di Antonio Tomacelli 6 Aprile 2009

slow food vs gambero rossoMaledizione, per risolvere l’enigma della separazione Slow Food-Gambero Rosso serve un generatore random di soluzioni. Prendi Gianni Fabrizio, per dire. Poco noto ai più, già vice-direttore della potente guida Vini d’Italia, è forse il massimo esperto italiano in fatto di vino. Pare che in queste ore abbia cambiato casacca passando al Gambero Rosso, seguìto da un piccolo esercito di degustatori in quota Slow Food, cui l’idea di una guida del vino composta solo dai vignaioli buonipulitiegiusti della FIVI (Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti)—come richiesto dal lìder maximo del movimento di Bra, Carlo Petrini—non deve essere sembrata granché sexy. Macchemeraviglia! E adesso, chi ci capisce più niente?

Avevamo detto che babbogambero e mammaslow si erano separati. Ne’ lui la tradiva, ne’ lei la trascurava. Una classica separazione consensuale, entrambi convinti del proprio ruolo. Mammaslow la buona, voleva rifarsi una vita più sana e biodinamica. A Babbogambero cattivo, come sempre, interessavano i soldi.

Allora perché, aiutateci voi e darete un senso alla nostra giornata, perché ora vogliono tutti trasferirsi al Gambero Rosso? Non sarà che per il vino italiano i sogni, l’ingenuità, insomma, gli anni del Topexan, sono finiti da un pezzo?

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