Quando si giudica un vino, i dilettanti sono bravi come i critici di professione

Quando si giudica il vino, i dilettanti sono bravi come i critici di professione, sostiene lo studio di due scienziati americani

Avete letto bene il titolo? “Quando si giudica un vino, i dilettanti sono bravi come i critici di professione“.

Ma come? Per le bottiglie pregiate delle nostre collezioni ci siamo sempre affidati agli esperti, e ora ci dite che credere alle loro recensioni e ai loro punteggi è stato tempo perso?

A sconvolgere le certezze arriva un poderoso articolo firmato dal giornalista scientifico Mark Schatzcher e dal professore di Scienze della Nutrizione Richard Bazinet dell’Università di Toronto, pubblicato per la prima volta dal sito americano Vox nel 2016 e da poco aggiornato con nuovi dati.

L’esito del ponderoso studio non lascia scampo ai professionisti del vino, che ne escono credibili esattamente come i dilettanti.

[Parliamo di guide del vino e scegliamone un po’]

Se siete già corsi in cantina per scoprire che aspetto hanno migliaia di euro spesi dissennatamente per il vino, aspettate un momento e continuate a leggere.

Schatzcher e Bazinet sono partiti osservando il mercato americano, fino ai primi anni 2000 indirizzato da illustri critici come Robert Parker, fondatore nel 1978 di The Wine Advocate, la società proprietaria del sito “robertparker.com”.

[Cosa cambia ora che la Guida Michelin giudica anche i vini con Robert Parker]

Nel 2004 è cambiato tutto.

Eric LeVine –che in seguito sarebbe diventato program manager di Microsoft– ha lanciato CellarTracker, sito che oggi raccoglie 6,3 milioni di recensioni su 2,2 milioni di vini condivise da 113.000 utenti.

Un’apertura ai semplici appassionati poco gradita dai critici, che hanno iniziato a sottolineare la mancanza di esperienza e preparazione degli appassionati.

Utilizzando un software chiamato Prism, i due studiosi hanno confrontato oltre 80.000 giudizi di tre dei più celebri critici americani, il già citato Robert Parker, Stephen Tanzer di International Wine Cellar (acquistato da Vinous) e Jancis Robinson, con quelli degli utenti di CellarTracker.

Vengono fuori tre diagrammi con 9.119 punti, uno per ogni vino valutato, e la sorpresa è che i punti si affollano vicini (in alcuni casi i giudizi sono addirittura identici), segno che la valutazione fatta dagli esperti è simile a quella degli amatori.

Eseguendo uno strumento statistico chiamato correlazione di Spearman, i due studiosi hanno ottenuto la cifra di 0,576. Se per buona parte di noialtri questa cifra non vuol dire nulla, per Schatzcher e Bazinet è molto significativa.

La correlazione perfetta è 1, la non correlazione è 0: il punteggio di 0,576 può non sembrare impressionante ma è molto alto.

I dati non spiegano cosa renda così esperti i dilettanti, un’ipotesi è che conoscano le recensioni più illustri e si adeguino per suggestione.

La conclusione a cui arrivano i due studiosi è questa: “se gli appassionati di vino fossero davvero privi di conoscenza o esperienza, sarebbe logico vedere poca o nessuna correlazione con i professionisti. Abbiamo visto esattamente l’opposto. Insomma, se si vuole sapere cosa pensano gli esperti, il posto migliore è CellarTracker”.

La cui consultazione però è gratis, diversamente da quelle di Wine Advocate (99 dollari all’anno) e Jancis Robinson (110 dollari all’anno).

Ora, cari Schatzcher e Bazinet, guariamoci negli occhi noialtri tre: non si potrebbe avere uno studio analogo sui ristoranti e sui punteggi che assegnano critici gastronomici più in vista?

[Crediti: Vox]

Caterina Vianello Caterina Vianello

28 Maggio 2018

commenti (6)

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  1. Avatar Andrea ha detto:

    Tutto bello, un solo appunto. Molti “ignoranti” comprano il vino in base alle guide e alle recensioni di esperti. Quindi, è LOGICO che molti punti sui grafici coincidano.

    1. Avatar alezzandro ha detto:

      vero, pero’ bisogna stare attenti all’interpretazione: l’analisi non dice che “gli ignoranti sanno giudicare un vino come gli esperti”, ma solo che i punteggi di The Wine Cellar (per una certo tipo di vini, fra l’altro) sono analoghi a quelli di siti di esperti. quindi i giudizi di The Wine Cellar “per vini che hanno un numero sufficientemente alto di recensioni” e’ piu’ o meno equivalente a leggersi quelli di siti a pagamento.

      Non sappiamo cosa succede con vini non recensiti da nessuno, per esempio. O vini che hanno poche recensioni.

    2. Avatar Joao Mario ha detto:

      corretto, aggiungerei che le degustazioni fatte ad esempio per recensire un vino su una guida sono fatte “alla cieca”, senza cioè conoscere il vino che si giudica (e senza conoscerne evidentemente il prezzo); difficile pensare che avvenga lo stesso per i “dilettanti”…

  2. Avatar Orval87 ha detto:

    Non credo.
    Semplicemente il voto degli altri utenti è simile a quello degli esperti perchè è una media di centinaia o migliaia di recensioni. Quindi se l’esperto dà mettiamo 8, e gli altri danno 100 voti da 4, 100 voti da 6, 100 voti da 8 e 200 voti da 10, la media è 7,6 quindi vicina a quella del singolo esperto.
    in America hanno siti di rating per qualsiasi cosa e tutti fanno rating….anche per la birra, prendete Ratebeer o Beer Advocate.

  3. Avatar ROSGALUS ha detto:

    Ma non mi pare che la correlazione tanto decantata sia così alta.
    La dispersione mi pare alta.

  4. Avatar Motown ha detto:

    Giusto per la precisione: Jancis Robinson non è americana e bensì inglese