Il miglior Prosecco che si compra alla Coop

Okay “bollicina” non vi piace. Nemmeno a me, intendiamoci, ma oggi ci serve per ripercorrere un’associazione mentale diffusa all’ora dell’aperitivo: bollicina sta per spumante e spumante sta, generalizzando un po’, per Prosecco.

Il vino che ha inorgoglito gli italiani –era il 2014– superando lo Champagne nelle esportazioni con 320 milioni di bottiglie, raggiunge l’apice nella DOCG Conegliano Valdobbiadene, venduta per il 58% nel mercato italiano, dal disciplinare più severo e dalla produzione meno intensa.

Spopola al supermercato, specialmente in una fascia di prezzo compresa tra i 6 e i 10 euro: è lì che si concentra il maggior numero di etichette.

Dopo il Lambusco all’Esselunga, abbiamo deciso di mettere alla prova, Prova d’assaggio ovviamente, un altro dei vini più comprati da noi italiani, in particolare tre prosecco Conegliano-Valdobbiadene acquistati alla Coop.

3. Mionetto

A proposito di parole desuete, con il vostro permesso rispolvero “perlage” per parlare delle bollicine che fluttuano verso l’alto; a lungo oggetto di studio di sommelier dotati di diottrie in esubero. In questo caso è super fine, eppure la spuma ha poca persistenza.

Effetto Brioschi: si forma uno stato di schiuma appena palpabile che quando si avvicina il calice alla bocca è già scomparso.

Mionetto, nome di fantasia orami sinonimo di prosecco da grande distribuzione, non è uno spumante pretenzioso: si distingue per il profumo floreale e una nota fruttata che richiama la mela, ma c’è poco da scendere nello specifico. Perché presto si palesa un retrogusto dolciastro che sopravanza il resto.

Definito Valdobbiadene perché il disciplinare lo consente in nome della sua celebrità, si presenta in una confezione festosa ma non troppo, che ha il buon gusto di evitare le tinte squillanti e forzatamente festose classiche del vitigno.

Gradazione alcolica: 11% vol
Prezzo: 7,67
Voto: 6

2. Carpenè Malvolti

Con quest’etichetta altrettanto nota e diffusa si resta nell’ambito del prosecco “extra-dry”, che vuol dire con residuo zuccherino minore dei “dry” ma maggiore rispetto ai “brut”.

In questo caso la famosa “bollicina” è parecchio fine e all’olfatto lascia percepire una nota conosciuta da chiunque abbia frequentato un corso di degustazione, la celeberrima “crosta di pane”, accanto alla frutta gialla, presente in modo sempre più evidente durante la bevuta, fino a un piacevole retrogusto di pesca.

Gradazione alcolica: 11% vol
Prezzo: 7,56
Voto: 7.5

1. Bellussi

Prima una considerazione di natura estetica: è o non è la confezione più elegante rintracciabile in una champagnotta che costa meno di dieci euro?

Ha un colore più intenso rispetto ai contendenti; si passa dal canonico paglierino a un giallo più intenso e meno prevedibile per un prosecco. Ovviamente più dolce (leggesi “dry”), ma meno stucchevole di parecchi colleghi dal contenuto di zuccheri residui minore.

Al naso si avverte un leggero pizzicore, dato da una bolla piuttosto decisa, attenuato da un profumo di fiori bianchi lieve ma ben individuabile. Il retrogusto ricorda l’amaretto dolce.

Ha un pregio rilevante: non stanca, anzi invita alla seconda flûte.

Gradazione alcolica: 11% vol
Prezzo: 7,59
Voto: 8.5

Chiara Cavalleris Chiara Cavalleris

18 maggio 2017

commenti (6)

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  1. Ma perché “perlage” dovrebbe essere un termine desueto?

  2. Comprato all’Esselunga Franco Neri brut – direi voto 8

  3. Se non ti piacciono le bollicine perchè fai una prova d’assaggio?

  4. Certo un po’ magra questa prova. Del vincitore sappiamo solo di un retrogusto di amaretto.

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