di Luca Iaccarino 23 Gennaio 2019

Ci sono tipologie di articoli che vengono spasmodicamente riprese dai social: le classifiche dei migliori panini di Milano, gli omicidi truculenti, le storie strappalacrime che mandano in visibilio Corriere.it.

Poi ci sono pezzi che nascono e muoiono sulla carta (che spesso continua a essere il veicolo della migliore informazione).

Così ho paura che accadrà alla bella intervista che Marino Niola ha fatto quest’oggi su Repubblica (per abbonati) al celebre zoologo Desmond Morris, autore di saggi imprescindibili anche su quello strano animale che è l’uomo (editi in italia da Bompiani).

Suoi “La tribù del calcio” e “La scimmia nuda” (sì, bravi, quella citata della canzone di Gabbani).

Se voglio salvare almeno poche righe di questa intervista che domani fascerà il pesce, è perché dice una cosa semplice ma importantissima sul vegetarianesimo.

[Cosa c’è di etico nella dieta dei vegani]

[Cosa succede a me e al mondo se divento vegetariano?]

[Farmageddon: quanto costa davvero un hamburger da 1 euro?]

La copio qui (sperando di non violare alcuna legge), e ognuno ne faccia l’uso che crede (i vegetariani certo non ci incarteranno una spigola):

Niola: la diffusione crescente dell’animalismo va di pari passo con quella del vegetarianesimo. È il segno che stiamo diventando più evoluti o più primitivi?

Morris: la nostra specie si è sviluppata perché siamo diventati cacciatori e siamo stati capaci di procurarci una dieta di qualità superiore rispetto agli altri animali. Noi nasciamo e restiamo onnivori. Ammiro i vegetariani per il sacrificio che si impongono, ma la loro alimentazione è qualitativamente inferiore a quella di un onnivoro.

Niola: e lei è mai stato vegetariano?

No. Anche se cerco di mangiare animali che abbiano avuto un’esistenza quanto più naturale possibile. Detesto la crudeltà degli allevamenti intensivi.

[Crediti | Repubblica]