di Luca Iaccarino 10 Dicembre 2018
critico gastronomico

Tra tre giorni sarà passato un mese da quando ho incontrato la mia nemesi: la nutrizionista.

Come scrissi su Dissapore allora, fino a ventisette giorni fa crescevo al ritmo di un chilo l’anno e ritenevo, e ritengo, che questo progresso lento ma costante andasse se non altro interrotto.

[La dieta senza zucchero (aggiunto) del giornalista gastronomico]

Così sono andato dalla nutrizionista, dicendole, però: mangio per vivere e vivo per mangiare, non mi faccia perdere il lavoro e non mi tolga il piacere del cibo.

Lei non ha fatto un plissé e mi ha concesso quasi tutto, tranne gli zuccheri aggiunti, in modiche quantità. Anche diverse eccezioni durante la settimana. “Così facendo, dovrebbe perdere mezzo chilo la settimana, che è il progresso corretto, senza stress.”

[La dieta senza carboidrati fa male: scoprite quanti ne servono ogni giorno]

A quasi un mese di distanza ho in effetti perso quasi due chili. Quindi: yeah. Ma ho anche notato alcune cose che mi sento di appuntare:

– La sera sono tendenzialmente più irritabile;

– Sono più compatibili con la dieta i ristoranti gastronomici che le trattorie. In questi 27 giorni sono stato tra gli altri da Ana Ros e da Eugenio Boer e nessuno dei due ha impattato sui miei progressi, mentre i pranzi in osteria con amici hanno attentato: questione, soprattutto, di quantità;

– Guardo all’ora di pranzo con un misto di entusiasmo e preoccupazione, mentre prima era solo entusiasmo puro: ci devo lavorare sopra;

– Gli eventi si possono fare: in questi 27 giorni sono stato a quello della Guida Michelin, a quelli de I Cento, a quello di Identità Golose, ma in tutti gli appuntamenti in piedi è facile mangiare solo le cose migliori tralasciando soprattutto i primi (che peraltro agli eventi sono sempre la parte peggiore);

– Bevo alcolici piuttosto normalmente, senza grandi problemi;

– L’appuntamento pop per eccellenza è diventato il più proibito di tutti: la pizza con gli amici. Ieri sera sono andato a mangiarla e ogni fetta era un senso di colpa. Al quarto senso di colpa stavo però molto meglio;

– Ho riscoperto la gioia della colazione a casa con la famiglia. E al bar a leggere il giornale ci vado lo stesso, prendendo però solo un caffè (questo, ho contato, mi fa risparmiare circa 70 euro al mese);

– Non sono un patito di dolci, ma ora che vivo praticamente senza zuccheri aggiunti di tanto in tanto vengo preso da un’irrefrenabile voglia di dolce, di una cucchiaiata di Nutella o che;

– Il posto dove è più facile seguire la dieta è casa propria; il ristorante e la trattoria non sono il luogo in cui è più difficile: quello è la casa di parenti/amici cui non puoi dir di no.

Insomma, per ora tutto piuttosto bene. Ma so che il peggio deve ancora venire: tra due settimane è Natale.

Ci vorrà la volontà di Yoda per resistere a tre giorni di tavolate no-stop.