di Luca Iaccarino 2 Marzo 2018
pringles

Sono pochi i prodotti industriali amati da tutti, anche da chi normalmente odia i prodotti industriali.

Uno è la Nutella. Un altro sono indubbiamente le Pringles.

Le Pringles, quelle classiche, sono irresistibili. Chi può negarlo?

Sono una droga più droga della cocaina e dell’eroina messe assieme. Sono ingegnerizzate alla perfezione, in ogni dettaglio: la forma, il colore, il sapore, la confezione, quel miscuglio di robe che le rende semplicemente pazzesche.

[Abbiamo sempre mangiato le Pringles nel modo sbagliato]

Ma. Ho un ma.

I creatori delle Pringles, nella loro maniacalità, hanno deciso —evidentemente dopo uno studio commissionato al MIT— che il sapore andava solo nella parte concava della patatina, non in quella convessa.

E’ molto evidente: se leccate una Pringles sulla schiena è gustosissima, se la leccate sulla pancia sa di niente.

Visto che il salato viene percepito soprattutto nella parte della lingua verso la punta, evidentemente gli ingegneri della Pringles immaginano che i clienti le mangino con il “sorriso all’insù”, come se fossero delle “U”.

Ma è molto più comodo, molto più ergonomico mangiarle col sorriso all’ingiù, dico io, con la curvatura che segue quella del labbro superiore. No?

Però, così facendo, la lingua finisce nella parte convessa e non sente niente.

[Menu di 8 portate a base di Pringles]

Amici ingegneri della Pringles, sono certo che siate infallibili. Dunque: cosa sbaglio?

In attesa di avere una risposta dall’azienda, astutamente ho risolto così il problema: mangio la patatina con il sorriso all’ingiù, come mi è comodo, ma prima le lecco la schiena, come se fosse una rana allucinogena.

Con la quale la Pringles, grazie al cielo, non condivide la consistenza.