di Chiara Cajelli 1 Settembre 2019
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Parliamo di una dieta molto diffusa, nata nel 1931 ma che ha dato il via a molte varianti durante gli anni a seguire: la dieta dissociata si basa sul principio da cui prende il nome, ovvero non associare determinati alimenti (alimenti in conflitto) nello stesso pasto o addirittura in una giornata. La si propone per benessere e calo ponderale, ma funziona davvero? La risposta da parte nostra – e non solo – potete immaginarla ma approfondiremo lo stesso, fornendo anche un menù di esempio.

Dobbiamo inoltre specificare come sempre che quanto segue è sì un articolo mirato ma volto più a raccogliere informazioni da approfondire poi col proprio specialista. Useremo sia fonti mediche, come ad esempio Veronesi e Albanesi, sia fonti non mediche.

Perché

La dieta dissociata, nata nei primi del Novecento dal gastroenterologo americano William Howard Hay e lanciata dallo stesso negli Anni Trenta, sostiene che nell’organismo possono formarsi accumuli non bilanciati di prodotti che il corpo non è capace di eliminare e che possono degenerare alla lunga in patologie. Gli accumuli non bilanciati sono da ricondurre, per Hay, a ciò:

  • troppi carboidrati raffinati;
  • troppa carne, soprattutto quella rossa;
  • eccessiva alimentazione (iperalimentazione)

Una quarta causa, che giustificherebbe le altre tre, per Hay sarebbe un’ignoranza di fondo sulla “chimica della digestione“: se non si sa come funziona il corpo e come il corpo reagisce al cibo, è scontato cadere in errore.

Regole/Principi

La cosa più importante per affrontare la dieta dissociata è imparare i principi basici, secondo i dettami di Hay:

  • non associare carboidrati e proteine nello stesso pasto;
  • non associare alimenti proteici di natura diversa (ad esempio salmone e formaggio);
  • i carboidrati complessi (pasta, pane…) non devono associarsi agli zuccheri;
  • la maggior parte del pasto deve essere composta da frutta e verdura;
  • l’arco temporale 13-16 h deve essere riservato al pasto più abbondante;
  • la cena dev’essere priva di carboidrati

Menù

In un giorno, ecco un esempio di dieta dissociata:

  • colazione: mele (anche frullate) dolcificate con miele;
  • spuntino e merenda: fette biscottate per spuntino e yogurt con cacao per merenda oppure mandorle;
  • pranzo: pasta al pomodoro o riso + verdure;
  • cena: pesce o (raramente) carne bianca + verdure

Il menù è puramente ipotetico e basato sui principi, trascurando le quantità e le calorie. Giusto per capire come funziona la dieta dissociata. Abbiam tenuto come base quello fornito da my-personal trainer.

Varianti

Prendendo spunto non ufficiale dalla dieta dissociata o solo parte dei principi per poi ideare un nuovo metodo, sono proliferate molte varianti. Albanesi ne parla in modo m0lto negativo, definendole “responsabili di ortoressia globalizzante”. Ci sono la cronodieta basata sull’orario di assunzione degli alimenti, c’è la dieta Beverly Hills che prevede intere giornate mono alimento tra frutta e verdura, ci sono poi le diete dissociate di Antoine e di Shelton che prevedono giornate con mono alimenti a volontà potendo scegliere tutto.

I nostri no (e non solo)

Ci teniamo a specificare che qui parleremo non solo dei nostri personali no, ma anche di quelli “ufficiali” della comunità medico-scientifica. Uno studio risalente a circa 20 anni fa, in Svizzera, e pubblicato sull’International Journal of Obesity, ha dato posto fine alle diete dissociate. L’esperimento ha riguardato due gruppi di pazienti, sottoposti entrambi a regime ipocalorico di 1100 kcal: uno dieta dissociata, l’altro no. Il gruppo che ha seguito la dieta dissociata ha ottenuto in media quasi 2 kg di calo ponderale in meno. Ed è solo il primo di altri esperimenti, tra cui uno di Veronesi stesso condotto su 28 atleti. In più:

  • la dieta dissociata è utile come qualsiasi dieta ipocalorica, ma molto più complicata;
  • i pasti in una dieta bilanciata dovrebbero – appurati bisogni personali e intolleranze etc – contenere tutti i nutrienti: carboidrati, grassi, proteine, ortaggi;
  • non ha molto senso la dissociazione, in quanto molti alimenti semplici contengono per natura macro nutrienti che quindi entrano in conflitto con la dieta stessa. Un esempio? Le noci contengono grassi, proteine e carboidrati…

Specifico infine che un conto è fare la dieta dissociata, un altro è non abbinare determinati alimenti per specifiche esigenze di una persona. Io che sono intollerante all’istamina sarei stupida ad associare pomodori e tonno in scatola, ma per esigenze mie e nessun altro motivo.