di Cinzia Alfè 28 Ottobre 2016
olio di palma

“Terrorismo alimentare”. Alla fine qualcuno lo ha detto. Alla fine qualcuno ha affermato forte e chiaro che la campagna denigratoria in atto da alcuni anni contro l’olio di palma è una bufala, un romanzo, una chiacchiera priva di rilevanza scientifica.

Lo ha detto un manipolo di autorevoli scienziati, insieme al ministro dell’agricoltura Andrea Olivero e a una rappresentante di Greenpeace, nientemeno, che ieri mattina si sono ritrovati a Milano per un convegno organizzato dal Gruppo Ferrero dal titolo: “Olio di palma: una scelta responsabile, basata sulla scienza”.

L’obiettivo di Ferrero, che come ormai sanno anche i muri utilizza il “famigerato” olio per la produzione della sua Nutella, è stato quello di riportare ordine nella percezione del più demonizzato ingrediente degli ultimi anni, accusato di varie nefandezze come causare problemi cardiovascolari –data la sua natura di grasso saturo– nonché la deforestazione di intere aree di terreno.

A contribuire alla triste fama dell’olio di palma era intervenuto un recente rapporto dell’Efsa (Agenzia europea per la sicurezza alimentare) segnalando che ad alte temperature l’olio avrebbe potuto sviluppare sostanze tossiche.

Il convegno: la tesi di Ferrero sull’olio di palma

olio di palma

Logico quindi che Ferrero si sia sentita sul banco degli imputati, e abbia ritenuto di intervenire organizzando un incontro, a cui ha invitato fior di scienziati, per cercare di rimettere ordine sulla questione, che ormai in Italia sta prendendo le forme di una vera psicosi, tale da indurre le aziende a riportare a caratteri cubitali, sulle confezioni dei loro prodotti, la scritta “senza olio di palma”.

Come ha affermato infatti Alessandro d’Este, amministratore delegato di Ferrero Italia, l’olio utilizzato nei prodotti della società è ricavato soltanto da frutti spremuti freschi, lavorato a temperature controllate e più basse possibili, ottenendo livelli di contaminanti significativamente meno elevati di quelli dell’olio di palma di solito disponibile sul mercato.

Senza contare, ha aggiunto d’Este, che la fase finale del processo è svolta in Italia, a garanzia della qualità del prodotto,

Oltretutto, Ferrero si è anche dotata di un dettagliato disciplinare, la Ferrero Oil Charter, contenente 10 punti a cui si devono attenere i fornitori, e tra le cui indicazioni ci sono ad esempio  la tracciabilità completa, la scelta di fornitori che non disboschino foreste, rispettino i diritti umani, riconoscano i diritti dei lavoratori e combattano la corruzione.

Si’, okay, questo è quanto ci racconta Ferrero.

Ma un parere più neutro e imparziale? Come si è espresso il mondo scientifico su uno degli argomenti più caldi della nostra era?

Il convegno: la tesi degli scienziati

olio di palma, frutti

Sorpresa: a sentire gli scienziati presenti in sala, nessuno ha mai provato che l’olio di palma fosse dannoso, anzi: la relazione tra il consumo di acidi grassi saturi e rischio di malattie cardiovascolari, che sempre viene evocata in tema di olio di palma, non sarebbe  affatto dimostrata.

La campagna denigratoria sull’olio di palma –ha affermato Elena Fattore, ricercatrice dell’Istituto Mario Negri– basata sul fatto che quest’olio contiene una percentuale maggiore di acidi grassi saturi rispetto ad altri oli vegetali, non ha alcun riscontro nell’evidenza scientifica”.

Certo, rimane la regola del buon senso, per cui, essendo comunque un grasso saturo, come il burro, il suo consumo deve essere contenuto entro limiti ragionevoli, vale a dire circa il 10% dei grassi totali ingeriti.

Ma non solo: anche gli altri ricercatori e scienziati presenti in sala hanno illustrato come non solo l’olio di palma sia ricco di antiossidanti, preziosi per dare stabilità al prodotto e a contrastare lo sviluppo di sostanze nocive durante il processo di lavorazione industriale, ma che sia anche una valida e sana alternativa ai grassi idrogenati –nocivi per il loro contenuto di acidi grassi trans– presentandosi già in natura allo stato solido e non necessitando quindi di poco salubri processi di idrogenazione.

E in tema di deforestazione e danno ambientale?

Anche qui Ferrero ha incassato un altro punto, grazie nientemeno che a Greenpeace, la cui rappresentante, Chiara Campione, ha affermato che Ferrero, così come altri grandi marchi e associazioni, tra cui Greenpeace stessa, fa parte dal 2013 del POIG (Palm Oil Innovations Group), che intende spezzare il legame tra la produzione dell’olio di palma e la deforestazione, l’accaparramento delle terre e la negazione dei diritti di lavoratori.

Il convegno: una cronaca vivace

convegno ferrero olio di palma

Dunque assoluzione piena, sembrerebbe, per l’olio di palma, almeno a detta di ricercatori e scienziati presenti in sala, tra cui anche Dario Bressanini –il chimico prestato alla gastronomia e presente in sala in qualità di “pubblico” e non di relatore– che ha intrattenuto i suoi follower sui social con una vivace cronaca dei momenti salienti dell’incontro.

Come quando, in seguito alle parole del prof. Carlo Agostoni, Pediatria dell’Ospedale Maggiore di Bologna, che ha specificato come “l’acido palmitico, presente nel latte materno, sia centrale nella nutrizione infantile rappresentando il principale acido grasso saturo”, ha commentato:

Gustoso anche il teatrino tra Roberto La Pira, direttore del Fatto Alimentare, noto per la sua campagna contro l’impiego dell’olio di palma e i rappresentati della Ferrero:

“La cosa più divertente è stato lo scazzo finale tra La Pira del Fatto Alimentare, che ha evocato la “lobby dell’olio di palma” –scrive Bressanini– e la risposta di Ferrero, che ha replicato al direttore che i suoi articoli non sono mai stati pubblicati sull’American Journal of Medical Nutrition, come invece quelli degli scienziati intervenuti (che La Pira ha accusato di avere dei legami con le industrie)”.

Il nuovo spot Ferrero

 

E oggi Ferrero continua per la sua strada verso la riscossa dell’olio di palma con un nuovo spot, fresco di giornata, dove dipendenti felici e sorridenti mangiano Nutella a cucchiate e si ribadisce l’alta qualità dell’olio impiegato.

Tutto contornato da immagini della morbida, peccaminosa crema spalmata sul pane.

Ma al netto delle demonizzazioni, così come degli spot pubblicitari e dei convegni organizzati da chi, come Ferrero, impiega l’olio di palma in uno dei suoi prodotti più venduti e intende continuare a farlo, come risponde la letteratura scientifica alla domanda se l’olio di palma fa male?

Domande e risposte sull’olio di palma

coop manifesti olio di palma

Cos’è l’olio di palma

È un olio ottenuto dal frutto della palma da olio, impiegato per l’80% della produzione nell’industria alimentare, perché costa poco e migliora consistenza e durata degli alimenti.

La palma da olio, pianta dalla resa molto elevata, si sviluppa soltanto nelle aree tropicali umide, la quasi totalità si concentra in Indonesia e Malesia. Il Wwf ha stimato che 12 milioni di ettari, una superficie impressionante, quasi metà dell’Italia, vengono destinati alla coltivazione della palma da olio, con la conseguente distruzione di ampie zone di foresta tropicale.

Dall’inizio del 2016 molte aziende italiane hanno rinunciato all’impiego dell’olio di palma nei loro prodotti.

Olio di palma e burro: quale fa più male?

L’Istituto superiore di sanità ha precisato nel febbraio scorso che il 50% circa dell’olio di palma è composto da acidi grassi saturi, una percentuale simile al burro. Eccedere con questi grassi è pericoloso per il cuore.

Le percentuali in altri oli sono molto inferiori (quello di oliva arriva al massimo al 26%), la raccomandazione dei nutrizionisti è di non superare il 10% delle calorie giornaliere assumendo acidi grassi saturi, e già con carni e formaggi è facile andare oltre questa quota.

Con l’olio di palma aumenta il colesterolo?

Se ci atteniamo a una ricerca del 2014 svolta dall’Istituto Mario Negri l’eventualità sembra esclusa, la coordinatrice Elena Fattori, presente all’incontro organizzato da Ferrero, sostiene di non aver riscontrato rischi particolari collegati all’olio di palma rispetto ad altri olii vegetali.

L’olio di palma è cancerogeno?

Uno studio dell’Efsa reso pubblico a marzo 2016 ha rilevato alcune molecole dal potenziale cancerogeno nell’olio di palma, considerevolmente superiori a quelle presenti negli altri olii vegetali.

Le grandi accusate sono tre sostanze generate durante il processo di raffinazione, nel momento in cui vengono superati i 200 gradi di temperatura. L’Efsa ha comunque precisato che consumiamo dosi quotidiane di olio di palma inferiori alla soglia di rischio.

Stefania Ruggeri, altra ricercatrice presente all’incontro organizzato da Ferrero, ha spiegato che spremere a freddo l’olio di palma ha un costo molto superiore.

[Crediti | Link: Ansa, Dissapore, Facebook]