La produzione del Trento DOC raccontata da Cantina Rotari

In collaborazione con Rotari Trento DOC

Uve vendemmiate molto presto, che danno il meglio di sé molto tardi. Questa frase dovrebbe dare, sinteticamente, la misura di come si svolge il lavoro di Rotari, marchio di Metodo Classico Trento DOC del gruppo Mezzacorona.

Ci troviamo nel cuore delle Dolomiti dove la viticoltura presenta non poche difficoltà. Basti pensare che i vitigni si trovano tra i 300 e gli 800 metri sul livello del mare, e servono circa 500 ore di lavoro per portare a maturazione un ettaro di uva coltivata.

[Rotari Trentodoc: il gioiello del vino trentino]

Lì lavorano gli oltre 1.500 soci viticoltori di Mezzacorona, ambasciatori del sistema della pergola trentina, che nel tempo si è sviluppata per catturare al meglio la luce del sole, proteggendo al contempo i grappoli da possibili scottature.

La vendemmia, rigorosamente manuale, avviene tra fine agosto e inizio settembre, quando il frutto non ha ancora sviluppato un alto residuo zuccherino ed è anzi abbastanza acido da assicurare longevità al vino.

C’è poi il lungo lavoro di affinamento in cantina: la cuvée, selezione di zone viticole e vini realizzata dagli enologi di Rotari, riposa per almeno 24 mesi a bassa temperatura prima della sboccatura, ovvero l’eliminazione dei lieviti e dei residui di fermentazione che giacciono sul collo della bottiglia, tipica del Metodo Classico.

Nonostante queste premesse che denotano impegno meticoloso, attenzione per il prodotto, una cura quasi maniacale delle uve e un alto livello di specializzazione del metodo produttivo, le bottiglie che arrivano sul mercato mantengono un ottimo rapporto qualità/prezzo.

Non bisogna quindi stupirsi se il prodotto che troviamo sugli scaffali dei principali supermercati di tutta Italia, con la tipica etichetta giallo canarino del Brut o nelle vesti rosa scuro del Rosé, è ben noto per questo suo valore.

Chiara Cavalleris Chiara Cavalleris

22 dicembre 2017

commenti (0)

Accedi / Registrati e lascia un commento

«