Il Paradiso dello zucchero si trova nelle Filippine. Siamo a Bacolod, nell’isola di Negros Occidentale, e da qui arriva la metà dello zucchero di tutto il Paese. Una “Sugarlandia” di nome e di fatto, con ben poco da invidiare alle grandi piantagioni di canna da zucchero del Centro e Sud America. È questo il vero segreto di Don Papa, rum lanciato nel 2012 da The Bleeding Heart Company (fondata l’anno prima a Manila dal londinese Stephen Carroll, ex Rémy Cointreau, e dal filippino Andrew John Garcia), che in appena 11 anni ha creato un marchio premium di livello globale e lo scorso 10 marzo l’ha ufficialmente venduto in cambio di una cifra record.
Per i non bar nerd, il colosso inglese Diageo ha recentemente annunciato di aver acquisito l’intero gruppo Don Papa – distribuito in esclusiva in Italia da Rinaldi 1957 – per un importo iniziale di 260 milioni di euro e altri potenziali 177,5 milioni di euro legati a target di crescita e performance validi da oggi fino al 2028.
Ma, lasciando da parte il suo sapore molto dolce che lo rende beverino e ben si sposa coi grandi classici della miscelazione base rum, cosa potrà mai rendere così speciale (e di conseguenza appetibile sul mercato) un prodotto “appena” nato a tanti km di distanza dai Paradisi caraibici del celebre distillato di melassa di canna da zucchero? Mi sono fatto questa domanda più e più volte durante le circa 15 ore di volo da Milano a Manila e, una volta sbarcato nelle Filippine, ho deciso di andare a trovare io stesso le risposte.
Il contesto
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Fissiamo innanzitutto un contesto geografico. Con le dimensioni di mezza Sicilia, l’isola di Negros dove si produce Don Papa si trova pressoché al centro delle Filippine e a poco più di un’ora di volo dalla capitale Manila. Primo e più evidente elemento caratterizzante dell’ambiente di Negros Occidentale è il Monte Kanlaon, che con i suoi oltre 2.400 metri d’altezza domina l’intera isola: oltre a essere la vetta più alta delle Visayas, è un vulcano attivo, circondato da numerosi coni e crateri, che vanno ad apportare grande mineralità a tutto il terreno circostante. Attorno a esso si estende un’area protetta, il Monte Kanlaon Natural Park, un parco coperto da foreste tropicali, tappeti di muschio, cespugli e un’infinita varietà di piante, di cui molte endemiche, tra le quali si inseriscono anche spettacolari cascate e sorgenti d’acqua. Altro elemento inconfondibile dell’ecosistema di Negros Occidentale è infatti rappresentato dagli ambienti acquatici. A partire da spiagge dalla sabbia bianca che si affacciano su mari cristallini, come quelle di Punta Bulata o dell’isola di Danjugan, tra foreste di mangrovie, grotte, lagune e spettacolari barriere coralline.
La materia prima
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Hacienda Santa Rosalia vicino Bacolod, capoluogo dell’isola: è questo lo storico fornitore di canna da zucchero di The Bleeding Heart Company (quella che ha creato e continua tuttora a produrre Don Papa tanto per capirci). Come funziona? Le canne da zucchero, ricche di minerali tra cui ferro, potassio, magnesio e sodio, vengono potate e raccolte durante tutti i mesi dell’anno, fatta eccezione per la stagione delle piogge, ed entro la giornata raggiungono lo zuccherificio Hawaiian-Philippine Company.
Il trasporto avviene principalmente in camion, ma anche con uno scenografico treno americano del 1929. Questa fabbrica dello zucchero, la più antica dell’isola (1918), è la cosa più lontana possibile dal quartier generale di Willy Wonka ed è organizzata piuttosto come una base militare americana. Lo zuccherificio è di proprietà della statunitense Hawaii Jardine-Davies Company, che negli anni l’ha mantenuto in buona funzione, seppur lasciando molti macchinari con una bassa efficienza: una minor resa per uno zuccherificio – l’ho scoperto sul posto – risulta essere però un’ottima fonte di approvvigionamento di melassa per i produttori di rum. Difatti, la melassa che si ottiene alla fine di questo processo è estremamente carica di componenti zuccherine, che altri impianti più moderni ed efficienti avrebbero indirizzato invece ai prodotti finali principali (zucchero integrale a cristalli e raffinato).
La distillazione del rum
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Il processo di produzione culmina presso Distileria Bago, poco distante e affacciata direttamente sul mare in località Taloc. Qui la melassa viene fermentata con lieviti locali di alta qualità per un periodo di alcuni mesi, che varia a seconda delle temperature esterne. Si forma la cosiddetta “birra” che, dopo un necessario periodo di riposo, viene sottoposta a filtrazione con carbone vegetale e poi immessa in colonne di distillazione. Il distillato segue il processo di maturazione eseguito dai migliori Master Blender delle Filippine: avviene in fusti di quercia americana per un periodo non inferiore a 7 anni alle pendici del Monte Kanlaon, esattamente il periodo richiesto per creare il Don Papa base (Don Papa 7 anni).
Una curiosità: il clima caldo dell’isola fa evaporare una parte alcolica (il cosiddetto angels’ share) per circa l’8% e i Master Blender di Don Papa Rum non reintegrano volontariamente i fusti dopo l’evaporazione, in modo che il distillato diventi sempre più concentrato e che alla fine risulti di colore ambrato scuro e con un gusto molto intenso.
Gli “altri” Don Papa
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Don Papa 7 anni (40% vol. alc.) è stato soltanto il primo di una lunga serie di rum prodotti dal marchio Don Papa. Il mio preferito della gamma è senza dubbio il Don Papa 10 anni (43% vol. alc.), invecchiato per 10 anni in botti di quercia americana. Dal colore giallo ambrato, è un rum profondo, ricco e potente al naso, con un ingresso delicato in bocca, che poi si allarga ai sapori audaci di frutta secca e cacao, con appena un accenno di botte. Il riposo avviene tutto in botti STR (Shaved, Toasted and Re-charred, ovvero rasate, tostate e ricarbonizzate) ed è proprio questo che gli dona le sue note intense e il suo lungo finale.
Don Papa Sherry Cask Finish è invece un rum invecchiato per quattro anni in botti di rovere americano ex Bourbon, seguito da 18 mesi in quattro diversi tipi di botti di sherry: Fino, Pedro Ximenez, Cream e Palo Cortado. I rum in queste quattro botti vengono poi accuratamente miscelati dal Master Blender per produrre un rum unico in edizione limitata, non filtrato e imbottigliato al 45% vol. alc. per migliorarne ulteriormente il gusto finale.
Troviamo ancora il Baroko 7 anni (40% vol. alc.) e il Don Papa Masskara 3 anni (40% vol. alc.), che deve il suo nome a una colorata festa filippina – il “Masskara Festival”, carnevale locale – che si celebra ogni anno nella quarta domenica di ottobre e che fa intrinsecamente parte dello storytelling vincente firmato Don Papa.
La tutela della flora e della fauna locale
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Il Paradiso di Negros va salvaguardato per garantire la conservazione dei suoi ambienti naturali e delle rispettive specie che essi ospitano. Con questi obiettivi Don Papa Rum, il primo premium single Island rum delle Filippine che nasce, matura e invecchia proprio a Negros, ha deciso di sostenere due associazioni che operano a Negros Occidentale: la Talarak Foundation e la Philippine Reef and Rainforest Conservation Foundation (PRRCF).
La prima è una ONG che si dedica soprattutto alla fauna, mettendo al sicuro, curando e proteggendo le specie locali in pericolo, in particolare quelle endemiche del territorio. Conduce la sua attività grazie a strutture di allevamento e riproduzione situate a Negros. La PRRCF punta invece a favorire la conservazione a lungo termine dell’ambiente marino e terrestre nelle Filippine attraverso l’educazione e la lotta alla povertà. La sua attività a Negros Occidentale si concentra in particolare nell’isola di Danjugan, grazie a una serie di progetti incentrati sulla conservazione della biodiversità, sul turismo naturalistico, sulla ricerca e l’educazione ambientale e sulla gestione dei rifiuti.
Packaging e origini del nome Don Papa
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Bottiglia in vetro 70 cl francese, tappo di sughero portoghese, etichetta stampata in Italia, immagine di marca messa a punto dallo studio Stranger&Stranger di Londra. I numerosi premi internazionali come la “Double Gold” per il packaging alla “San Francisco World Spirits Competition 2013” o il “World’s Best Design” ai “World Drinks Awards 2016” ne confermano la bontà di scelte, ma l’aneddoto più curioso sta sicuramente nel nome del prodotto. Chi è Don Papa? Il nome del rum rimanda a un’icona leggendaria della storia di Negros, Dionisio Magbuelas: conosciuto anche come “Papa Isio”, coltivatore di canna da zucchero, guaritore “babaylan” (sciamano) e protagonista della rivoluzione filippina alla fine del XIX secolo, si oppose prima nel 1890 alle truppe spagnole che dal 1565 occupavano le Filippine e poi nel 1899 alle truppe nordamericane che erano subentrate a quelle spagnole facendo di questo Paese un protettorato fino al 1946.
“Papa Isio” è raffigurato sull’etichetta della bottiglia con quello che a prima vista sembra un monocolo, ma che a uno sguardo più attento si rivela essere un geco: insieme a esso, sono nascosti nel disegno altri animali, tra i quali anche il più piccolo primate al mondo: il tarsio spettro (originario del sud dell’arcipelago filippino delle Visayas). L’ennesima riprova di quanto Don Papa e Negros siano un tutt’uno che si è prefissato fin dal giorno zero l’obiettivo di portare un autentico e colorato pezzo di Filippine nel mondo. Il mercato gli ha dato ragione e i consumatori, in primis quelli europei, pure. Si pensi infatti che il business attuale di Don Papa è rappresentato per oltre il 90% dal nostro continente, nella fattispecie da Germania, Francia, Italia, Paesi Bassi, Belgio e Repubblica Ceca. E la sensazione è che sotto l’egida di Diageo, che per averlo ha già sborsato 260 milioni di euro, il primo premium single Island rum delle Filippine sia destinato a svilupparsi ancora di più.