di Luca Iaccarino 1 Febbraio 2018

Oggi su Repubblica c’è una lunga intervista a un’ispettrice della guida Michelin.

Tedesca, 45 anni, poliglotta, con massime responsabilità nella guida, è una donna straordinaria con una vita straordinaria che riesce a conciliare carriera ai massimi livelli, curiosità, viaggi, cultura, affetti e persino salute. Una Samantha Cristoforetti della critica gastronomica.

Avendo avuto la fortuna di farla io, quell’intervista, vi posso aggiungere qui un’informazione importante, datami lateralmente. Ora, io non so se lo sappiate, ma l’Italia è il posto al mondo con il maggior numero di donne stellate.

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In tutto il globo le chef insignite della stella Michelin sono 138, di cui 111 in Europa, di cui 45 in Italia.

Cioè, nel nostro paese c’è un terzo delle stellate del pianeta. Marianna vitale, Nadia Santini, Antonia Klugmann, Cristina Bowerman, Caterina Ceraudo sono solo alcune degli astri splendenti che rischiarano il cielo della cucina italiana.

Allora ho chiesto all’ispettrice –tedesca– perché, secondo lei, l’Italia detenga questo primato. E mi ha risposto così:

“Nei paesi in cui poche ragazze scelgono di lavorare in cucina ci sono naturalmente meno chef stellate. In molte nazioni, compresa la Germania, il lavoro di chef è ancora considerato “da uomo”. Forse la differenza la fa la tradizione: quando hai dei modelli –nella tua famiglia, nella società– è più facile immaginarti in quel ruolo.”

[Si può essere donne e imprenditrici. Anche nei ristoranti. Persino in Italia]

Insomma, c’è una élite –quella della cucina gourmet– in cui le donne italiane hanno lo spazio che meritano, più che in qualsiasi altro paese del globo. Che sia di insegnamento per le altre.