Il mondo non beveva così poco vino da 70 anni: e in Italia i consumi crollano del 9,4%

Il mondo ha sempre meno voglia di vino: non se ne consumava così poco 1957, ma nel frattempo ci siamo triplicati. Cosa ci dicono i numeri del nuovo report firmato American Association of Wine Economists.

Il mondo non beveva così poco vino da 70 anni: e in Italia i consumi crollano del 9,4%

Lo abbiamo già detto che il mercato degli alcolici si trova in una lenta e costante flessione. Lo abbiamo ribadito più e più volte, e non perché ciò ci rallegri: non traiamo particolare godimento nel pasteggiare o nel concludere una serata con una spuma al tamarindo; lo facciamo al fine di tracciare e provare a comprendere l’evoluzione del gusto generale.

La decrescita nei consumi di vino è certificata dal report diffuso dall’AAWE (American Association of Wine Economists), ed è una decrescita generale, non solo italiana: recuperando i dati del database della OIV (Organizzazione internazionale della vigna e del vino), il report ha meso a confronto il consumo mondiale di vino per gli anni 2024 e 2025, Paese per Paese.

Ebbene, nel 2025 il mondo ha consumato un totale di 208 milioni di ettolitri. Se paragonato al 2024, il consumo globale è sceso di mezzo milione di hl, ma il vero interesse è altrove: per trovare un tenore così basso di vino consumato nel mondo bisogna tornare indietro di quasi 70 anni, al 1957, quando la popolazione mondiale era circa un terzo di quello attuale.

Come è ovvio, partiamo dai numeri sull’Italia, in evidente beccheggio già da un po’ di tempo. Pur restando il terzo Paese al mondo per consumi di vino, l’Italia ha registrato tra il 2024 e il 2025 un calo del 9,4%, passando da 22,3 a 20,2 milioni di ettolitri. Tanto per rinfrescare la memoria, nel 2025 ci vantavamo di quanto avremmo vendemmiato (meglio, il ministro Lollobrigida si vantava di ciò): 47,4 milioni di hl, primi al mondo con ampio margine sulla Francia e il resto del globo. E prima che partano le litanie contro la deriva salutista dell’Europa cattiva che vuole la morte del vino italiano, chiariamo che quei quasi due milioni di ettolitri persi non sono stati convertiti in birra, cocktail o bevande No/Lo: molto semplicemente, non sono stati bevuti. Punto.

La birra analcolica è più credibile del dealcolato, ed è un grande assist per i birrifici artigianali italiani La birra analcolica è più credibile del dealcolato, ed è un grande assist per i birrifici artigianali italiani

La crisi dei consumi di vino non può essere imputabile esclusivamente a una maggior consapevolezza dei rischi legati al consumo di bevande alcoliche, così come non risente, se non marginalmente, dell’arrembaggio delle bibite No/Lo poiché, se escludiamo la birra analcolica, i numeri di tali bevande restano di proporzioni lillipuziane. Magari una motivazione più robusta potrebbe essere che da un po’ di tempo un litro di gasolio costa più del vino in brick, voi che dite?

Cosa ci dicono i dati degli altri continenti

vino che invecchia

Dai dati tabulati emergono altri aspetti interessanti. La Cina ad esempio, che solo una quindicina di anni fa veniva considerata come la nuova terra promessa del vino, oggi esibisce un notevole ridimensionamento dei consumi. Facciamo un po’ di storia: a partire dai primi anni 2000, molti terreni in Cina furono convertiti in vigneti, con importanti gruppi vinicoli internazionali ad investire massicciamente nel Paese. L’interesse nel vino ha portato a raggiungere il picco massimo produttivo nel 2012, toccando la quota record di ben 16 milioni di hl. Di pari passo, cresceva anche l’interesse dei cinesi per il vino che, nel 2017, hanno consumato la bellezza di 19 milioni di hl di vino, massimo storico per il Paese.

Poi, progressivamente, il vino ha smesso di essere un’attrattiva per la popolazione cinese: il problema principale è che la bevanda non garba proprio a Xi Jinping, che nel 2012 prendeva posto nello Zhongnanhai. Promuovendo una rigidissima e duratura campagna anti-corruzione, volta secondo gli intenti a ‘purificare’ il Partito Comunista Cinese dall’ostentazione della ricchezza, Xi ha individuato un nemico esemplare nel vino rosso, considerato il bene di lusso per eccellenza e spesso utilizzato come regalia per cementare alleanze politiche e affari illegali. I vini premium diventarono quindi merce pericolosa da ordinare o regalare, che se Xi lo fosse venuto a sapere sarebbero stati dolori.

Aggiungeteci anche le restrizioni al consumo di alcolici durante i pasti ufficiali e i gusti dei giovani che, un po’ come qui da noi, lo snobbano allegramente, e possiamo figurarci come la produzione locale di vino abbia subito un crollo verticale, riducendosi di oltre l’83% rispetto al massimo storico. Se prendiamo in esame i consumi, dai 19 milioni di hl consumati neanche dieci anni fa arriviamo ai 4,8 milioni di hl del 2025: un calo percentuale del 75%.

Ma guardando la tabella non si trovano solo brutte notizie: il Brasile spicca brillantemente, esibendo un portentoso +41,9% per il 2025 rispetto l’anno precedente (4,4 milioni di hl contro i precedenti 3,1 milioni). I dati generali mostrano che, a partire dalla pandemia di COVID-19, i brasiliani hanno mostrato un crescente interesse per il vino. Uno su tutti appare quasi comico per una nazione grande 28 volte l’Italia: il Brasile produce molto meno vino rispetto quanto ne consuma, giacché nel 2025 sono stati prodotti 2,8 milioni di hl di vino (il Cile e gli altri paesi importatori ringraziano con trasporto). Un altro scenario positivo è dato dall’accordo commerciale UE-Mercosur, favorevole per il prossimo futuro sia per i brasiliani per placare la loro sete che per noi nelle vesti di esportatori.

Tirando le somme, il problema del vino non sembra essere né la concorrenza di altre bevande, né la fantomatica guerra culturale contro l’alcol: i consumi scendono quasi ovunque per ragioni economiche e sociali, mentre i pochi mercati in controtendenza non sono ancora sufficienti a bilanciare le perdite, e resta da vedere per quanto tempo rimarranno interessati al vino. in pratica, il mondo continua a produrre molto vino ma pare avere sempre meno voglia di berlo.

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