di Nunzia Clemente 21 Marzo 2016
spreco alimentare, avanzi

Sprechiamo una quantità di ben di dio che da sola basterebbe a risolvere i problemi della fame nel pianeta. La misuriamo in tonnellate: ogni anno 1,3 miliardi, circa un terzo di tutto il cibo prodotto: frutta e verdura 45%, pesce e frutti di mare 35%, cereali 30%, latte e formaggi 20% altrettanto la carne.

Circa 1,4 miliardi di ettari, quasi il 30% dei terreni agricoli disponibili, viene utilizzato per coltivare cibo successivamente sprecato. Un dato allarmante: entro il 2050 dovremo aumentare la produzione alimentare del 60% rispetto ai livelli del 2005 per nutrire la popolazione mondiale in crescita costante.

Ma anche nel mondo di oggi è immorale gettare in discarica tanti alimenti visto che oltre ottocento milioni di persone non mangiano a sufficienza.

Come reagire? La formula è semplice, servono comportamenti virtuosi e norme innovative.

Ben venga allora la legge antispreco appena approvata dalla Camera sul modello di quella francese in vigore già da maggio 2015. Obiettivo: ridurre gli sprechi, incentivare la donazione di tutte le eccedenze, promuovere il riciclo.

L’idea di fondo della legge, in apparenza più blanda rispetto a quella francese e non semplice da spiegare, è che gli alimenti invenduti e quelli recuperati dopo essere stati scartati per motivi estetici o perché vicini alla data di scadenza, non sono surplus o rifiuti, ma cibo che può essere consumato da chi ne ha bisogno.

Proviamo a spiegare cosa prevede la legge con parole semplici.

1. Supermercati obbligati a donare

arance

Gli operatori del settore alimentare, pensate ai supermercati, alle imprese e alle organizzazioni agricole, sono obbligati a destinare le eccedenze alimentari a favore di persone indigenti.

Anche oltre il termine minimo di conservazione, purché ai poveri si faccia arrivare cibo buono. Chi tra gli operatori cede gratuitamente deve comunque garantire la sicurezza igienico-sanitaria degli alimenti.

2. Parola d’ordine: semplificare.

pomodori, spreco alimentare

Per ridurre gli sprechi si mira a semplificare. Non solo le Onlus ma tutti gli enti pubblici e privati non profit potranno recuperare i prodotti rimasti a terra durante il raccolto, mentre supermercati, hotel e ristoranti potranno regalare il pane (e i prodotti della panificazione non conservati in frigo) che entro 24 ore dalla produzione non sono stati venduti.

Più spazio per i prodotti a “chilometro zero”, che il Ministero delle Politiche agricole s’impegna a promuovere. Diventa possibile distribuire beni alimentari confiscati anche senza il parere dei magistrati.

3. Radio e Tv

pane, spreco alimentare

Se il 42% dello spreco prodotto ogni anno nei Paesi europei riguarda il consumo domestico (dato della Commissione Europea), radio e tv devono sensibilizzare i cittadini aumentandone la consapevolezza con programmi dedicati.

4. 2 milioni di euro in più anche per la doggy bag

banane, spreco alimentare

Da due anni esiste un fondo per distribuire il cibo alle persone indigenti al quale se ne aggiunge un altro da 1 milione di euro all’anno per tre anni (2016-2018) presso il Ministero dell’Agricoltura, con l’obiettivo, in particolare, di sostenere progetti di ricerca sulla produzione di imballaggi antispreco (riutilizzabili o riciclabili).

Inoltre, a partire dal 2017, il Ministero dell’Ambiente istituisce un altro fondo da un milione di euro all’anno per la riduzione dei rifiuti alimentari. Specie attraverso il via libera alla doggy bag, il contenitore di cui i ristoranti dovranno dotarsi per consentire al cliente di portare via il cibo non consumato.

5. Sgravi fiscali

prodotti brutti, spreco alimentare

Secondo il governo se la legge francese punta sulla penalizzazione, quella italiana prova a superare le resistenze dei donatori attraverso gli incentivi.

Le agevolazioni fiscali per chi dona consistono, oltre alla esenzione dall’obbligo di dichiarazione per quantitativi di cibo inferiore ai 15.000 euro, in uno sconto sulla tassa dei rifiuti proporzionale alla quantità di cibo donato.

[Crediti | Link: Dissapore, Guardian, Repubblica]