Daniela Soto-Innes

L’annuncio è arrivato via Tiwtter alle 6:30 del mattino (ora italiana): è la chef newyorkese Daniela Soto-Innes la migliore chef donna del 2019 secondo la “50 Best Restaurant”.

Un premio ambitissimo nel mondo della ristorazione internazionale, circondato però, anno dopo anno, da moltissime polemiche.

Chi è Daniela Soto-Innes?

La chef di origine messicana vince il titolo alla giovane età di 28 anni, succedendo alla chef londinese Clare Smyth, poprietaria del Core di Notting Hill ed ex allieva di Gordon Ramsey, che aveva ricevuto l’award nel 2018. Il riconoscimento della 5o Best Restaurants arriva a Soto-Innes grazie al lavoro fatto al Cosme di New York, aperto nel 2014 in collaborazione con lo chef Enrique Olvera. È sotto la sua guida che Daniela Soto-Innes si è formata, seguendolo in cucina già ai tempi del premiato ristorante Pujol a Città del Messico, di cui Cosme in qualche modo raccoglie l’eredità, servendo piatti d’ispirazione messicana.

Mentre Soto-Innes gestisce ancora la cucina del Cosme, nel 2017 lei e Olvera hanno aperto Atla, un ristorante informale che serve eleganti piatti messicani (come uova di ranchero e quesadillas) nel quartiere NoHo di New York. Nel 2019 – si legge nella nota descrittiva sulla chef pubblicata sul sito dei 50 Best – i due faranno la loro prima incursione sulla West Coast, aprendo due ristoranti a Los Angeles, il Damian (un messicano di influenza giapponese) e il Ditroit (una taquería).

L’attenzione su questa giovane e talentuosa chef non è una novità: già nel 2016 ha ricevuto il Rising Star Award dalla James Beard Foundation, e adesso arriva l’importante riconoscimento di uno degli awards più celebri al mondo. Ricevendo il “World’s best female chef award” Soto-Innes ha affermato che spera con questo premio di riuscire ad aiutare e ispirare persone di tutte le età, razze e nazionalità a diventare cuochi”.

Le polemiche: abbiamo bisogno di un “female award”?

Non tutti festeggiano per l’assegnazione di questo premio. Già diversi anni fa, infatti, alcuni chef (tra cui Anthony Bourdain e Anita Lo) avevano sottolineato l’assurdità di un premio di genere, e anche il capordattore della rivista Eater, Amanda Kludt, aveva detto nel 2018 che l’esistenza di un award dedicato alle donne era non solo assurda, ma addirittura offensiva.

In effetti, non esiste un premio per il miglior chef uomo, e questo potrebbe dare adito al pensare che le donne debbano gareggiare in una categoria a parte, forse perché ritenute non sufficientemente forti da confrontarsi con i loro colleghi di sesso maschile.

D’altronde, non è la prima volta che la 50 Best regala ai critici della critica l’occasione per polemizzare un po’: già qualche mese fa aveva destato qualche perplessità la scelta di togliere gli ex vincitori dalla classifica generale sui migliori ristoranti del mondo, costruendo per loro una “Best of best” ad hoc, e anche noi ci eravamo chiesti se avesse senso fare una classifica dei migliori escludendo i migliori.

Non ultimo (e, siamo pronti a scommetterci, non esente da polemiche) il fatto che proprio nell’era di Trump e del suo muro contro l’immigrazione sia proprio una chef di origine messicana a vincere il titolo di miglior chef dell’anno per la 50Best. Al di là di una presa di posizione o meno dell’organizzazione (o forse di una scelta volutamente politically correct?), resta il fatto che è un segnale importante per la migliore tradizione dell’America multietnica.

Insomma, per ora la polemica non si placa, e di certo non si placherà negli anni a venire, ma intanto Daniela Soto-Innes può godersi il suo premio, qualsiasi sia la sua opinione sulle quote rosa negli awards della ristorazione.

[Fonte: Worlds50Best]

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