di Anna Silveri 27 Marzo 2018

Scrive la Guida Michelin 2018 del ristorante Laite di Sappada, in provincia di Udine, che è romantico, che tra fienili e case d’epoca, si mangia in due secolari stube, puntando ai sapori più che ai virtuosismi tecnici.

Al timone una coppia: Roberto in sala, “competente e professionale” e Fabrizia in cucina, a esaltare i prodotti e le ricette locali.

La stessa Fabrizia, al secolo Fabrizia Meroi, una stella Michelin, che ora la guida “rossa” incorona Chef Donna 2018.

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Laite è dovuto alla passione sua e del marito Roberto Brevedani, che hanno iniziato nel 1990 gestendo il Keisn, un altro ristorante di Sappada, cittadina turistica nota per i formaggi di malga, dove Veneto e Friuli si uniscono e nasce il Piave, con qualche edificio in legno di pregio architettonico e molti negozietti di souvenir.

Poi nel 2001, dopo avere amorevolmente restaurato una bella casa del Settecento, hanno aperto il Laite, ambientato in due sale d’epoca rivestite in legno e impreziosite da amene antichità.

Tre menu degustazione: “Plissn” a 120 euro, “Asou” a 90 euro, “Verpai” 5 piatti a scelta per 80 euro (in tutti e tre i casi, vini esclusi).

La cucina di Fabrizia Meroi, che si definisce “cuoca autodidatta”, formata tra Friuli, Veneto e Carinzia, è attenta ai prodotti di queste terre: ortaggi, selvaggina, formaggi, funghi, compreso il pesce d’acqua dolce, un tempo offerto generosamente dal Piave.

Il suo piatto più famoso, insieme alla Tartare di camoscio e al Tortello all’uovo, è forse la Sopa coada in due cotture, personale e alleggerito remake della zuppa trevigiana a base di piccione, dall’aspetto di un pasticcio di pane e carne, servita caldissima come piatto unico e spesso accompagnata da una tazza di brodo bollente.

Al netto della bravura –indiscutibile– di Fabrizia Meroi, resta aperta la discussione sulla presunta natura sessista di un premio, come quello della Guida Michelin o di altre guide, dedicato solo alle donne. Secondo voi significa confinarle nei soliti ghetti?