di Nunzia Clemente 13 Gennaio 2016

Non passa giorno senza che spunti un potenziale acquirente per Birra Peroni, storico birrificio italiano dal 2003 proprietà di SabMiller, fondato a Vigevano da Giovanni Peroni nel 1846, 4,93 milioni di ettolitri prodotti nel 2014 nei tre stabilimenti di Roma, Bari e Padova.

Dopo qualche giorno in cui tutti gli indizi portavano al noto marchio giapponese Asahi, nella trattativa si è inserita San Miguel, la società filippina proprietaria dell’omonima birra nata in Spagna.

Il destino di Peroni, proprietaria di una ventina i prodotti, oltre a quelli della casa madre anche Raffo (Taranto), Wührer (fondata a Brescia) e Pilsner Urquell (Praga), con vendite in 70 paesi del mondo, è in bilico già da qualche mese; nella fattispecie da novembre 2015, in contemporanea con la fusione del gruppo sudafricano SAB Miller con l’anglo-belga InBev, rispettivamente primo e secondo produttore mondiale di birra.

Ritrovandosi un portafoglio di etichette molto folto, per evitare conflitti d’interesse in terra europea dove già possiede marchi come Corona e Stella Artois, i vertici del neonato colosso hanno deciso di mettere sul mercato due marchi piccoli, “premium” e appetibili: Peroni e l’olandese Grolsch, per un valore complessivo di 1,8 miliardi di euro.

Il primo gruppo a mostrarsi interessato è stato Asahi – che si è fatto conoscere negli ultimi anni, in Italia, con l’esplosione della cucina nipponica accompagnata dalla birra nazionale – avanzando un’offerta massima di 400 miliardi di yen, ovvero 3,12 miliardi di euro.

Una cifra record anche per il movimentato mercato estero giapponese, che negli scorsi anni col gruppo Suntory ha fatto registrare l’acquisizione del whisky Beam Inc per ben 16 miliardi di euro.

Ora, le indiscrezioni di stampa danno per certo l’interesse dell’amministratore delegato del gruppo asiatico San Miguel, Ramon Ang.

Insomma, che sia giapponese o filippina, dovremo fare i conti con una Peroni non più italiana, che ci piaccia o meno.

[Crediti: link: repubblica.it]