di Chiara Cavalleris 23 Ottobre 2018
ana ros

Ana Roš, proprietaria di Hiša Franko (a Caporetto, in Slovenia), e detentrice del titolo di migliore chef donna per il 2017 secondo la World’s 50 Best Restaurants, è stata chiamata in causa giorni fa da Dissapore.

Oggetto del contendere? La mail per prenotare il proprio tavolo nel suo amato ristorante, che un lettore dispettoso ha girato alla nostra mail dillo@dissapore.com.

[Prenotazioni impossibili: quanto può essere complicato mangiare da Ana Roš]

Tra richieste bizantine, pagamenti dovuti in caso di “no show” (chi prenota il tavolo, non si presenta e non disdice) e anche di ritardo, spiccava la corposa lista di restrizioni da segnalare preventivamente al ristorante.

Anticipata da due punti:

1) Le restrizioni (allergiche o dietetiche) non sono combinabili tra loro.

2) Ogni volta che ci date una lista di restrizioni (allergiche o dietetiche) rendete il nostro lavoro più difficile e soprattutto limitate il vostro piacere a tavola.

ana ros piatto

I meticolosi diktat del ristorante, condivisi su Dissapore e accolti con più di una polemica dai nostri lettori, segnalano una sensibilità spiccata in tema di allergie alimentari, che ora la stessa chef evidenzia rispondendo a Dissapore con un commento riferito dal suo staff:

“Gentilissimi lettori e scrittrice,
in seguito all’articolo Vi porgiamo la risposta della nostra chef Ana Roš:

La cucina di Hiša Franko è spesso messa alle strette a causa di restrizioni alimentari e diete al giorno d’oggi.

Pertanto mi trovo in difficoltà a preparare un menù di 11 portate con sapori altrettanto complessi per ospiti che non mangiano, per esempio, complessivamente lattosio, asparagi, carne, pesce crudo, pesci d’acqua dolce, noci e glutine e che sia all’altezza del mio menù regolare.

Ogni settimana dedico almeno 6 ore a preparare il programma della settimana delle allergie e restrizioni. E quando è tutto pronto e dopo aver verificato con gli ospiti almeno due volte a proposito via email, avvengono ancora variazioni durante la cena o il pranzo stesso.

Io stessa soffro d’allergie e sono figlia di un pneumologo-diabetologo che per tutta la vita si è preso cura di persone con allergie. Infatti, dice che mio figlio Svit ed io siamo i casi peggiori che ha mai dovuto affrontare nel corso di tutta la sua carriera.

Purtroppo devo dire che trattiamo le richieste di variazioni del menù 300 volte in più rispetto alle persone che soffrono davvero d’allergie (circa il 2% della popolazione). Credo di avere il diritto a dire che tali restrizioni e/o allergie influiscano sul mio lavoro come chef limitando la mia creatività e la mia voce.

Purtroppo tutte le diete e/o restrizioni di oggi mettono in pericolo chi soffre veramente d’allergie. Avete mai sentito di allergia all’aceto?

Chi deve attendere il tavolo a Hiša Franko un mese o due dovendo percorrere 100, 1.000 o 10.000 km, dovrebbe godersi il piacere e colori della mia cucina.

Grazie e buona giornata“.

In soldoni, ad Ana Roš il rapporto tra allergici reali e clienti del suo ristorante che sostengono di esserlo non torna.

[Perché Ana Ros, la chef migliore del mondo, ha detto no a Masterchef]

[Come Ana Roš, slovena, è diventata la chef migliore del mondo]

E i presunti allergici complicano la vita di quelli veri (lo sa bene la chef, che scopriamo essere allergica), perché rendono il lavoro in cucina un travaglio, inutilmente.

E chissà quante ne hanno viste i ristoratori che ci leggono. Ah, se potessero parlare!