di Adriano Aiello 20 Febbraio 2014
vino naturale

La fotografia del vino nel 2014 è schizofrenica, ma elettrizzante. Tra prosecchismi da esportazione, naturalismi esibiti, biodinamismi pedanti, riscoperta del territorio e fiere settimanali c’è di che parlare.

Purtroppo poi scopri che: “La certificazione biologica del vino è una buffonata, perché le aziende pagano per averla e quando un servizio di tutela viene fatto attraverso una prestazione economica il conflitto d’interesse mi sembra evidente. Insomma, nessuno ti prende dei soldi per dirti che non sei a norma”.

Questo in sintesi è il pensiero di un cospicuo numero di produttori di vino di cui è inutile fare i nomi. Inutile perché la loro severa conclusione ha una premessa: “Io dico questo ma non l’ho mai detto e se me lo chiedono negherò con forza”.

La cosa interessante è che la sentenza di morte arriva da una serie di aziende certificate, nel contesto più biologico che si immagini. Siamo infatti a Sorgente del Vino, fiera di vini naturali e non a casa di aziende industriali, ancorate al passato e sostenitrici (nei fatti) della chimica e della standardizzazione del vino.

Interrogati ufficialmente, altri importanti produttori mostrano un’opinione antitetica.

vini

Silvano Brescianini CEO di Barone Pizzini (l’azienda franciacortina è storicamente legata al biologico) pare non essere affatto d’accordo.

Riteniamo che i controlli dell’ente certificatore siano eseguiti da tecnici competenti ed esigenti, riceviamo almeno un’ispezione all’anno, per i registri e in vigna. Personalmente ritengo che la certificazione sia un atto dovuto, per rispetto verso il consumatore“.

E l’Azienda di Emidio Pepe, istituzione dei vini naturali concorda:

Noi siamo certificati dalla Istituto di Certificazione di Senigallia. Le analisi vengono eseguite sull’uva, sulle foglie e sul vino; anche la Asl di Teramo fa le analisi una volta l’anno ai nostri vini. Prima queste erano a spese dell’ente certificatore adesso invece sono a carico del produttore. Se le grandi aziende hanno delle corsie preferenziali non lo so e non ne ho mai avuto le prove, quindi non posso giudicare. Credo che la certificazione sia una garanzia per i consumatori”.

Nel mezzo Fiorano, bella realtà marchigiana.

Molti produttori ‘naturali’ denigrano le certificazioni perché dicono che non sono molto presenti. In parte è vero ma almeno è un punto di partenza. Controlli ci sono, non enormi ma ci sono. Poi i furbetti ci sono dappertutto. Serietà ed etica non guastano mai”.

Insomma, il panorama italiano è come al solito una radura fatta di mezze intenzioni, mezze legislazioni, tanti contrasti e pochi risultati. In sintesi, la certificazione ha detrattori e difensori, l’autocertificazione è pleonastica, confusione e fanatismi non mancano, e chi i vini se li beve deve andare dal produttore e interrogarlo per scoprire quanto è “naturale” ciò che manda giù.

Però l’ormai classica fotografia diffusa da Demeter rimane un’istantanea valida che vale più di tante parole. E tocca un nervo scoperto: il vino rimane un mistero per il consumatore. Che potrebbe gradire non poco di ritrovare in etichetta tutto ciò che contiene la sua bottiglia, invece di un laconico “contiene solfiti”. Tanto che i solfiti sono diventati il banco di prova della naturalità (e del solito mal di testa, evocato ad minchiam), quando nella sostanza sono uno degli indicatori meno importanti della sanità di un vino.

Ma tutto questo non rappresenta una grande novità, almeno non per gli addetti ai lavori che sanno come la certificazione bio – che sia rispettata o no – non modifica di molto le carte in tavola. Pone solo limiti più stretti. Ciò che fa molto Italia è invece la doppia morale tra ciò che si dichiara e ciò che si pensa.

Oppure erano solo i produttori presenti a Sorgente del Vino a vederla troppo nera?

P.S. Nella stessa degustazione in cui si è dibattuto di biologico si è cercato anche di venire a capo del mistero che ridimensiona il bosone di Higgs: cos’è il vino naturale.

Nessuno lo sa, ma dopo ore di chiacchiere scoordinate si è deciso di etichettare per naturale il vino rispettoso del suo territorio e della volontà di non intervenire invasivamente in cantina.

[Crediti | Immagine: Flickr/vinnatur, Vignevin]