Grandezza della rete. Non quella dei pescatori, anche se l’argomento ben si presterebbe a questa interpretazione, ma del web. Una ricetta corredata di fotografie che immortalano una spigola, ha fatto scatenare il commentatore di Dissapore, Eggi. In tutta la mia vita mai avevo sentito raccontare, con assoluta dovizia di particolari, ogni cosa riguardo gli abitanti del mondo marino, e l’ignara spigola mai avrebbe immaginato di diventare oggetto di studio così approfondito. Occhi, denti, spina dorsale, coda, sguardo aggressivo, insomma una tac in piena regola. Eggi commenta dalla Svizzera e mi è parso alquanto singolare che ne potesse sapere più di un napoletano che la mattina si sveglia con i vetri delle finestre resi opachi dalla salsedine. Poi scoprirò che non solo non è “sfizzero” ma è anche uno che le mani se l’è sporcate sul campo, anzi a mare.

Comunque, l’orgoglio di napoletano ferito mi ha spinto ad approfondire la conoscenza. Per aggiornare i parametri di valutazione della provenienza e della freschezza del pescato, sono andato in giro per pescherie a verificare di persona lo sguardo post mortem e le eventuali carie di decine e decine di spigole.

Il giro comincia alla pescheria “Raggio di sole”, zona Chiaia, nei pressi degli imbarchi per le isole dal piccolo porto di Mergellina.

Alla pescheria Raggio di sole di Napoli una spigola costa 18 euro

Giovanni mi dice che di spigole, pescate nel mare di Pozzuoli, gliene arrivano una decina di chili a settimana. Prezzo di vendita 30/35 euro al Kg mentre quelle di allevamento, provenienza Orbetello, le vende a 18. Gli chiedo, poichè a Pozzuoli conosco un allevamento di proprietà di un caro amico, se per caso le spigole non provengano proprio da lì.

Risposta perentoria, dopo aver afferrato una spigola con le mani, “Giovanotto (grazie!) chist è o’ mare e’ Pozzuoli”.

Il tono usato mi spinge a non fare altre domande e mi dirigo verso la “gioielleria” Luigione, alle porte di Posillipo, dove tutte le signore della Napoli bene hanno il conto aperto con i poveri mariti rassegnati a pagare cifre da mutuo.

Alla pescheria Luigione di Napoli, accostamento tra spigole di mare e di allevamento

Conosco bene Patrizio, che lavora qui da una vita, dal quale avrò più risposte alle mie domande. Ne ha tutto il tempo, una volta di domenica non avrebbe potuto neanche salutarmi, tanta la gente che affollava la sua pescheria, ma ora tira aria di crisi, “mala tempora currunt”… “Maurì, in giro c’è di tutto, ci sono spigole di allevamento che arrivano dalla Grecia, costano 6/7 Euro al chilo, ma è “munnezza”. Poi continua: “Nel mangime, nell’impasto che preparano, mettono anche la carta di giornale che contiene piombo, lo sapevi? Noi ci riforniamo dal miglior allevamento del mondo, Orbetello, lì i pesci mangiano al naturale”.

“Eccole qui”, prende due spigole, una di mare e una di allevamento, e le mette vicine sul piano di marmo della sua pescheria.

“Queste di mare sono state pescate fra Ischia e Ventotene, ora costano sui 35 euro, fra qualche mese, quando ce ne saranno di meno, 45 e pure 50. Quest’altra, di Orbetello, la vendiamo a 20”. Con tono confidenziale gli chiedo, indicando la spigola ischitana, “Patrì, ma quella è proprio di mare? A me sembra che non abbia nemmeno i denti”. La risposta sarà fra l’ironico e il divertito “ma quando mai, l’aggio pigliata sul Monte Epomeo (il monte più alto dell’isola d’Ischia)!”

Cambio quartiere, direzione Fuorigrotta, proprio alle spalle dello stadio San Paolo, per andare da Luciano, ignaro di tutto il baccano che la sua spigola, quella della ricetta, ha provocato.

 La pescheria O' Guarracino di Napoli. Il cesto con le spigole di mare e quello con le spigola di allevamento a 20 euro

L’avevo fotografata anche con il mio iphone. Mi faccio largo nella piccola e affollata pescheria e raggiungo Luciano, intento a vivisezionare il suo pescato davanti al lavandino. Gli mostro la prima foto chiedendogli “Secondo te questa spigola è di mare o di allevamento?” Risposta perentoria, “di mare”. La seconda foto. “E’ questa?” Sorpresa, “di allevamento”.  “Ma è la stessa!” gli dico. “Ci vuole solo il mago Silvàn per capirlo, te ne accorgi solo quando s’arape (si pulisce)”. Chiaro che non conosce il nostro commentatore Eggi. Mi indica con lo sguardo il cesto, dove giace l’ultima spigola di mare appena venduta, “quella viene da Ventotene, è quella la zona”.

Costo anche qui 30/35 al Kg., quelle di Orbetello a 20.

Non è stupido Luciano e qualcosa capisce. Cede i guanti arancioni al fratello e mi dice: “Stammi a sentire, allevamento o mare vuol dire poco, dipende cosa mangiano. Mi è capitato di pulire delle bellissime spigole prese a mare, di qualche chilo, davanti ai miei clienti, e quando dalla loro pancia sono uscite anche le zoccole (topi) non le hanno più volute. Ci sono degli ottimi allevamenti, a mare, dove i pesci mangiano bene e sano ed io sono il primo che me le mangio”.

Ribatto, “ho capito, ma tu le vendi come spigole di allevamento o di mare?”

“Allevamento di mare, Orbetello, le migliori. Quelle prese con le reti in mare aperto sono un’altra cosa”. Rifletto. Questa è la terza pescheria che ho visitato e tutti dicono la stessa cosa. Si sono passati la voce oppure è proprio un “modus operandi” e ci prendono tutti per i fondelli?

Ci sarebbe anche da riflettere sul costo di queste spigole, che siano di mare o “di mare”, perché oramai l’equivoco mi è chiaro. A dire il vero ho sempre sostenuto che la quasi totalità del pesce che troviamo in giro provenisse da allevamenti più o meno buoni o da mari lontani.

Ricordo ancora il mio primo intervento sul blog Papero giallo nel dicembre 2008, in un post attinente a questo, nel quale commentò un grandissimo cuoco, uno che al pesce sa dare del tu come pochi, il quale definì “pesciaccio” tutte le spigole, le orate e compagnia bella che compriamo a 30 euro sui banchi delle nostre pescherie. A questi prezzi, disse, è possibile comprare solo del buon pesce “azzurro”.

Mi tocca la quarta e ultima pescheria. Parcheggiata l’auto nei pressi della stazione di Mergellina, dopo una sola fermata vengo catapultato dalla metropolitana in un altro mondo, quello della Napoli verace, sicuramente un po’cialtrona, forse quella vera… Stazione Montesanto, destinazione “Pignasecca”, il cuore pulsante di Napoli. All’uscita della stazione vengo accolto da un manifesto elettorale, sono sovrappensiero, e la frase che leggo, rigorosamente in dialetto, mi fa pensare che sia rivolta alle spigole che sto andando a conoscere. Devo essere entrato troppo nella parte…

Um manifesto elettorale e una pescheria del quartiere Pignasecca a Napoli

Fotografo prima l’esterno della pescheria, scattando dal marciapiede opposto. Sono lontano dall’interno appena qualche metro, lo spazio di un vicolo. Mi improvviso slalomista fra il fiume di persone che come formiche scendono e salgono la strada nervosamente, impaurite dallo sfrecciare dei motorini.

Alla pescheria Azzurra di Napoli, la spigola di allevamento costa 7 euro, quella di mare 16 euro

Mi avvicino al banco e l’occhio cade subito sui primi piccoli esemplari di spigola, sette euro al Kg. Tutto accadrà in un lampo, ripenso a Patrizio e al piombo della carta dei giornali e, come spesso accade in queste occasioni, quando il terrore prende il sopravvento, mi isolo dal resto del mondo fino a non avvertire più alcun rumore se non la musica che il mio “gulliver” ritiene più adatta al contesto.

Stavolta è un brano della colonna sonora di un film, girato dal più grande, almeno per me.

7 euro al chilo e quelle di mare (le mettete voi le virgolette?) a 16.

Desisto dal progetto da “drugo”, cioè rovesciare sul marciapiede il contenuto della vaschetta, e mi avvicino a uno dei tanti venditori, una persona anziana, che ogni dieci secondi, né uno in più né uno in meno perché li ho cronometrati, strilla frasi talvolta incomprensibili anche per me. Cerco di “infilarmi” nei dieci secondi disponibili per chiedergli come mai il prezzo delle spigole di allevamento fosse così basso. Mi guarda come se fossi un “avatar” perché probabilmente, nella sua lunga carriera di “strillone”, questa deve essere la prima volta che qualcuno gli rivolge una domanda del genere.

“Ogni quartiere c’ha i suoi prezzi, qui a’ gente chiu e’ tanto non ponn spennere”. I dieci secondi sono scaduti. “Accattateve o’pesce fresc…..”

Napoli, città per certi versi straordinaria, dove tutti gli opposti convivono in un imperfetto equilibrio, offre di tutto. E’ ora del giusto premio per le mie “fatiche” e stavolta non hanno nulla a che vedere con falsi o sofisticazioni varie.

La pizza salsiccia e friarielli della pizzeria Sorbillo e la zeppola di San Giuseppe della pasticceria Scaturchio di Napoli

Pizza da Sorbillo in via dei Tribunali, e zeppola di San Giuseppe alla pasticceria Scaturchio.

commenti (69)

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  1. E bravo Maurizio che si è lanciato in un’operazione da cronista di marciapiede andando a cercare una risposta che mi sembra abbastanza difficile. Io non so quanti siano i fortunati che riescono a mangiare una spigola presa all’amo. Ma se qui ci sono, chiamatemi che vengo a tenervi compagnia 🙂

  2. Avatar gianluca ha detto:

    scusate ma io ho perso il filo.
    se ho capito bene, nelle pescherie di napoli non esistono spigole pescate, ma solo spigole di allevamento e spigole di allevamento a mare (come orbetello). è giusto?

    quello che non capisco è perchè alla coop, dove compro il pesce io, sembrano esserci.
    solitamente al banco del pesce io trovo spigole allevate grecia (6 euro al kilo), spigole allevate italia (8 euro), spigole allevate a orbetello (16-18 euro) e poi spigole PESCATE di provenienza OCEANO ATLANTICO a 28-32 euro al kilo.

    quello che mi chiedo è, queste spigole PESCATE sono realmente pescate in mare aperto (oceano) oppure no?

    1. Avatar fabrizio scarpato ha detto:

      In attesa degli esperti, concordo con la praticità della tua domanda: è certo che tutto dipende da cosa mangiano negli allevamenti in mare e dai tempi di crescita che l’intensività consente ai pesci. Se c’è rispetto dei tempi e qualità del nutrimento, l’allevamento in mare con spazio per nuotare sembra il preferibile tra ciò che un banco del supermercato ci offre.
      Stando al pescivendolo Luciano questo accade a Orbetello, con costi non diversissimi rispetto al pescato, molto più grosso di pezzatura, in mari lontanissimi.
      Se poi si conosce un pescatore coi palamiti che imbrocca un branzino da caccia… meglio, ma lontano, molto lontano dai porti e dai fiumi, altrimenti ci trovi i topi nello stomaco e non è un bel vedere.
      Così come mi incuriosisce l’uso delle cordicelle tra bocca e coda per tenere il pesce curvo o per ingannare sulla curvatura fisiologica dopo congelamento per un allevato 😉
      A queste distinzioni, a questi sofismi, a queste capriole estetiche e linguistiche ci obbliga la standardizzazione, la globalizzazione, la sporcizia dei mari, la fretta, il non sapere aspettare: ne avremmo fatto volentieri a meno, in fondo.
      Per il resto:
      Quanta spíngule daje pe’ nu turnese?”
      “Ah, chi vò’ belli spingule francese!
      Ah, chi vò’ belli spingule, ah, chi vò’?! (licenza poetica);-)

    2. Avatar gianluca ha detto:

      ok.
      ma la mia domanda era, le spigole indicate come PESCATE nell’ATLANTICO, sono realmente pescate in mare aperto?
      eh se si, immagino che allora tutto il discorso sull’impossibilità di trovare spigole pescate in pescheria, sia riferito solo al mediterraneo, o sbaglio?
      e se è così, cosa cambia, sia qualitativamente sia a livello di sapore, tra una spigola pescata nel mediterraneo (che a quanto pare è introvabile) e una pescata nell’oceano (che a quanto pare, si dovrebbe trovare senza grosse difficoltà)?

    3. Avatar fabrizio scarpato ha detto:

      Perfetto. All’Esselunga c’erano quelli di Orbetello, lunghi, grigi, occhi bianchi, ma grigiastri, sui 6 etti, e quelli pescati Atlantico più massicci, larghi, pinnona laterale, occhio sempre scuretto, grigio piombo e squame più larghe ed evidenti, pezzatura intorno al chilo. Tutti già puliti.
      En attendant réponse.

    4. Avatar eggi ha detto:

      quelle dell’atlantico provengono da allevamenti in mare

    5. Avatar gianluca ha detto:

      grazie eggi, servivi proprio tu 😉
      quindi il PESCATO nell’atlantico, significa PESCATO dall’allevamento di mare? confermi?

      e quindi, una spigola pescata in mare aperto, e non in un allevamento in mare aperto, è praticamente introvabile per un comune mortale?

    6. Avatar eggi ha detto:

      Massimo sta postando un mio commeno ‘articolato’ in cui ci sono molte spiegazioni e luoghi comuni

    7. Avatar betto ha detto:

      A mio modesto parere, i pescivendoli se le sognano le spigole di mare. Vendono solo spigole d’allevamento siano esse greche , italiane o cos’altro (tutte comunque una vera schifezza). La spigola è un pesce abbastanza raro e quando uno la pesca in genere se la mangia. I fortunati che ne riescono a pescare diverse si guardano bene dal venderle ai pescivendoli!!!!!!!!! Questi pescatori vendono direttamente ai ristoranti o a loro clienti riservati. Un cordiale saluto a tutti.
      Qui in allegato metto due foto di una spigola di mare pescata da me pochi giorni fa con aguglia finta (Eddystone).
      http://www.divshare.com/direct/12566133-c34.JPG

    8. Avatar mauro ha detto:

      Grande hai perfettamente ragione vado anche io a pesca proprio per la spigola ed è difficile farle quando le faccio mele tengo visto che qui in Sardegna sembra si siano tt messi d’accordo che più di 15 euro al kg non riesco a venderle nei ristoranti

  3. Avatar Gregorio ha detto:

    Grande “reportage”, bravo Maurizio.
    Ma purtroppo la domanda di fondo rimane, ed anche i dubbi “esistenziali”: “e ci prendono tutti per i fondelli?”.
    Allora è veramente meglio mangiare del buon pesce azzurro?

  4. Avatar gargamella ha detto:

    A Marsala ci sono delle saline dismesse, che sono state riadattate come vasche per l’allevamento di spigole ed orate.
    Tutto dipende da cosa mangiano i pesci, di certo l’habitat in cui vivono è quello ideale, vengono ripropost le stesse condizioni dell’adiacente riserva naturale della laguna dello Stagnone, dove il pesce (che non si potrebbe peescare), è davvero eccezionale.
    Io ho mangiato i pesci di questo allevamento diverse volte e vi assicuro, che è davvero buono, non si percepisce la differenza con quello pescato in mare3 aperto. Considerate che il pesce viene reso seduta stante dalle vasche, ancora vivo.

  5. Avatar gumbo chicken ha detto:

    In effetti il pesce che si magna i topastri un po’ senso fa!

    Imparare a distinguere i prodotti migliori o trovare venditori affidabili è comunque sempre interessante.

    Però per me una questione fondamentale è anche:
    una volta preparato e/o cucinato – chi è davvero in grado di distinguere la spigola allevata (bene) da quella selvaggia?
    Tutti così sicuri, questi gourmet? 🙂

    Tra l’altro oltre a come è vissuto il pescetto, sul risultato finale conta anche tutto quello che gli capita dal momento in cui viene acchiappato a quando arriva nel piatto.
    Perme che non vivo sul mare le variabili sono talmente tante che sinceramente il problema con i pesci che costano un occhio lo risolvo a monte: di buon allevamento oppure scelgo qualcos’altro di meno costoso.

    1. Avatar gumbo chicken ha detto:

      Cerca e ricerca ho ritrovato questo – non proprio sull’acquisto, ma comunque collegato:

      Marcello Leoni, chef del ‘Sole’ di Trebbo di Reno (Bo) dice: “Ho fatto un piccolo esperimento proponendo a trenta persone, diverse per età, professione e sesso, tre tipi di branzino cucinato al vapore, senza sale, olio o altro, in modo da esaltarne il sapore. Uno era selvaggio, uno allevato nelle migliori condizioni, in mare e con mangimi selezionati, l’ultimo allevato nelle peggiori condizioni. Il 99 per cento del mio campione, assolutamente trasversale, ha identificato nell’ultimo branzino, il peggiore, quello selvaggio di grande qualità. Che vuol dire? Che il gusto è ormai abituato a considerare un prodotto scadente come la massima qualità.”
      (La Repubblica Salute, 15 gennaio 2009, pag. 21)

    2. Avatar gianluca ha detto:

      gumbo interessante la tua domanda.
      per riconoscere la spigola già cucinata però, prima di tutto bisognerebbe cucinarle entrambe nello stesso identico modo, stessi aromi, temperatura, forno e tempo di cottura.
      altrimenti, visto quanto può trasformasi la materia prima in base alla cottura (ci sono mille parametri diversi che possono influire), una spigola di mare cucinata “male”, per assurdo, potrebbe essere peggio che una spigola allevata in vasca cucinata “bene”.
      per cui credo che sia difficilissimo riconoscerla una volta cucinata, almeno che non sei tu a cucinarla.

      una cosa secondo me fondamentale, di cui non ho capito perchè nessuno parla, è invece secondo me la stagionalità, che va ad influire molto sul sapore e consistenza finale.
      una spigola prima di depositare le uova è carica di ormoni, la carne è bella saporita. dopo la carne è flaccida e poco saporita (in estate per esempio).

    3. Avatar fabrizio scarpato ha detto:

      Questa osservazione ci permette di sottolineare la differenza tra consapevolezza e conoscenza, tra essere informati ed essere esperti. Ecco, credo che sia bene informarsi per scegliere al meglio e con i rapporti costo/beneficio che più ci aggradano (e post come questi aiutano), altro è fare gli esperti, quelli che non li freghi, i teorici dell’occhio truffaldino o del baffo ritto: bene credo che esperti ce ne siano veramente pochi, pochissimi, data anche la evidente complessità della materia. Troppi si atteggiano senza sapere, per sentito dire, non arrivando nemmeno ad essere informati, né educati al palato, come dimostra l’aneddoto riferito da Gumbo.
      E’ un peccato, ma a volte è veramente stancante questa corsa all’essere migliori degli altri, quasi uno spasmodico tentativo di trovare risposte alle proprie paure, alle proprie insicurezze.

    4. Avatar gianluca ha detto:

      secondo me, in questi termini, bisogna parlare semplicemente di abitudine al gusto.
      solo chi è abituato a mangiare spigole selvaggie, potrebbe essere in grado di riconoscerla a parità di cottura.
      e non il contrario. perchè chi ha sempre e solo mangiato spigole allevate, come fa a conoscere il gusto di una selvaggia?
      ma soprattutto, siamo sicuri che il gusto di quella selvaggia sia di suo gradimento?
      possiamo fare lo stesso esempio con il salmone affumicato, che troviamo quasi sempre allevato, ma volendo lo troviamo anche selvaggio. e il selvaggio ha colore, odore e consistenza completamente diverso. il problema è che a molti, abituati a mangiare solo allevato, il selvaggio potrebbe anche non piacere, appunto perchè è diverso (e non conosciuto).

      è come il dado, chi è abituato a usarlo pensa che un cibo cotto senza dado non sappia di niente, perchè lui nel suo inconscio identifica il buon gusto con il sapore di dado, a causa delle sue abitudini.
      se invece ti abitui a mangiare senza dado, poi quando ti capita di mangiarlo, lo riconosci e nella maggior parte dei casi ti fa anche schifo.

  6. Avatar Francesco ha detto:

    Mamma mia, quella pizza e qualla zeppola. Che darei!!!!!!!!!!

  7. Avatar armando beneduce ha detto:

    Personalmente per evitare questa diatreiba compro il dentice che non si alleva facilmente come spigole e orate (almeno credo), oppure mi affido a fornitori che normalmente fanno l’asta a piombino e prendo esemplari oltre i tre chili , ma anche qui sorge il problema se sono mediterraneo o atlantico , purtroppo oggi che esiste un mercato globale bisogna affidarsi senza fare tante domande , oppure munirsi di gozzo canne da traina e andare avanti e indietro nel canale di procida , e soprattutto trovarne il tempo

    1. Avatar eggi ha detto:

      i dentici si allevano in molti paesi africani

    2. Avatar armando beneduce ha detto:

      si ma il colore e la conformazione fisica è diversa da quella del mediterraneo

    3. Avatar eggi ha detto:

      dipende dalla selezione della razza. se selezioniamo una specie che ci sembra più adatta per l’allevamento ovunque verrà allevata sarà simile e si differenzierà solo nel sapore. i gamberi di fiume (altro post in cui c’era confusione tra gamberi di acqua dolce e gamberi di fiume) allevati in Italia appartengono ad una selezione americana. é difficle carpire dove cresce una selezione allevata, le spigole greche, per intenderci, quelle allevate in Puglia fano capo ad una selezione ‘tipo’ che proviene da Israele.

  8. in attesa dell’ormai indispensabile commento di Eggi, faccio i complimenti a Dissapore/Cortese per l’ottimo pezzo. Bravi!

  9. Avatar gumbo chicken ha detto:

    Tra l’altro, la distinzione tra gli allevamenti al largo tipo quello del Tigullio e quelli in vasca con acqua salata è indicata in qualche modo o si deve sapere in base al nome del produttore sulla targhetta?
    Quello di Orbetello non è comunque in vasca (anche se con ottimi mangimi e acqua pulitissima)?
    O i pesci nelle vasche che si vedono lì sono altri (tipo per la bottarga?)

    1. Avatar gianluca ha detto:

      a orbetello si alleva sia in vaca che in mare (laguna).
      la distinzione tra i tipi di allevamento non è solitamente indicata, credo sia necessario chiedere al pescivendolo, ma visto le “perculate” che girano, è quasi come non chiedere.

  10. Avatar Riccardo ha detto:

    Credo che tutto si giochi sull’equivoco. chi potrà mai dire con esattezza da dove proviene un pesce, secondo me non lo sanno nemmeno le pescherie quando vanno a comprare dai grossisti. figuriamoci noi.

    1. Avatar gianluca ha detto:

      da questo punto di vista, credo che le pescherie che troviamo in alcuni supermercati, siano molto più precise.
      mentre dal pescivendolo, oddio, io non mi fido di niente di quello che c’è scritto, a parte i frutti di mare che vengono etichettati all’origine, e non da loro

    2. Avatar gumbo chicken ha detto:

      A parte che questa fiducia cieca nel sueprmercato io non la condivido perché le truffe ci sono a vari livelli e non crdo che il supermercato ne sia immune.

      Però i pesci d’allevamento anche al largo – se il pescivendolo è onesto – oltre al cartello con il prezzo, zona di provenienza e “allevato ” (non “pesasto”) hanno anche una piccola targhetta su ogni pesce con il nome dell’allevatore.

      Ci sono anche pesci allevati al largo che invece vengono considerati “pescati”?

    3. Avatar eggi ha detto:

      non possiamo parlare di ‘truffa’ o ‘disonestà’. il pesce allevato in mare vive e cresce in mare, é perciò un pesce di mare. é solo l’alimentazione che é diversa. a mangime corretto corrisponde un buon pesce.
      gli allevamenti, però, costringono i pesci a rimanere ad una profondità che non gli appartiene naturalmente.

    4. Avatar gumbo chicken ha detto:

      Però allora non capisco perché quello allevato – per dire – nel Tigullio al largo si chiama “allevato” e costa come “allevato” e invece quello allevato nell’Oceano si chiama “pescato” e costa come “pescato” selvaggio!
      Ipotizzando che i mangimi siano in entrambi i casi della stessa qualità, non c’è qualcosa che non quadra?

      O forse il pescato-allevato costa meno del pescato-selvaggio?

    5. Avatar fabrizio scarpato ha detto:

      La domanda sorge spontanea: se, bontà loro, troviamo scritto “allevato”, significa allevato in vasca; se troviamo scritto “pescato” significa allevato in mare; ma allora i pescherecci cosa escono a fare? Si pescano solo triglie e sardine? Diciamolo.

    6. Avatar gumbo chicken ha detto:

      Eh no, ci deve essere ancora qualche sfumatura di differenza perché, appunto, ad esempio l’allevato al largo del Tigullio (quindi non in vasca) qui si trova etichettato e prezzato come “allevato”.

      Poi comunque molte specie non si allevano, quindi su quelle almeno sai cosa significa! 😆

    7. Avatar eggi ha detto:

      leggevo in un articolo de l’Espresso…per allevare un pesce se ne ammazzano una ventina.
      un pesce allevato in vasca.. non ha bisogno di essere pescato. un pesce allevato in mare….devi prendere la barca, fare 1/2 miglia e andare a pescarlo. il metodo di ‘raccolta’ é lo stesso., con un retino e subito in acqua e ghiaccio per farlo morire senza ‘rovinarlo’

    8. Avatar gumbo chicken ha detto:

      La battuta era sulla definizione “pescato” o “allevato” – che non si è ancora capito cosa definisce. Per il resto io non sono una fanatica del selvaggio a tutti i costi, anzi spiegole e orate non ne ho mai comprate di “pescate” però altri pesci meno costosi, sì.

    9. Avatar fabrizio scarpato ha detto:

      Mmmm…siamo arrivati a una sorta di pesca lessicale, artatamente resa incomprensibile ed inestricabile attraverso parole che dicono e non dicono, attraverso il significato del gesto ma non della sostanza.
      Mi sa che di selvaggio (forse) restiamo solo noi che abbocchiamo come ghigioni agli ami dei mercanti affabulatori e paraculi 😉

    10. Avatar Leonardo Ciomei ha detto:

      Sono d’accordo. Una primaria catena di supermercati del centro-nord è usa ri-etichettare i tagli di carne del banco macelleria anche tre volte il giorno quindi non voglio pensare cosa possono fare con il pescato..

      Ho notato nei banchi pesce al Panorama (catena nord-est ma anche centro, non è quella sopra 🙂 ) che spesso invece del nome della zona viene messo il codice FAO ingenerando ancora più confusione 😉

    11. Avatar gianluca ha detto:

      gumbo nessuna fiducia cieca, semplicemente ho constatato che le etichettature del pesce, soprattutto sulla zona di provenienza e/o trattamento con conservanti o altre sostanze, almeno dalle mie parti, è più accurata in alcuni supermercati, rispetto che dal pescivendolo.
      poi è chiaro e concordo con te, che le truffe ci possono essere ovunque.
      😉

    12. Avatar max ha detto:

      sui prezzi bisogna indicare la zona fao di appartenenza e obbligatorio si incorre in sanzioni molto dure..il guaio è che i controlli deficitano e dove avengono sono piu che altro messe in scena..purtroppocomu