Povero il Ruchè, vitigno autoctono piemontese che nel corso della sua lunga storia forse mai si sarebbe immaginato di finire sui giornali per una rissa. E invece, in un day after che per tanti produttori ha il sapore dell’aceto, la Festa del Ruchè di questo weekend si è risolta in un bollettino ospedaliero, tra referti e prognosi e nottate al pronto soccorso e occhi che sanguinano.
Che peccato, dicevamo noi, e dicono anche molti produttori, compresi alcuni di quelli coinvolti nella vicenda, che ancora non si capacitano di quello che è accaduto e che sono lì a cercare di capire come preservare il buon nome del loro vino, macchiato in un momento di celebrazione da una rissa in piena regola. Protagonisti due produttori storici, che si sono scontrati e sono finiti in ospedale, e ora minacciano da un lato e dall’altro azioni legali.
Da un lato, Luca Ferraris, titolare dell’omonima azienda vitivinicola. Dall’altro, Franco Morando, la cui famiglia è da generazioni a capo di uno dei ruché più popolari del territorio, nonché di una fiorente azienda di cibo per animali. Forse vi ricorderete di lui – di Morando, intendiamo – per un video poco edificante che era finito sui social qualche tempo fa, e che noi avevamo commentato, cosa che evidentemente a lui non ha fatto piacere, come non ha mancato di ribadirci in questa nuova occasione in cui ci siamo sentiti. Ma questa, come si suol dire, è un’altra storia.
La rissa del Ruchè: la cronaca
Siamo appunto alla festa del Ruchè, che va in scena il 16 e 17 maggio a Castagnole Monferrato. Produttori, degustazioni, presentazioni, bicchieri e brindisi.
Poi, non si sa bene come, finisce in rissa. Pugni, calci, sputi, tavoli ribaltati e bottiglie di vino brandite come armi. Perfino coltelli minacciosi che stazionano sui tavoli.
Come in ogni rissa, la ricostruzione dei fatti è tutta da verificare. Sta di fatto che Luca Ferraris e Franco Morando si azzuffano, e intervengono altri – produttori presenti, e anche l’autista-guardia del corpo -, prima che tutti finiscano in ospedale. Ferraris e la sua segretaria da un lato, Morando dall’altro.
La versione di Luca Ferraris

“Morando è arrivato verso le 21 al mio stand, in stato visibilmente alterato”, racconta Ferraris. “Ha iniziato a punzecchiarmi, e c’è stato un diverbio. Poi mi ha detto: “Anzi, sai cosa faccio? Ti faccio picchiare dal mio autista””.
“A quel punto se n’è andato ed è tornato poco dopo, accompagnato da un ragazzone che mi è saltato addosso”.
Nella colluttazione, afferma Ferraris, ci va di mezzo anche la sua collaboratrice. “Sono caduto per terra, e questo autista-bodyguard ha preso una bottiglia e voleva spaccarmela in testa. Nel frattempo Morando gridava: “Ammazzalo! Ammazzalo!”. Devo ringraziare gli altri produttori presenti, che sono intervenuti: i ragazzi della Mondianese che hanno portato via la mia collaboratrice, sotto shock, e Stefano Goggiano, che è intervenuto per fermare quell’uomo, e mi ha salvato la vita”.
La versione di Franco Morando

Diversa, naturalmente, è la versione di Franco Morando di Montalbera, che ci racconta la sua visione un po’ più malvolentieri, dopo averci nell’ordine chiuso il telefono in faccia, fatto contattare dal suo addetto stampa, e infine averci richiamato personalmente in una conversazione dai toni non esattamente pacati. Ma tant’è, capiamo di non stargli particolarmente simpatici, e alla fine Morando dice la sua, spiegando perché è così arrabbiato. “Ho due referti da otto giorni, ho un occhio che continua a drenare sangue, sono svenuto due volte, mi hanno diagnosticato una commozione cerebrale e all’oftalmico mi hanno detto che per due centimetri potevo perdere l’occhio”, dice. “Lei non sa cosa ho passato in questi due giorni!”
“Io mi sono avvicinato al tavolo di Luca Ferraris – racconta – e ho chiesto un bicchiere di Ruchè. Lui era completamente ubriaco. Mi ha insultato, sputato in faccia e poi dato un pugno in faccia con tutta la sua forza”.
A quel punto, dice Morando, interviene il suo autista. “Ringrazio Dio che ci fosse, è intervenuto bloccandolo con un braccio sul collo. Tutto qua. È stata chiaramente legittima difesa”.
“E poi, LO SCRIVA!, c’era un coltello sul tavolo, e lui nella colluttazione l’ha preso, per quello verrà denunciato”.
La storia della bottiglia brandita dall’autista, e pure quella della frase “ammazzalo”, sono false, nella versione di Morando. “Ma chi ha preso bottiglie, chi ha detto ti ammazzo…sono totalmente fuori di testa, si sono messi d’accordo con altre persone lì per ingiuriarci. Ferraris era ubriaco perso, non stava in piedi, l’hanno detto tutti, e si era già attaccato a due persone diverse nella stessa giornata. È sempre stato geloso della nostra condizione, io faccio 900mila bottiglie, lui ne fa 200mila”.
A proposito di testimoni, Morando dice di averne (cinque wine lovers lì presenti), ma di non potere e non volere dare i nomi per comprensibili questioni legali e di privacy. Quanto ai testimoni di Ferraris (gli altri produttori di vino presenti, che confermano sostanzialmente la sua versione), Morando sostiene che non siano attendibili, perché hanno degli interessi economici in comune con Ferraris che ne inficiano le testimonianze. “Sono coloro che si fanno imbottigliare il vino da Ferraris”, dice Morando. Anche in questo caso, Ferraris smentisce: “Goggiano ha una linea di imbottigliamento più bella della mia, in tanti anni non credo che abbiamo mai scambiato una fattura”.
La versione del testimone
E allora sentiamola, la versione di Stefano Goggiano, colui che Luca Ferraris dice che gli ha salvato la vita con il suo intervento. “Addirittura salvato la vita mi sembra esagerato”, dice lui. “Sono intervenuto perché era mio dovere farlo. Soprattutto quando ho visto la segretaria di Luca, una ragazza che ha qualche anno in più di mia figlia, che piangeva spaventata”.
“C’è stato un diverbio iniziale, si sono beccati un po’ l’uno con l’altro. Poi Morando è andato via ed è ritornato con questo personaggio che sembrava una guardia del corpo, vestito tutto di nero”, racconta Goggiano. “L’inizio della colluttazione non l’ho visto, ma a un certo punto ho sentito il tavolo che si rovesciava, e la guardia del corpo di Morando con una bottiglia in mano che urlava “vi ammazzo tutti””.
Al che Goggiano interviene e tiene indietro l’autista-bodyguard, calmando la situazione. “Morando ha provocato Luca, è andato lì per pubnzecchiarlo. In generale non è stata una cosa piacevole, davvero. Di sicuro non è una pubblicità positiva per il Ruchè da parte di una delle aziende più grandi come numeri e come proprietà. Di certo è una cosa di cui tra noi produttori dovremo parlare”.