di Anna Silveri 16 Febbraio 2018

Cos’accade di interessante nel mondo MasterChef?

Beh, lasciatecelo dire: non l’episodio trasmesso da Sky ieri sera dove, nonostante le eliminazioni in serie (Ludovica, Fabrizio, Francesco) e la prima fantozziana lezione di sci presa da Antonino Cannavacciuolo, c’è stato ben poco da segnalare.

E allora?

Allora meglio aprire la parentesi Cracco.

[Chiari segnali che il ristorante Cracco sta per aprire in Galleria]

L’ex giudice del programma, che a giorni aprirà un ristorante da favola a Milano in Galleria, ha detto al settimanale Spy, oggi in edicola, di non aver digerito il primo episodio, l’inizio della settima stagione, quella bara circondata da ceri ed ex colleghi oranti.

Ora, dichiarazioni di Cracco contro il programma che gli ha dato notorietà non se ne leggono tutti i giorni. Ma cos’ha detto precisamente lo chef contro il suo funerale, momento non altissimo di televisione in effetti, anche se si è visto molto di peggio?

“Hanno inscenato il mio funerale, non ne sapevo nulla. Ero a casa, stavamo cenando e non guardavo la tv. A un certo punto hanno cominciato a chiamarmi al telefono… Volevano sapere se ero morto davvero. L’ho trovato un po’ kitsch, di cattivo gusto , anche perché non si è mai fatta una cosa del genere in televisione. Al Festival di Sanremo non ho mai visto fare il funerale al conduttore precedente”.

Non contento, Cracco ha rincarato la dose:

“Però è anche vero che la televisione per fare audience è disposta a tutto: a vendere la mamma, la nonna, la suocera, la nuora e a vendere la pelle dell’orso ancora prima di averla cacciata. E quindi anche a fare il funerale a Cracco”.

Levato questo sassolino dalla scarpa, il cuoco vicentino ha parlato dei suoi progetti, spiegando che ora come ora il suo obiettivo è diffondere la cultura del cibo, del mangiare bene per stare bene.

Ma il repertorio di stoccate non si è limitato agli ex colleghi giudici (“anche se Bruno Barbieri, Joe Bastianich e Antonino Cannavacciuolo sono i miei fratelli, i miei figli” ha precisato lo chef), Cracco se l’è presa con il mondo del food delivery e con i network di ristoranti organizzati per la consegna a domicilio dei loro piatti.

“Vedo tantissimi ragazzi in giro per le città in bicicletta a consegnare cibo nelle case lavorando in certe condizioni e sottopagati… però la gente è convinta che sia una figata. Ma perché farsi portare una pizza che da quando esce dal forno a quando arriva a casa è fredda e non è più buona? Quel servizio non è cultura del cibo, è un concetto sbagliato che abbassa la qualità. È la classica via di mezzo… piuttosto esci e vai al ristorante, oppure stai a casa e te lo prepari tu”.

Insomma, giornata storta per Cracco, polemico e meno incassatore di altre volte. C’è da capirlo, quando sei lì lì per aprire un ristorante in Galleria Vittorio Emanuele, che solo di affitto ti costa 1.100.000 euro all’anno, può capitare di essere sotto pressione.

[Crediti | Il Giornale]