di Luca Iaccarino 6 Novembre 2019
Karime Lopez e Massimo Bottura

“Non pensavo alla stella, non cercavo la stella, non ho mai lavorato per la stella, non credevo che il mio fosse un locale da stella. Quando mi hanno chiamato martedì non avevo nemmeno capito cosa mi stessero dicendo. Se mi stessero chiedendo di cucinare a un evento, o se fosse una rivista…” A parlare così è Karime Lopez, nata a Città del Messico nel 1982, unica – UNICA – donna dei trentatrè premiati di oggi, mercoledì 6 novembre, alla presentazione italiana della Guida Michelin 2020.

Nonostante sull’insegna del suo locale ci siano due nomi roboanti come Bottura e Gucci, che all’universo Michelin fanno ben pensare – è la “Gucci Osteria da Massimo Bottura” di Firenze, da oggi bollata con un macaron – basta guardarla negli occhi per crederle: se dice che non lavorava per la stella, non lavorava per la stella. Stop. Ha occhi di quelli che si vede che non mentono.

Certo, Karime non è nuova ai riconoscimenti – è stata anche la miglior chef donna per Identità Golose 2019 – né estranea al mondo dell’alta cucina: ha lavorato cinque anni – CINQUE ANNI, se lo segnino i giovani cuochi che superato il terzo mese cercano una nuova destinazione – da Virgilio Martinez al Central di Lima, è stata da Mugaritz, al Noma, da Pujol e infine all’Osteria Francescana dove ha conosciuto è sposato Taka, ovvero Takahiko Kondo, secondo del Massimone nazionale.

Non è certo un’outsider, dunque, eppure oggi mentre tutti attorno a noi fanno i fenomeni – ciao grandissimo! Salutami Mauro! Hai visto Norbert? Ma c’è Enrico? – lei se ne sta composta, compita, in un angolo, con la giacca piegata sull’avambraccio. “Devo tutto a Santi Santamaria i Puig (il grande chef catalano, storico “rivale” di Ferran Adrià, nda), è stato il mio mentore, il mio maestro, e adesso non è più su questa terra (è morto prematuramente a Singapore nel 2011 per un infarto). Lui mi diede fiducia, mi fece il mio primo contratto, avevo ventidue anni. Quando arrivò la prima busta paga non ci potevo credere: soldi? Tutti miei? Cosa avrei potuto farne? Comprarmi delle nuova scarpe da lavoro, ché quelle che avevo erano rotte? Dei nuovi coltelli? Un biglietto per tornare a Città del Messico a trovare i miei affetti?”

Karime Lopez e Massimo Bottura

La ascolto e penso quanto sia raro trovare gente così in questo mondo. E che tra i meriti di Bottura c’è certo anche quello di saper scegliere le persone e farle crescere. Ma proprio realizzare che sull’insegna del ristorante nel quale cucina Karime c’è il nome di un uomo mi porta a chiederle: “ma com’è che su trentatré novità di oggi lei è l’unica donna?” “Dovete guardare meglio – dice lei, e gli occhi si fanno stretti – Le donne in cucina ci sono, ci siamo. Siete voi che non ve ne accorgete. Guardi qui Nadia Santini: da quanti anni è al suo posto? Lei è la nostra guida, ci aiuta a tenere viva l’energia. Le donne in cucina ci sono, troppo spesso sono nascoste. E se questa stella serve a farci vedere, allora è un premio a tutte le donne.”

Poi arriva Bottura e la, mi, ci, travolge e giù dalla scalinata, per la foto di rito con lei, Taka e il maitre dell’Osteria. Bottura e Lopez con giacche Gucci d’ordinanza (eccentriche ma belle, penso io che a malapena vesto Champions). Talentuosa, volitiva, messicana: Karime Lopez è un po’ la nostra Daniela Soto-Ines (che di stelle ne ha tre, a New York da Cosme): persone che rendono il mondo della cucina un posto più interessante da frequentare.

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