, e che illustra meglio i cambiamenti indotti dagli innesti selettivi, riguarda il mais. Probabilmente ricavato dal teosinte (una pianta selvatica che cresce nella Sierra Madre messicana) a malapena commestibile, oggi è la terza coltivazione più diffusa del mondo dopo il riso e il grano.

Il mais dell’immagine sopra, identificato già alcuni millenni Avanti Cristo si presentava secco come una patata cruda.

E’ stata probabilmente la scoperta di un gene che regola la crescita delle ramificazioni nelle piante, a permettere di passare dalla versione cespugliosa dei primordi al moderno mais a stelo lungo.

Oggi è 1.000 volte più grande di quanto non fosse 9.000 anni fa, molto più facile da coltivare e sbucciare nonché più ricco di zuccheri.

Se il passaggio dal teosinte al mais si deve ai coltivatori mesoamericani, buona parte delle altre modifiche risalgono al 15 ° secolo, e sono opera dei coloni europei.

mais

[Crediti | Link e immagini: Independent, Vox, Washington Post]

Nunzia Clemente Nunzia Clemente

6 febbraio 2016

commenti (15)

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  1. luca63 ha detto:

    Articolo molto interessante ed originale.Sarebbe bello vederne altri sulla storia degli alimenti e delle bevande ed i cambiamenti avvenuti nel tempo.

    1. Marco ha detto:

      A me sembra l’inizio, SACROSANTO, di un discorso contrario alla chiusura, senza se e senza ma, agli OGM

  2. Armandobis ha detto:

    PS. Innesti selettivi nel caso del mais… Parole in libertà.

  3. Graziano ha detto:

    “Il sapore è più dolce e, caso abbastanza unico, le sostanze nutrienti sono maggiori rispetto al passato”, se la frase è veritiera, la bella domanda da porsi è: ma di quale progresso stiamo parlando???

    1. Mauro ha detto:

      No, la domanda giusta è: lei come fa a saperlo?

    2. Graziano ha detto:

      Scusa, “lei” inteso come io, o “lei” inteso come l’autrice del testo?

    3. Mauro ha detto:

      Lei come autrice del testo ovviamente. Qualcuno ha potuto controllare quali nutrienti avesse quella benedetta anguria del quadro? Come fa l’autrice a dire che era meglio di quella che ci sbafiamo nel xxi secolo?

    4. Armandobis ha detto:

      In genere quando selezioni un carattere lo fai a spese di molti altri.
      Per esempio, vuoi un pomodoro con la buccia spessa e resistente? Selezionerai i geni che esaltano questo carattere. In genere, la maggiore espressione di un gene avviene a spese di un altro gene. Non è detto che nel passaggio verso una maggiore sorbevolezza (o gradevolezza estetica) di un prodotto vegetale si riduca il suo potere nutritivo, ma credo che un simile evento rientri in quelli possibili. A volte, se il vegetale in questione è ricco di sostanze per noi poco salutari, diventa un passaggio obbligato. Comunque, non so neanche se ci sono ricerche approfondite su questi aspetti. Almeno, tempo fa cercavo qualcosa sull’impatto sulla dieta dei contadini delle colture di riso della rivoluzione verde ma non ero riuscito a trovare granché.

    5. Sorrentina ha detto:

      Il commento non è riferito all’anguria, ma alla banana. E, mi pare di capire dall’articolo, la progenitrice selvatica della “nostra” banana è tutt’ora esistente, quindi ben si può fare un confronto.

    6. Mau ha detto:

      Non so nel 1665, ma certamente trent’anni fa le angurie avevano un gusto dolcissimo e molto marcato. Oggi il loro gusto è tendente persino all’insapore..

    7. Armandobis ha detto:

      Molte varietà di anguria che si coltivavano anche meno di un secolo fa si sono perse.
      Su questa falsariga trovate degli esempi interessanti, e inquietanti, in P. Mooney e C. Fowler, Biodiversità, Edizioni Red. Loro fanno l’esempio degli Usa, dove (mi pare) più del 90% delle varietà di orticole disponibili negli Usa all’inizio del novecento è andato perduto.

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