di Dario De Marco 30 Aprile 2021
Gino-Fabbri

Il mondo della pasticceria italiana è in fibrillazione, dopo che ieri sono cadute due teste coronate: Iginio Massari e Gino Fabbri si sono dimessi dalle cariche di, rispettivamente, Presidente onorario e Presidente dell’Ampi, aka Accademia Maestri Pasticcieri Italiani. O meglio, si viene a sapere oggi, “sono stati dimessi”: più precisamente, per mutuare un’espressione dalla politica, hanno preso atto che non avevano più il sostegno della maggioranza.

Il retroscena viene a galla grazie a un incontro in cui sono volati gli stracci, e si è fatto riferimento a episodi del passato recente e a situazioni che stanno destabilizzando la centralità dell’AMPI. Tra gli episodi, una lettera in cui Fabbri per rimproverare 45 membri di non aver partecipato al Simposio dell’ottobre 2020 parla di “atteggiamenti mafiosi“. Il contesto più ampio però sembra quello di una progressiva perdita di rilevanza dell’AMPI, anche ma non solo in seguito alla recente nascita dell’Accademia Maestri del Lievito Madre e del Panettone Italiano, per il momento un topolino in confronto all’elefante di un’istituzione storica, ma che esercita molto più fascino nei confronti di giovani pasticcieri e lievitisti.

Siamo venuti in possesso del verbale di questo incontro (la cui notizia è uscita sul sito Foodclub) che è poi un’assemblea plenaria dell’Accademia, tenutasi il 15 aprile scorso e convocata su richiesta di 35 membri. Si legge che “Santi Palazzolo chiede di avvicinarsi al tavolo in rappresentanza dei 35 nomi di accademici scritti sulla lettera di richiesta di convocazione assemblea e spiega che la loro richiesta è solo quella di regolare votazione dei membri del Consiglio Direttivo, senza assolutamente mettere in discussione il Presidente come uomo e come professionista. Comunica altresì che leggerà uno scritto preparato sulla base dei suggerimenti di molti dei 35 colleghi”.

Dopo un po’ però Palazzolo parte all’attacco: “Pur condividendo i principi che costituiscono AMPI, non condividono lo svolgersi di simposi dove molti Accademici sono stati considerati spettatori o semplici comparse. Ciò, non è più accettabile. Tutti gli associati devono partecipare attivamente ad Accademia pur assumendosi le proprie responsabilità come rappresentanti dell’associazione. Bisogna lavorare tutti insieme in una visione comune, liberi di esprimere i propri pensieri e sapendo accettare le critiche oggettive e sincere. Dovrebbero essere tutti coinvolti al servizio di tutti, affrontando l’oceano dell’opportunità tutti sulla stessa barca e lasciando a terra invidie, gelosie, personalismi e permalosità. Lavorare tutti con altruismo, solidarietà e lealtà.”

L’intervento si conclude con il riferimento al presidente Fabbri: “Il presidente ha un ruolo importantissimo, deve riuscire ad essere un mediatore, il suo compito è quello di saper tenere unita una squadra che ha tante anime all’interno e far si che queste anime non si disperdano. Non può permettersi di lanciare accuse generiche e infamanti di atteggiamenti mafiosi, tu avevi il dovere oltre che il diritto di buttare fuori dall’Ampi questi mafiosi se avevi la certezza di ciò di cui hai avanzato le accuse”. Il che, al di là del giro di parole un po’ contorto, è chiarissimo.

A questo punto il verbale riporta che si è passati alla votazione dei consiglieri del Direttivo dell’Associazione. Il risultato è stato: 65 voti Zizzola Stefano, 61 voti Dalmasso Alessandro, 48 voti Palazzolo Santi, 47 voti De Riso Salvatore, 43 voti Amato Giuseppe, 41 voti Alverà Massimo, 40 voti Dianin Denis, 40 voti Gabbiano Salvatore, 40 voti Urbani Andrea, 39 voti Pozza Carlo, 37 voti Ferretti Sandro. Un chiaro segnale di spostamento di equilibri all’interno dell’Accademia. Il presidente ha chiuso l’assemblea dicendo che avrebbe al più presto dato comunicazione al presidente onorario, cioè Massari. E così è stato: le conseguenze non si sono fatte attendere.