di Sara Porro 30 Marzo 2011

*** ATTENZIONE – POST ALTAMENTE DISEDUCATIVO *** Leggevo ieri The Hairpin, splendido sito al femminile pieno di contributi surreali e genialoidi che trattano tematiche muliebri con toni molto espliciti, e il divertentissimo post dell’editor Helen Rosner, giornalista gastronomica, che racconta la sua prima bikini wax. Come cos’è! La sua prima ceretta laggiù, okay? Ora voi vi chiederete cosa c’entra tutto questo con la gastronomia.

Il fatto è che, per trovare il coraggio di procedere alla ceretta, Helen accetta il consiglio di un’amica di “bere un bicchiere di vino prima”, così da non sentire dolore. Lei decide di attenersi al consiglio, ma ha appuntamento dall’estetista alle 3 del pomeriggio e non sa dove andare a bere qualcosa, quindi entra in un liqueur store e compra del vino in brick.

Per essere precisi, compra del Tavernello.

E dato che non vuole berlo per la strada, entra in un negozio di Benetton e lo beve tutto in un camerino.

(Ehi, ci sono altre marche italiane che producono merci dozzinali in questa storia?) (Oops. Ufficio stampa di Benetton, se state leggendo questa frase sappiate che era solo una battuta. E la vostra collezione P/E è molto carina. Davvero.)

Comunque. Insomma fa la ceretta integrale, soffre come è giusto che sia, riflette sul coraggio che il vino le aveva donato. Il che mi ha fatto pensare: ci sono cose che ho avuto il coraggio di fare soltanto perché avevo bevuto un po’?

In effetti  sì.

Quando facevo l’università, per sbarcare il lunario facevo la rassegna stampa cominciando alle 7 del mattino. Alle 10, quando finivamo, io e i miei colleghi eravamo già svegli da almeno 4 ore, e quindi i nostri orari erano tutti sfalsati. In più di un’occasione, c’era capitato di brindare a compleanni/matrimoni/nascite all’ora in cui le persone con vite normali stanno intingendo la brioche nel cappuccino. Una di queste mattine, dopo aver bevuto dello spaventoso Prosecco industriale a temperatura ambiente, annunciai la mia subitanea e irrevocabile volontà di farmi un piercing all’ombelico (ehi, erano i primi anni 2000. Era di moda).

Quindi andai in uno studio di tatuaggi e piercing, nella cui sala d’aspetto scoprii, dalle foto esposte alle pareti, che in realtà un piercing si può fare virtualmente in qualunque parte del corpo umano.  Quando venne il mio turno, la signorina mi spiegò la procedura, mentre io annuivo con l’ottuso entusiasmo tipico di chi è ubriaco prima delle 12. Lei disse: “Ti vedo molto rilassata”. Io dissi: “In effetti non sono preoccupata”. Lei disse: “Contrariamente all’opinione comune, il piercing all’ombelico è piuttosto doloroso”. Io dissi: “…”

Fu doloroso. L’alcol fu vagamente di aiuto, direi. È una cosa molto diseducativa da dire, dovrei metterci un disclaimer, credo.

Cari lettori, soprattutto quelli tra voi che sono molto giovani: non fate come me, non vi fate piercing che diventeranno presto desueti bevendo Prosecco per trovare il coraggio. Se lo fate, almeno refrigerate il Prosecco. Anzi: sostituitelo direttamente con dello Champagne (Oops! Se l’ufficio stampa Valdobbiadene DOCG sta leggendo questo post… vabbè).

E inoltre, cari lettori: in quale occasione un bicchiere di vino vi ha dato il coraggio che vi mancava?

[Fonti e Immagine: The Hairpin.com]