Le D’onne lo sanno: Davide Oldani non ce l’ha con le donne ma ora esagera

Davide Oldani e le donne: ci risiamo. “Le D’Onne lo sanno“, ottavo libro del cuoco pop (La nave di Teseo, pagg. 204, prezzo 18 euro) non è tra i 100 libri del 2018 secondo il New York Times. Potete controllare.

Per essere in quella o in altre liste del genere è stato pubblicato tardi, ma impedimenti tecnici a parte, è l’intreccio narrativo a non sembrare indimenticabile.

[Davide Oldani: a rinascere, non fareste anche voi lo chef pop?]

Nel nuovo libro, lo chef del D’O –ristorante stellato nella milanese Cornaredo– dialoga con nove donne, poi affida a ciascuna un ruolo in un’ipotetica brigata di cucina.

Donne e ruoli sono:

– La Pina, conduttrice radiofonica (chef garde-manger, che si occupa cioè delle preparazioni fredde);
– Cristiana Capotondi, attrice (chef patissier);
– Malika Ayane, cantante (chef aboyer, che legge le comande in arrivo nella cucina);
– Patricia Urquiola, architetta (chef tournant, che sostituisce i vari chef durante le assenze);
– Lella Costa, attrice (sous-chef);
– Francesca Lavazza, imprenditrice (chef saucier, che si occupa delle salse);
– Federica Pellegrini, campionessa di nuoto (chef entremetier, che si occupa dei primi piatti);
– Marinella Soldi, manager (chef poissonier, che si occupa dei secondi piatti);
– Rosangela Percoco, giornalista (chef potager, che si occupa di zuppe, creme e vellutate).

La scelta nasce da un’antica polemica all’epoca (marzo 2010) molto sentita su Dissapore: qualcuno chiede come mai nella cucina del D’O non ci sono donne. Lo chef milanese risponde più o meno “perché è un lavoro faticoso”, e viene accusato di non ritenere le donne all’altezza.

[“Non ci sono donne in cucina perché non ce la fanno”. Firmato Davide Oldani]

A distanza di tempo Oldani torna sul tema delle differenze tra i sessi in cucina.

Come fai sbagli, è il caso di dire. Perché ieri, alcuni pensieri affidati al Corriere della Sera da Oldani, intervistato sul nuovo libro, sono stati presi di mira da Camillo Langone su Il Foglio.

“DIO li creò maschio e femmina, D’O ossia Davide Oldani cerca di disfarli. ‘Nella mia cucina non ho uomini o donne, ma persone che vogliono lavorare al D’O” ha dichiarato al Corriere. Il narcisismo è più potente del biologismo se davvero nel ristorante di San Pietro all’Olmo si entra sessuati e si diventa oldaniani agender”.

Lo scrittore e critico gastronomico prosegue:

“Oldani insiste: ‘Sento dire che i miei piatti hanno un gusto elegante, da donna: è un modo di pensare vecchio”. Vecchio come la realtà umana, certo. E’ vero che capita di vedere uomini vagamente eterosessuali mangiare macaron, eppure ancora oggi una donna incinta non può bere l’alcol che può concedersi l’uomo che l’ha fecondata, ancora oggi le ragazze possiedono un maggior numero di recettori gustativi, ancora oggi anoressia e bulimia colpiscono le femmine nove volte più dei maschi”.

E siamo al finale ad effetto:

“Oldani voglio prenderlo sul serio, se la sua cucina è il regno dell’indifferenziato rinuncerò alla sua buonissima cipolla caramellata e mi comprerò delle gran costate in macelleria. DIO mi ha dato il testosterone, D’O non me lo tocchi”.

E pensare che Oldani voleva solo fare pace con le donne.

Vedi cosa succede a prendere sul serio il libro di un cuoco?

[Crediti | Il Foglio]

Anna Silveri

29 novembre 2018

commenti (6)

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  1. Roberta ha detto:

    Langone è uno di quelli che appena per sbaglio viene messa in dubbio la differenza uomo-donna in qualsiasi contesto si sente preso in causa e ha paura di vedere sminuita la sua mascolinità.
    Evidentemente ha bisogno di mangiare bistecche per dimostrare di essere maschio, chissà.
    Le donne possono avere gusti diversi, non siamo tutte uguali, come gli uomini d’altronde. E non bere alcol incinta non è una questione di “differenza” ma semplicemente l’alcol fa male, e un conto è farlo a se stesso un conto farlo al feto.

    Infine, Langone potrebbe anche comprendere che senza cancellare le differenze uomo-donna, se sul luogo di lavoro si è semplicemente persone riconosciute per il lavoro che si svolge, è sicuramente positivo. Non significa essere asessuati in generale, ma solo che sul lavoro non importa se sei uomo o donna, importa quanto fai bene il tuo lavoro.

    Personalmente dove lavoro è così: ognuno è riconosciuto come persona, che sia uomo o donna poco importa, anche se è ovvio che a seconda delle caratteristiche di ognuno/a il lavoro potrà essere fatto diversamente. Ma, appunto, si tiene conto del carattere e delle capacità, non vedo perchè il sesso debba entrarci.

  2. ROSGALUS ha detto:

    Oldani.
    Ma la sua cucina (0 meglio il suo modo di cucinare) è “leggera” ?

    Cosa ne pensano le tantedonne che leggono Dissapore ?

  3. Gianfranco ha detto:

    Direi piuttosto chef saucier (che si occupa delle salse).
    Perché chef soucier significa che si preoccupa o che è preoccupante …

  4. Msimone ha detto:

    Non ha molta attinenza con l’ articolo ma segnalo che avete tralasciato una trasmissione documentario trasmesso sui canali RAI 1 con protagonista Oldani “Alle origini della bontà”.
    Ebbene questa trasmissione è uno spottone dall’ inizio alla fine della Barilla anche se durante il racconto non viene detto esplicitamente.

  5. Viviana Varese ha detto:

    Avrei sicuramente preferito una critica al libro analitica e non un copia incolla di un risaputo misogeno come Camillo Langone.
    La trovo una scelta pessima , la peggiore che una giornalista donna possa fare.

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