di Francesca Romana Mezzadri 18 Giugno 2016
smoothie

“Cosa bevi stasera?”. No, non è la domanda che ci si scambia fra appassionati dell’orrida apericena. Né quella che gira nei circoli degli alcolisti irriducibili. Perché bere è il nuovo mangiare.

Il regime alimentare 3.0 non è più fatto di cibi solidi ma liquidi: smoothie, estratti, beveroni. Roba colorata in bicchieroni alti da ingurgitare sin dal mattino, per “fare il pieno di” questo e quello e non pensarci più.

Considerate (o spacciate) come salutari, queste bevande spopolano tra i fan della dieta liquida, dell’alimentazione cosiddetta naturale, nel mondo veg e in quello nerd.

Se è vero che, per combattere il nemico, occorre conoscerlo intimamente, proseguendo nella lettura di questo posto scoprirete tutti i segreti della dieta liquida. Per poi tenervene a debita distanza, o forse no.

1. Smoothie, che fan così bene

smoothie, ingredienti

Aka frullati. Così li chiamava la mamma quando ci buttava dentro la banana annerita, la pesca molliccia, le fragole pallide, insieme a une generosa porzione di latte: voilà, la merenda era pronta, energetica e vitaminica.

Oggi, che siamo tutti un po’ esterofili, questa pappa a metà fra liquido e solido si chiama, appunto, smoothie, parola che dovrebbe suggerire qualcosa di setoso e invitante, da sorseggiare con voluttà.

In effetti, soprattutto d’estate, si tratta di una soluzione piacevole per una colazione, uno spuntino o una merenda. Da qui a farne il protagonista del pranzo di mezzogiorno ne passa ma tant’è.

Se volete cedere alla tentazione (che poi, è un recuperare la tradizione) non fate come mamma e scegliete frutta fresca e giustamente matura: sarà dolce e saporita e potrete anche non aggiungere zucchero o il più pratico miele, che si scioglie meglio.

Qualche goccia di succo di limone mantiene il colore vivace ma cozza con il latte. Che tuttavia può essere sostituito con latte di mandorle (buono assai), yogurt o nulla: i frullati di sola frutta, scelta fra le qualità più ricche d’acqua (meglio anguria e frutti di bosco che banana e avocado) hanno dalla loro di essere molto dissetanti e danno comunque un senso di sazietà.

Perché la frutta intera, se possibile/gradita lasciata con la buccia, è ricca di fibre che riempiono e, in più, danno una mano all’intestino, che non guasta.

Non dimenticate la versione salata, a cominciare dal classico gazpacho di pomodori, da arricchire e variare con peperoni, zucchine, cetrioli, lattuga, cipollotti, magari zenzero, curcuma o altre spezie, un pizzico di sale e un filo d’olio.

2. Estratti, oltre la centrifuga

estratti frutta

Spopolano. Non c’è altro modo di dirlo. I moderni (e costosissimi) estrattori hanno sostituito, un po’ frettolosamente, le antiche centrifughe. Le bevande ricavate con questi marchingegni si dice siano ricchissime di vitamine e sali che l’azione meccanica violenta delle centrifughe in teoria danneggia.

Personalmente ho l’impressione che sia poco più che una trappola del marketing per vendere piccoli elettrodomestici a costi esorbitanti. E sebbene i succhi di frutta e verdura che se ne ricavano siano buoni e colorati, mancano delle già citate fibre e quindi, a mio avviso, di qualcosa che ci fa solo bene.

Vero è che gli estrattori separano e recuperano la polpa strizzata, che poi è utilizzata in altre preparazioni (dalle zuppe ai biscotti di scarti di carote, per dire) ma la domanda è: perché scartare per poi re-immettere nella dieta?

Se volete risparmiare sull’acquisto dell’attrezzatura, ma spendere soldi in succhi belli e pronti, ormai si trovano facilmente sia nei locali e negli store veg che, per dire, da Eataly, imbottigliati freschi, poi trattati a bassa temperatura e ad alta pressione per avere una shelf life di circa un mese.

La deriva di quelle che potrebbero essere semplicemente ottime bibite è farne l’alimento esclusivo di intere giornate detox.

Io ci ho provato, con un kit acquistato da Mantra, ristorante raw milanese. Dalla sveglia (con arancia e zenzero) alla buonanotte (con un estratto a base di mandorle) durante tutta la giornata ho bevuto 3 litri di succhi. Solo quelli. Niente di masticabile, non un pezzo di pane, un biscotto, nemmeno un frutto fresco.

succhi mantra

La bella sorpresa è stata che a sera non avevo fame. La brutta è che la mia pancia si è – per così dire – ribellata a tutti questi liquidi.

Forse, avessi resistito (c’è chi ne fare mini cure di 3 giorni) la situazione si sarebbe normalizzata. Invece, l’esperimento si è concluso lì.

Cosa ho imparato: i succhi non sono male, davvero, il sapore è buono e il profumo ancora migliore. Ma devono essere inseriti (almeno per me) in una normale dieta solida.

3. Joylent: bere da nerd

joylent

È la versione europea del Soylent, prodotto made in Usa che per motivi a me ignoti (ma, immagino, relativi alla formulazione) nella versione originale non è commercializzabile da questa parte dell’Oceano.

Si tratta di un mix in polvere, da sciogliere in acqua, che contiene esattamente tutto quel che serve per un comune essere mortale: dai carboidrati agli Omega 3 e 6, dalla vitamina A alla K, dal calcio allo zinco passando per molibdeno e zolfo (che se ne sente sempre un gran bisogno, eh!), dosati secondo un fabbisogno alimentare di 2.000 calorie quotidiane. In 5 gusti: cioccolato, vaniglia, banana, fragola, mango.

joylent

Questo non l’ho provato io ma il mio fidanzato, nerd quanto basta per lasciarsi suggestionare da un articolo del Post (la redazione ha adottato Joylent per le sue pause pranzo e, non di rado, cena) e per amare l’idea di acquistare il suo cibo online da un produttore olandese.

Sebbene, dopo l’entusiasmo dei primi giorni (pensa! non devo fare la spesa! accendere i fornelli! sporcare le pentole! far andare la lavapiatti!) ha cominciato ad accusare i colpo e, l’ultima volta che è capitato a casa mia alle 4 del pomeriggio, alle 5 aveva già mangiato 2 etti di cacio toscano, mezzo salame di Felino, 4 fette di pane di segale con burro e acciughe, mandando giù il tutto con una birretta. Per poi domandarmi: cosa cucini a cena?

Insomma, la riedizione dei beveroni anni Ottanta, quelli che abbinati all’aerobica di Jane Fonda promettevano dimagrimenti ed energia, sembra adatta solo a chi del cibo si disinteressa abbastanza.

joylent

Dalla sua ha che costa poco: 2 euro a pasto. Abbastanza per decretare, come suggeriva The Newyorker nel 2014, la fine del cibo?

A voi l’ardua sentenza (io vado a mettere su due spaghi).