di Luca Iaccarino 19 Novembre 2018

Martedì scorso mi sono costituito: sono andato dalla nutrizionista.

Da vero vigliacco, nei contatti preliminari avevo messo le mani avanti più di Tria con l’Eurogruppo: io vengo ma voglio continuare andare al ristorante! Non voglio perdere la passione per le cose buone! L’abbondanza è felicità!

Lei con la pazienza che bisogna avere con i pazienti mi ha accolto lo stesso, sospirando.

Se sono andato dalla nutrizionista è perché negli ultimi lustri con estrema regolarità ho preso un chilo all’anno. Il che fino ad adesso è risultato tollerabile, ma questo significherebbe aggiungere quaranta chili nei prossimi quarant’anni e la prospettiva è perniciosa.

[New York Times: come tagliare lo zucchero da ogni pasto]

La nutrizionista si è dimostrata gentile, tollerante e quasi accomodante. Non mi ha proibito nulla di fondamentale.

Sostanzialmente mi ha normato le quantità, mi ha raccomandato di non far raggiungere a burro e olio il punto di fumo, mi ha concesso il minimo di eccezioni compatibili col mio lavoro (la trattativa è stata più serrata di quella sul 2,4%).

Solo su una cosa, a veder le sue tabelle, è stata radicalmente cancellata dalla mia alimentazione: lo zucchero.

Non nel senso degli zuccheri –quelli sono abbondantemente presenti negli alimenti che posso mangiare, come dimostra il grande il lavoro del pasticciere di Noto Corrado Assenza– ma lo zucchero aggiunto, cioè i granelli bianchi (o maròn) che si mettono in caffè, torte, latte eccetera.

Zucchero: zero.

Nemmeno un cucchiaino sui corn flakes, nemmeno uno nel cappuccino, nello yogurt. Io già da tempo non lo mettevo nel caffè, ma ora potrei proprio non comprarlo.

[Il Buonappetito: mai più il caffè con lo zucchero]

[Tutto quello che forse non sapete sui diversi tipi di zucchero del mondo]

Come si vive senza zucchero (aggiunto)? La vita è più amara?

Sicuramente è più acida –nel senso che si percepisce molto di più l’acidità– e questo gastronomicamente è anche interessante.

Se la privazione zuccherina faccia impazzire ve lo dirò il 20 dicembre, quando incontrerò nuovamente la gentile nutrizionista. Se leggerete in cronaca di un’aggressione a una dietista di Torino, vuol dire che senza zucchero tanto bene non si sta.