Autunno: 3 vini contro la malinconia (2017 edition)

Calendario alla mano è arrivato l'autunno, ma non è il caso di immallinconirsi. Invece di sognare vacanze caraibiche a occhi aperti, bevete un buon vino anti-malinconia. Vi diamo 3 consigli

assaggiatore vino

Autunno. Fuori piove. Le temperature fanno a gara con il frigo e fitti banchi di nebbia offuscano le già poche ore di luce rimaste.

Dentro di voi combatte una bassissima voglia di alzarsi dal letto con una gran voglia di scappare in paradisi esotici. E così la mattina, prima di trascinarvi alla machina del caffè, date un’occhiata al vostro smartphone. Giusto per vedere se qualche mega offerta vi permette di riprendervi sotto un cielo più luminoso.

Ecco come vi siete fregati. D’ora in poi, ogni volta che vi muovete sul web, apparirà una pubblicità che offre un pacchetto zero malinconia a prezzo scontatissimo. E non ci sarà niente da fare. I cookies non dimenticano. Sarete braccati, almeno fino alla prossima primavera.

3 vini contro la malinconia autunnale (2016).

Per cancellare il vostro profilo da consumatore di spiagge assolate potete solo confondere le strategie di Google con un contro profilo da amanti del vino.

Cercate quindi i vini che vi propongo e Google smetterà di torturarvi con palme, mari esotici e hotel di lusso. Certo, siete sempre a casa e fuori piove. Adesso però non ve ne importa più niente. Avete il sole nel bicchiere.

Weingut Pfeffingen, Scheurebe Beerenauslese, Ungstein Herrenberg 2016

Il primo vino che vi propongo è una Scheurebe in purezza, un vitigno creato nel 1916 da Georg Scheu incrociando il Riesling con una varietà purtroppo sconosciuta, forse la Bukettraube.

Dopo un grande successo negli anni Settanta, la Scheurebe occupa attualmente solo 1.400 ettari del vigneto tedesco, soprattutto nell’Assia Renana, nella Renania-Palatinato e alla Nahe a cui si aggiungono 357 ettari in Austria.

Il suo maestro assoluto è Jan Eymael dell’azienda Pfeffingen a Bad Dürkheim, una piccola città nel cuore del Palatinato. In più di 40 anni di ricerche l’azienda ha individuato la vigna più adatta per questa varietà molto esigente. Infatti la vigna Herrenberg a Ungstein è una delle migliori zone dell’intera regione. Caratterizzata da un’ esposizione a sud e dalla presenza di argilla e sabbia, corrisponde perfettamente al terroir che Scheu aveva in mente.

L’annata 2016 con una primavera piovosa, seguita da un fine estate soleggiato e caldo ha permesso di produrre vini con una gradazione alcolica più bassa (9%) e in generale più snelli rispetto all’anno precedente.

Secondo la classificazione qualitativa dei vini tedeschi è una »Beerenauslese«, cioè un vino ottenuto da grappoli sovramaturi ma non ancora completamente appassiti come per la »Trockenbeerenauslese«.

Il risultato è un vino con intensi profumi di rose, frutti tropicali come litchi e in sottofondo ribes nero, il sentore tipico della Scheurebe. Il suo residuo zuccherino di 149 g/l è una bella carica ma viene perfettamente bilanciato da un’acidità rinfrescante.

Abbinamento:

Da assaggiare da solo o in compagnia di un tiramisù ai litchi.

La Regola, Sondrete, Passito bianco di Toscano I.G.T. 2006

L’azienda dei fratelli Luca e Flavio Nuti si trova a Riparbella, in provincia di Pisa, a pochi chilometri da case vinicole famose come Caiarossa e Duemani. Ciò nonostante si tratta di una zona enoturistica ancora da scoprire. Andateci, ne vale la pena. In qualsiasi stagione.

Con il Sondrete, ottenuto da un appassimento dei grappoli su graticci per quattro mesi, le dosi di zuccheri aumentano. Trebbiano e Malvasia in parti uguali e un 20% di Colombana nera sono la base per un vino che si presenta con un residuo zuccherino di 380 g/l. Circa tre volte quello di un Sauternes per intenderci.

Il Sondrete 2006 ha riposato per 10 anni in caratelli di castagno da 100 litri. Il lungo soggiorno in legno gli ha giovato parecchio. Assaggiandolo nel 2017 la più buia giornata d’autunno risplende di luce.

Il suo colore da crème brûlée è già un piacere per gli occhi. Portato al naso regala un ventaglio di profumi autunnali come prugne secche, noci e datteri e in secondo piano note di caffè, sbuffi di acetone e chiodi di garofano.

Viscoso come uno sciroppo nel bicchiere gira anche in bocca con qualche difficoltà. »Pastoso« è la parola tecnica dei sommelier in casi come questo. Vini con una tale densità facilmente rischiano di impastare la bocca. Per non risultare stucchevoli hanno bisogno di acidità o sapidità. In questo caso è sopratutto un’ottima vena acida a garantire l’equilibrio.

Abbinamento:

Punterei su un dolce della zona, per esempio un panforte volterrano, molto simile a quello senese ma con l’aggiunta di pepe. In alternativa ci stanno benissimo anche un paio di cavallucci.

Lis Neris, Tal Lùc, Bianco Passito 2009

La Lis Neris di Alvaro Pecorari è un’azienda di spicco. Da quattro generazioni a conduzione famigliare, ha partecipato in prima linea al rinascimento dei vini bianchi friulani, iniziato da Mario Schiopetto negli anni Settanta.

Alvaro è conosciuto come gran maestro del pinot grigio ma gioca con maestria in tutte le discipline. Sentirlo parlare della sua terra, dei suoi vigneti, situati tra il confine sloveno a nord e la riva destra dell’Isonzo a sud, è un privilegio. Fortunati se vi capita.

Per ora vi presento il suo Tal Lùc, un passito ottenuto da Verduzzo friulano, un vitigno autoctono conosciuto anche come Ramandolo, e un 5% di Riesling renano.

Dopo un appassimento delle uve per 120 giorni in ambiente condizionato segue la fermentazione del mosto in botti nuove di rovere francese da 225 lt.

Prodotto per la prima volta nel 1995 questo vino ha collezionato così tanti premi che a riproporlo si potrebbe peccare di mancanza di originalità.

Già. Ma, d’altro canto, alla Prowein mi ha talmente stregato che non potrei chiudere il mio intervento anti-malinconia con un vino più adatto a trasformare ogni pensiero grigio in un inno gioioso.

Incuriositi da un colore ambrato da manuale ci si mette il naso e si scopre la più sconvolgente gamma di profumi.

L’ouverture è caratterizzata da profumi di albicocca secca e agrumi canditi. Un susseguirsi di accenni di rosa, pepe bianco e miele di girasole sono i pilastri di un arredo olfattivo di grande finezza. In verità la lista dei sentori appuntati nella mia scheda di assaggio sarebbe anche più lunga ma prima di aver assaggiato questo vino un elenco così esteso vi potrebbe sembrare inverosimile.

Per quanto sono importanti i profumi di un vino la vera prova della sua qualità avviene ovviamente in bocca. Ed è proprio qui che il Tal Lùc dimostra di essere un vero fuoriclasse. Il corpo c’è ma non si impone, la dolcezza è ben presente ma non fa la primadonna e tutto viene portato ad un perfetto equilibrio da una finissima acidità che vorrei credere sia dovuta alla presenza della piccola percentuale di Riesling renano. Chiude sapido con un finale interminabile.

Abbinamento:

Da abbinare a un buon libro o magari sgranocchiando un pezzo di Montasio DOP stagionato. Non ho ancora fatto la prova ma dovrebbe funzionare alla grande.

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