di Chiara Cavalleris 27 Gennaio 2018

“Era capace di condividere con un intero villaggio un barile di Beaujolais”.

Con queste parole, Marc Heberlin, allievo di Paul Bocuse, ha salutato ieri l’uomo che ha ispirato generazioni di cuochi, tra cui Alain Ducasse e Joel Robuchon, nella cattedrale di San Giovanni a Lione, in Francia.

Nel suo encomio il cuoco ha ricordato la peronalità del suo padre spirituale: “Diceva che trasmettere è la cosa più importante, non si impara la cucina nei libri. E poi mangiare da soli non è divertente, meglio condividere”.

[Paul Bocuse è morto]

Lungo le navate della chiesa 1.500 cuochi in divisa bianca, tra i quali gli italiani Enrico Crippa e Massimo Spigaroli, hanno voluto rendere omaggio al grande chef francese. Presente anche il ministro dell’Interno francese, Gérard Collomb, che il 20 gennaio ha dato l’annuncio della scomparsa di Bocuse, insieme a una folla troppo numerosa per entrare nella cattedrale, che ha seguito la funzione attraverso il grande schermo, posto all’esterno della chiesa.

Morto a 91 anni, Bocuse soffriva di Parkinson. Fino all’ultimo, ha mantenuto le tre stelle Michelin nel suo Auberge du Pont de Collonges, ricevute nel 1965. Pioniere della Nouvelle Cuisine, insegnante e divulgatore, ha costruito un impero da oltre 50 milioni di euro.

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