In collaborazione con Greenwine

Tutti vogliamo vino biologico, se possibile biodinamico, magari “naturale“. Epperò, a conti fatti, non ne distinguiamo bene le differenze. Ormai educati al sacrosanto rispetto rispetto per l’ambiente, vogliamo dare il nostro contributo alla grande causa della sostenibilità, acquistando (e quindi incentivando la crescita di) produzioni che non inficino la salubrità dei terreni. E ancora, sedotti dall’idea che un sapore autentico sia migliore di uno artificioso, andiamo alla ricerca di quanto più lontano ci sia dalla “convenzione”: rifuggiamo il gusto studiato a priori del vino sempre uguale a sè stesso, nonostante le annate differenti e il clima mutevole.

Se tutto ciò che avete letto fino ad ora vi suona familiare e non portate i baffi a manubrio, è perché il vino “green” non è più appannaggio di un migliaio di hipster, bensì una scelta di consumo socialmente condivisa. Una tendenza oramai assodata, come testimoniano cascate di statistiche. Il vino biologico, per citare un dato su tutti, nel 2018 ha registrato, in Italia, il + 18% di vendite, nella grande distribuzione organizzata; le enoteche, dal canto loro, fanno spazio ad etichette dalle grafiche naif, ai piccoli produttori, alle cantine che rinnegano “la chimica”. Trend di mercato che fanno gola a molti, persino ai produttori che, tanto “naturali“, non lo sono stati mai.

Intanto, su fronti diversi, altri numeri parlano chiaro: la crescita dell’e-commerce, proprio in questi giorni ribadita dal Rapporto Coop 2019, che ad oggi, solo nel settore Food and Grocery italiano, vale 1,6 miliardi di euro. Se è vero che acquistare vino online è comodo e pratico, un vademecum per fare chiarezza tra biologico, naturale e biodinamico potrebbe esservi utile, insomma, se non altro per sopperire all’assenza di un gentile commesso, pronto a specificare che “senza solfiti” vuol dire “senza solfiti aggiunti”.

Il vino naturale

Avrete sentito dire anche voi che “il vino naturale non esiste”: il fatto è che il vino naturale non può essere definito in quanto tale,  stando alle norme europee. Per farvela breve, l’UE ci dice che chiamare un vino “naturale” presuppone che gli alti vini non lo siano e ciò è in contrasto con la “natura” del vino, un prodotto che, di per sé, ammette l’uva come unico ingrediente.

Insomma, scrivere in etichetta “vino naturale” non si può: è un concetto, una filosofia produttiva, che vuole il produttore libero di esprimersi, lontano da convenzioni (il “vinone” rosso pregno di legno e tannino a tutti i costi o al contrario il cristallino bianco che per forza deve essere contraddistinto da determinati sentori) e allo stesso tempo attento ad assecondare la natura, le sfumature date dal tempo che cambia e dall’evoluzione del terreno.

Il vino biologico

Il vino biologico

Se volete comprendere una volta per tutte che cos’è il vino biologico dimenticate tutto ciò che si è detto riguardo al vino naturale. Normato nel 2012 dal Regolamento 203 dall’Unione Europea, il vino biologico gode di un marchio comunitario molto riconoscibile: la foglia stilizzata, composta di stelline, su sfondo verde.

Vien da sé che per essere riconosciuti come produttori di vino biologico sia necessario sottoporsi a regolari controlli in vigna e in cantina, non utilizzare pesticidi, anticrittogamici insetticidi tra i filari, rinunciando completamente alla “chimica di sinstesi” per la coltivazione e alle sostanze coadiuvanti tipiche della vinificazione più largamente diffusa.

Il vino biodinamico

Un discorso a sé, una sorta di crasi tra quanto detto sul vino naturale e sul vino biologico: il vino biodinamico è certificato, sì, ma solo da aziende private, ed è basato sui principi produttivi formulati di Rudolf Steiner: la terra va mantenuta fertile per fare in modo che liberi le sue proprietà nutritive, le piante devono essere tenute sane e forti, che è il miglior modo per contrastare le malattie senza ricorrere agli aiutini artificiali, e, infine, bisogna puntare alla miglior qualità possibile degli alimenti. Ma soprattutto, bisogna lavorare tenendo presente che tutto è interconnesso.

Perché i principi della biodinamica, così come quelli dell’agricoltura biologica, non riguardano solo la viticoltura.

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