di Luca Iaccarino 9 Maggio 2018
espresso

Come i lettori più assidui ricorderanno, qualche mese fa anche io –come pochi, coraggiosi italiani– feci un gesto rivoluzionario: smisi di mettere lo zucchero nel caffè.

Era esattamente il 18 gennaio e lo feci per due motivi: il primo era che tutti quelli che se ne intendono, sostengono che il vero aroma del caffè viene rovinato dallo zucchero; il secondo era far sì che tutti quelli che se ne intendono smettessero di rompermi le palle quando aprivo la bustina, sostenendo che il vero aroma del caffè viene rovinato dallo zucchero.

[Il buonappetito: mai più il caffè con lo zucchero]

Dopo quattro mesi di caffè senza zucchero non sono pentito, ma ho tre considerazioni.

— La prima è che qualche volta al momento del caffè mi manca un tocco di dolcezza.
— La seconda è che –senza farmi scorgere– ho provato a rimettere lo zucchero nel caffè, ma è impossibile: se ti abitui a berlo amaro, il ritorno dello zucchero diventa fastidiosissimo, intollerabile.
— La terza, sommando la prima e la seconda, è che al momento del caffè –la fine del pasto o una pausa durante la giornata– si ha voglia ANCHE di qualcosa di dolce. Ma ANCHE significa che la dolcezza deve arrivare assieme al caffè ma non DENTRO.

[Perversioni in tazzina: il caffè, metafora dell’italiano rompiballe]

Capisco, finalmente, quelli che ti mettono il cioccolatino. È in effetti perfetto: cioccolatino e POI caffè.

Il che, ahimè, mi mette nei guai: ora ho sempre voglia di qualcosa di dolce prima del caffè. E se il bar non serve il cioccolatino non so come fare.

Ho provato a mangiare un Mars, ma, francamente, è un po’ troppo.