Baladin 30 anni: com’è il nuovo birrificio di Teo Musso

Grazie ad un investimento di 15 milioni di euro, Teo Musso è pronto ad inaugurare il Parco della Birra: strutture brassicole nuove e potenziate, oltre ad un parco dove gli appassionati potranno osservare i mastri birrai a lavoro.

Antesignano della birra artigianale italiana, movimento per anni identificato con la sua (piacevole) figura, a 30 anni dall’avvio di Baladin, Teo Musso sposta il glorioso birrificio piemontese e lo ingrandisce.

Ve lo avevamo raccontato tempo fa e ora ci siamo: domani 13 luglio apre il nuovo sito produttivo con 4 giorni di festa, street food, musica e ovviamente birra.

Questi i numeri del birrificio che, una volta completato, farà la gioia di tutti gli appassionati: 73.000mq immersi nel verde di Piozzo (Cuneo) con aree pic nic, sorgenti d’acqua pura, campi coltivati a luppolo e orzo, gli stessi luppolo e orzo che saranno poi impiegati nel processo produttivo (autoproduzione completa entro il 2022), una cascina del 1300 utilizzata come centro didattico e cantina, oltre a mercato a Km zero nei fine settimana.

Grande attenzione è stata posta sulla didattica, realizzata in collaborazione con l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo. Molti saranno i corsi di apprendimento, parte dei quali realizzati dai mastri birrai direttamente nel parco, e visibili a tutti grazie a un percorso di visita apposito.

I lavori del parco si concluderanno nel 2017 grazie a una raccolta fondi in rete, via crowdfunding.

All’interno del birrificio invece è stata migliorata l’efficienza degli impianti che permettono ora una produzione maggiore ottimizzando i tempi.

Le botti sono da 100hl ciascuna, da vedere la botte di 30ettolitri realizzata dall’artigiano/artista Masao Yamamoto con assi di cipresso invecchiate 100 anni. In questa botte verrà affinata la nuova birra Xiauyù Kioke.

Degno di nota anche lo sforzo economico compiuto dall’azienda di Teo Musso, che finora ha investito nel nuovo birrificio 15 milioni di euro soprattutto per ammodernare l’impianto di produzione.

[Crediti | Link: Dissapore, Fermento Birra]

Avatar Nunzia Clemente Autrice recensioni Campania & more.

12 Luglio 2016

commenti (5)

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  1. Avatar Luca Mecca ha detto:

    Teo fai il solito miracolo, e convinci tutti che le lattine e la produzione di 50.000hl annui è artigianale.

    1. Avatar Kamila Tarnowska ha detto:

      Stavo pensando la stessa cosa.
      Dov’è il confine tra produzione artigianale e industriale, chi o cosa lo determina?
      Quando si può parlare di prodotto di nicchia, locale, e quando di prodotto commerciale a diffusione (inter)nazionale?
      Il primo birrificio Baladin di Piozzo me lo ricordo quando ancora era una sorta di cascinale scrauso e genuino, con un’offerta limitata e una clientela variegata di giovani e non che venivano per birra e mangiare da pub e non certo per visitare la mecca di un guru.
      E forse era meglio allora.

    2. Avatar graziano ha detto:

      Kamila Tarnowska non vi è confine fra artigianale e industriale nel caso di Baladin. TEO è l’essenza dell’artigianalità. Artigianali sono i suoi pensieri, che trasforma, trasporta, tramanda, e trasmette

    3. Avatar andrea soban ha detto:

      bella domanda…risposta assai difficile

      c’è la proposta di legge di Denominazione di Birra Artigianale che, sintetizzando, limita la produzione annua a 200.000 ettolitri (oltre a prevedere l’indipendenza economica, materiale intesa come produzione e intellettuale come ricette, del birrificio).

    4. Avatar crician ha detto:

      che sia artigianale o industriale poco importa , quello che importa è il risultato finale ( prodotto) con tutto il suo corollario di metodo, ” buono pulito e giusto” e via dicendo a seconda dei gusti, tendenze, sensibilità politiche e non etc etc . Se una realtà produttiva, qualunque essa sia, investe in tecnologia e quant’altro per aumentare la produttività e mantenere o altresì aumentare la qualità stessa del prodotto, ben venga. Troppo spesso nel mondo del cibo, si fa l’errore di associare il concetto di artigianale con “alta qualità” ed il concetto di industriale con “bassa qualità” tendendo a generalizzare, e la generalizzazione è di per se negativa ed inconcludente.