Leonardo Di Vincenzo

Prima o poi doveva succedere che un birrificio artigianale italiano entrasse nell’orbita di un colosso internazionale della birra. E infatti: colpo di scena, oppure non tanto:

Ab InBev, dopo aver venduto Birra Peroni ai giapponesi dell’Asashi compra Birra del Borgo, ex microbirrificio fondato nel 2005 da Leonardo Di Vincenzo a Borgorose, paesino in provincia di Rieti ai confini con l’Abruzzo, e oggi primo birrificio artigianale italiano con una produzione annua di 12.000 ettolitri, un nuovo impianto di produzione a Spedino, partner del progetto Birreria di Eataly insieme a Baladin e agli amrricani di Dogfish Head.

Guardando alla storia recente di Ab InBev, l’acquisto non dovrebbe stupire più di tanto: il gruppo anglo-belga nato qualche mese fa dalla fusione di due giganti internazionali come Ab InBev e Sab Miller, si è subito distinto per la frenetica attività di compra-vendita.

Oltre Peroni (venduta per la cifra record di 3 miliardi di dollari), ritroviamo la cessione di Grolsch, storico marchio olandese, e Meantime. Dietro, ci sarebbero sia motivazioni legate all’antitrust, sia una forte volontà di incamerare marchi di fascia premium lasciando andare quelli medio-bassi.

Ma veniamo alla parte della notizia che più interessa noi appassionati di Birra del Borgo. Cosa succederà al birrificio laziale, o dovremmo dire belga-brasiliano, visto che Ab InBev ha acquistato il 100% delle quote?

Leonardo Di Vincenzo diventa amministratore delegato della società, con pieni poteri amministrativi e decisionali stando a quanto ha detto al sito Fermento Birra. .

Birra del Borgo non cambierà, state tranquilli. Anzi avremo più serenità, più libertà, più know how, maggiori investimenti in ricerca e sviluppo. Anche da un punto di vista dimensionale, i nostri piani non cambieranno, abbiamo appena effettuato un ingrandimento che ci permette di raggiungere quota 50.000 hl annui in 5 anni.

Ma l’appetito di Ab InBev per i birrifici artigianali italiani potrebbe non fermarsi qui: negli Usa, dove il mercato delle craft beer vale 22 miliardi di dollari, ha già messo a segno diverse acquisizioni. E tutto lascia presagire che, in Italia, Birra del Borgo non sarà l’unica.

Toccherà a qualche etichetta di tradizione ma non industriale come Forst/Menabrea o Pedavena/Castello? O invece ad altri grandi nomi del movimento artigianale italiano come Baladin?

[Crediti | Link: Fermento Birra, Dissapore, IlSole24Ore, Linkiesta]

commenti (1)

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  1. Avatar luciano ha detto:

    Buon giorno Nunzia
    mi permetto di fare un osservazione legata all’ ultima riga del suo articolo : Pedavena e Castello e Forst non industriali? in base a quale criterio dice questo ?
    tutte e 3 le aziende citate producono birre col metodo High Gravity ,ovvero partendo da un mosto in sala cottura con 15 – 17 ° Plato, standardizzano poi le birre con acqua deareata , se non tutte sicuramente alcune. Inoltre tutte e 3 le aziende citate o filtrano, o microfiltrano o pastorizzano le loro birre che del resto hanno una scadenza minima di 12 mesi. Hanno volumi che vanno dai 600.000 hl/anno di Pedavena al milione di hl della Forst. Sono anche io un birraio e sono abbastanza dentro al sistema da conoscere questi aspetti.
    Birre di tradizione sicuramente, ma non certo artigianali.
    Non ho citato Menabrea perché non ne conosco il contesto.
    Ci tengo però a sottolineare che sia Pedavena che Forst fanno alcune buone birre.
    cordiali saluti