di Luca Iaccarino 3 Luglio 2018

Sapete cosa mi dà un’ENORME sensazione di vacanza? Poter bere di giorno. Anche alle undici di mattina. Anche alle tre di pomeriggio.

Non fraintendetemi: non sono un etilista, non credo di aver mai sfiorato la dipendenza dagli alcolici, per quanto mi piacciano e per quanto mi renda conto che hanno un terribile richiamo dovuto al fatto che al terzo bicchiere di vino i problemi svaniscono (ma ho una notizia bomba: non svaniscono!).

Tuttavia bere mi piace.

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Mi piace quel lieve senso di ebbrezza che rilassa, che fa scorrere la vita più dolce, che lubrifica la conversazione.

Durante tutto l’anno quell’ebbrezza va centellinata. Anzi, spesso va combattuta: quante volte si rinuncia al vino a pranzo ché se no il pomeriggio si viene travolti da sonnolenza e indolenza, quante volte si beve meno di quanto si vorrebbe a cena perché bisogna guidare.

Nella vita quotidiana addirittura chi beve presto è additato: l’anziano che si fa la grappa la mattina, quelli che inanellano “bianchi macchiati” già alle prime ore dell’alba.

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Ma in vacanza: ah, in vacanza è tutto diverso.

— C’è qualcosa di meglio di un mojito alle 11 di mattina in riva al mare?

— Di un bicchiere di bianco ghiacciato a mezzogiorno, su una rotonda con gli amici?

— Di un bel calice a pranzo, con la frittura?

— Di una birrona alle sei, dopo una partita a beach volley?

Di solito arrivo alle ferie così disabituato a bere fuori pasto che quando vado al bar, per abitudine, continuo a ordinare un caffè.

Ma è solo quando una mattina, finalmente, mi siedo a un tavolino e dico “un Aperol Soda, grazie!” che finalmente inizia l’estate.