di Cinzia Alfè 2 Novembre 2016
nutella

Un bel piatto di tagliatelle? Ma vuoi scherzare, con tutto quel coso  lì, quel glutine, e quella farina bianca di grano sicuramente OGM che potrebbe mandarmi dritto al Creatore così su due piedi!

O forse, un bel tagliere di salumi e formaggi? Ancora peggio! Con il latte e il suo carico di lattosio che potrebbe trapanarmi lo stomaco!

Allora… allora un pezzetto di dolce, magari una bella fetta di torta di mele, eh? Ma tu sogni, carica come è di zuccheri semplici, farina raffinata e grassi saturi, cioè burro, che manco Satan, l’ultima arma letale di Putin potrebbe essere peggio!

Ma allora almeno un cucchiaino di Nutella, per tirarci su il morale in mezzo a tutta ‘sta desolazione gastronomica?

NUTELLA? Hai detto.. Nutella??? Con tutto quell’orribile OLIO DI PALMA? MA STAI SCHERZANDO, RAZZA DI ERODE CHE NON SEI ALTRO!

E’ inutile, Ferrero, non ce la farai mai

Inutile che ti affanni ora a organizzare convegni, incontri e fior di dibattiti infarciti di studiosi, ricercatori e scienziati, anche autorevoli o di provata rettitudine, per ristabilire un po’ di ordine nella marea di opinioni confuse, luoghi comuni, chiacchiere da bar e banalità varie che l’olio di palma è riuscito a calamitare attorno a sé.

Inutile cercar di porre rimedio ora, ora che l’opinione pubblica si è mossa compatta come un sol uomo contro il famigerato olio, capitanata da “mamme informate” e premurose che mai, mai più permetterebbero ai loro pargoli di venire a contatto nemmeno lontanamente con l’olio letale e mortifero.

E pazienza se non è proprio così, non importa se l’olio di palma che, certo, non ha le virtù del più nobile olio di oliva, non sia in realtà  né meglio né peggio di tanti  altri oli utilizzati nell’industria.

Ormai la realtà scientifica comprovata da studi e ricerche è passata in second’ordine , e ciò che conta è solo quel che si legge e scrive su Facebook o su Twitter, nonché la crescita esponenziale di condivisione che i vari social network assicurano.

I consumatori, insomma, hanno deciso da sé, decretando la pericolosità dell’olio di palma prima ancora che la comunità scientifica fosse arrivata a un risposta certa ed univoca, prendendo in considerazione solo un lato della medaglia, vale a dire solo gli studi “contro”, e tacciando subito di irrilevanza o faziosità quelli a favore o comunque neutri.

La spesa “SENZA”

Ma l’olio di palma non è l’unico a essere finito nel tritacarne mediatico a base di like, risate e condivisioni, e  la scritta “SENZA OLIO DI PALMA” non è certo la sola che che possiamo vedere replicata centinaia di volte sugli scaffali dei supermercati.

Infatti, per i consumatori italiani e non, la lista degli alimenti percepiti, a torto o a ragione, come nocivi, è così lunga che si farebbe prima ad elencare solo quelli ritenuti sani.

Acquistiamo infatti più prodotti senza glutine, visto che ormai siamo diventati tutti celiaci o ci reputiamo tali, anche senza certificazione medica.

Andiamo alla caccia di prodotti senza zucchero, specialmente quello bianco, e poco importa che sia la stessa cosa dello zucchero di canna.

Ricerchiamo i prodotti senza grassi, perché grasso è brutto e sporco e malefico, e si sa, l’olio di palma è peggiore di tutti.

E ancora, teniamo d’occhio i prodotti senza lattosio, che potrebbe pure lui causare danni inenarrabili.

Per finire con i prodotti “senza calorie”, e poco importa se invece del malefico zucchero ci troviamo edulcoranti artificiali di dubbia salubrità.

Insomma, senza tutto.

Solo frutta, verdure e legumi parrebbero salvarsi in questo sfacelo.

“SENZA”: un mercato che vale qualche miliardo di euro

Ma per quanto riguarda tutti gli altri alimenti, soprattutto quelli lavorati o industriali, i timori dei consumatori sono diventati tali che l’industria ha dovuto inevitabilmente adeguarsi.

Con discreto profitto, a dir la verità: secondo l’ultimo rapporto Coop, nei primi sei mesi del 2016 il mercato dei prodotti “senza” qualcosa ha sfiorato i due miliardi di euro: il triplo cioè dell’equivalente di prodotti ordinari, fermi a 670 milioni di euro.

Tra i prodotti “senza”,  il 49% dei consumatori si è indirizzato verso quelli senza coloranti artificiali, il 43% han scelto quelli senza aromi artificiali, il 42% quelli senza grassi o a basso contenuto, il 41%  quelli senza OGM, il 36% i prodotti biologici, il 31% quelli senza zuccheri o a basso contenuto, il 25% quelli senza sale, il 21% quelli senza calorie, così come quelli senza lattosio e infine il 6% quelli senza glutine. Senza dimenticare un bel 21% che ha scelto la carne “vegetale”.

Un mercato dunque in rapida e costante crescita, quello dei prodotti “senza” o addizionati di componenti ritenute benefiche e salutari, che l’industria sta cavalcando con successo.

Mentre  invece l’olio di palma è oggetto  di una vera e propria  ondata d’odio, ed  è preso di mira prevalentemente per la sua elevata componente di grassi saturi –  che lo rendono solido a temperatura ambiente,  proprio come il burro –  e la capacità di sviluppare sostanze  contaminanti se sottoposto a temperature maggiori di 200 gradi.

In realtà, i nostri comportamenti non sembrano però  essere dettati da vera rilevanza scientifica, quanto da dinamiche psicologiche ed emotive , con scelte che si rifanno più a status symbol che non a vere evidenze razionali.

Dice infatti Vincenzo Russo, docente di psicologia dei consumi presso lo Iulm di Milano: “Nella ricerca di ciò che si ritiene più buono e salutare,  non avendo le competenze nutrizionali ci affidiamo ad altri, e finiamo per semplificare”.

E il web influisce sulle scelte: “Se cerchiamo una notizia su Google, in cima ai risultati troviamo quelle più viste, non quelle più veritiere. Se parte il passaparola, l’informazione farlocca diventa realtà scientifica”.

Se sia farlocca o no dal punto di vista scientifico,  la convinzione della nocività dell’olio di palma,  lo vedremo, ma ciò  che   è rilevante notare  è che  per la prima volta, e con una spinta senza precedenti partita da essi stessi, i consumatori hanno già deciso sull’olio di palma, costringendo molti marchi commerciali a bandirlo.

Fino a quando sarà conveniente per Ferrero rivendicarne apertamente l’uso?

[Crediti | Link: Dissapore, Corriere]