Sessismo, molestie, violenze: la birra artigianale USA ha il suo #metoo

Il #metoo della birra artigianale parte dagli Stati Uniti: la pagina Instagram di una birraia raccoglie le accuse di molestie e i racconti di sessismo di un settore.

birra cameriera

Il mondo della birra artigianale, negli Stati Uniti e non solo, è in grande agitazione per accuse di sessismo, molestie e violenze che stanno emergendo l’una dopo l’altra in seguito a ciò che ha scritto su Instagram Brienne Allan, birraia di Notch Brewing, birrificio artigianale USA. Quello che era partito come uno sfogo personale e un invito a raccontare casi simili, proprio come il movimento #metoo, è diventato un’onda che al momento sembra inarrestabile e che potrebbe cambiare per sempre un settore caratterizzato dalla storica prevalenza del maschio e dalla cultura machista: proprio come il #metoo.

Le accuse coinvolgono i più grandi nomi di un settore minoritario ma che ormai non è più una nicchia, almeno in Usa: Shaun Hill, fondatore di Hill Farmstead; Jean Broillet, co-fondatore di Tired Hands Brewing; Jacob McKean, fondatore di Modern Times Beer, e società come Lord Hobo Brewing Company, Union Beer Distributors, BrewDog. Alcune accuse riguardano la connivenza verso un ambiente tossico e il “lasciar passare” alcuni comportamenti sessisti; altre riportano casi specifici di molestie sessuali e violenze.

birreria birra alla spina donna

Il tutto è partito martedì 11 maggio con una storia su Instagram in cui Brienne Allan, manager della produzione di Notch Brewing, e incaricata della supervisione dei lavori per una nuova birreria a Boston, raccontava di come fosse stato stressante tornare al lavoro in presenza: dopo un anno di quarantena, ha detto, mi ero disabituata ad avere a che fare con il sessismo quotidiano, ma ci è voluto poco. “La seconda c**zo di volta che ho lasciato casa ho avuto due esempi in un solo giorno”, e ha poi raccontato di essere stata infastidita da due diversi uomini che hanno ripetutamente messo in dubbio il suo ruolo – non poteva esserci una donna in quella posizione di comando, quello era il sottinteso.

“Quali comportamenti sessisti vi è capitato di dover subire?”, ha chiesto ai suoi poco più di duemila followers. Le risposte non sono tardate ad arrivare, riportando commenti osceni e micro aggressioni, quelle che hanno dovuto subire tutte le donne in ambienti di lavoro dominati dai maschi, e quindi tutte le donne. Ma dopo qualche giorno la fiammata non si è spenta, come pensava lei, è invece diventata un vasto incendio: Allan è stata sommersa da migliaia di casi, esplosi non solo nei numeri ma anche nel contenuto, rivelando comportamenti incancreniti e vere e proprie violenze. In 5 giorni i suoi follower si sono decuplicati e la sua vita è cambiata: ora sta l’interna giornata incollata al telefonino. La birraria ha continuato a ripostare su Instagram i racconti ricevuti, ben visibili in una serie di storie in evidenza: da un lato sottolineando che lei non può verificare la veridicità dei contenuti, dall’altro avvisando i birrai a prendere i loro dipendenti sul serio.

I casi come si diceva sono i più vari, e si arriva fino a un racconto di tentato stupro – il classico “bravo ragazzo” che ti chiede di riaccompagnarti a casa – seguito da violenze e minacce di morte (“se lo racconti a qualcuno…”). Le reazioni non si sono fatte attendere: birrai e commentatori nei forum si sono concentrati sopratutto sul fatto che i racconti sono anonimi, non verificati, non ci sono state denunce, e tutto l’armamentario patriarcale. Vinepair, che dedica un lungo articolo alla storia, giustamente ricorda come secondo il National Sexual Violence Resource Center, di tutte le accuse di molestie sessuali, è falsa una percentuale ridicola, che si aggira tra il 2 e il 10%. D’altra parte il grosso delle violenze, si stima il 63%, non viene né denunciato né in qualche modo riportato.

Non tutti hanno fatto muro: la Dry & Bitter Brewing Company di Copenhagen ha annunciato che il suo fondatore e mastro birraio Søren Wagner, coinvolto nelle accuse, è stato sospeso da qualsiasi attività. Cancel culture? Al contrario, la cosa di cui molte persone nell’ambiente si meravigliano è come ci sia voluto così tanto tempo per scoperchiare la sentina. Ruvani de Silva, giornalista che si occupa di birra, ha detto: “Non sono per niente sorpresa. Quello che davvero mi scuote è come siano stati protetti da tutto l’ambiente degli uomini responsabili come minimo di comportamenti volgari e come massimo di veri e propri reati”. Non è la prima volta che succede, già all’inizio dell’anno la Boulevard Brewing Company era stata accusata di discriminazione e molestie: ma ora il fronte è molto più esteso.

Anche il mondo della ristorazione è da anni periodicamente chiamato in ballo per atteggiamenti discriminatori (la famosa uscita di Vissani sulle donne “più adatte alla pasticceria che alla cucina” è specchio di una credenza, e di una pratica, diffusa) e per vere e proprie molestie (il caso Batali non è un caso isolato). Ora sembra toccare ai cugini della birra artigianale, una nicchia percepita come (più) innovativa, giovane, progressista. Vedremo.

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