di Cinzia Alfè 12 Luglio 2018
antonino cannavacciuolo

È finito con due archiviazioni il caso delle presunte irregolarità riscontrate dai Nas lo scorso dicembre nel bistrot torinese di Antonino Cannavacciulo, lo chef noto al grande pubblico prima per la serie Cucine da Incubo e poi per vestire i panni del giudice dalla pacca energica in Masterchef.

Le irregolarità riscontrate dai Nas riguardavano i prodotti congelati, segnalati nel menù del locale ma con un semplice asterisco e relativa nota a fondo pagina, non accanto a ogni singolo piatto, come da normativa vigente.

Insieme ai singoli alimenti era stata trovata della pasta già cucinata e congelata, che lo chef aveva dichiarato essere “per uso personale”, suo e dei dipendenti.

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“Questione di asterischi”, aveva tagliato corto lo chef campano, che ora, al cronista de La Stampa, dice di esser sempre stato “sicuro che tutto sarebbe stato chiarito, perché la qualità e la passione sono il nostro marchio di fabbrica”, ma che all’epoca dei fatti minacciava di “volersene andar via” dal capoluogo piemontese a causa delle rigidità dei controlli.

“Uno non lavora fino a notte tutti i giorni –continua lo chef– e non investe fatica e denaro alla ricerca dei prodotti migliori per poi prendere in giro i clienti. Altrimenti sarebbe davvero fatica sprecata. Con noi lavorano centinaia di persone, il lavoro in nero, qui, non esiste. L’igiene e la sicurezza sono la prima regola da rispettare, ovunque”.

Con Cannavacciuolo tirano un sospiro di sollievo anche la moglie, Cinzia Primatesta, amministratore delegato della Ca.Pri. s.r.l., la società che gestisce i locali dello chef, “completamente estranea ai fatti”, e il direttore del bistrot torinese, Giuseppe Savoia, non punibile per la “particolare tenuità” dei fatti a lui imputati.

[Sparare su Cannavacciuolo stangato dai Nas vi ha fatto sentire meglio?]

Ora, ricordarvi che noi all’epoca dei fatti l’avevamo detto, che sparare su Cannavacciuolo stangato dai Nas era prematuro, può sembrare inelegante. Ma noi –ecco– l’avevamo detto.

[Crediti: La Stampa, Dissapore.