di Luca Iaccarino 19 Gennaio 2018

Più passa il tempo, più, nel mondo, siamo in tanti. E più mangiamo.

Ci sono fonti che sono “rinnovabili” –-tutto ciò che è coltivato o allevato-–, ma ce ne sono altre che non lo sono: il meraviglioso mondo selvaggio. Meraviglioso e goloso.

Più passano le primavere, meno cose possiamo mangiare perché, mano mano, vanno ad esaurimento e dunque si prova a salvaguardarle proibendone –giustamente– commercio e consumo.

[Cibi proibiti: delfini, pettirossi e datteri di mare sono il viagra alimentare degli italiani]

Fino a pochi anni fa, per dire, adoravo i bianchetti, il novellame di pesce azzurro.

In Liguria li mangiavamo semplicemente bolliti, con olio e limone. Una dolcezza, una morbidezza inarrivabile. Oppure se ne facevano frittate e frittelle.

In Calabria ci realizzavano la sardella, la crema con il peperoncino.

In Sicilia li mangiai crudi, assieme a degli anziani al mercato del Capo.

Dei cannolicchi datteri, proibiti ormai da lustri, non ho memoria.

Così come non ho mai assaggiato il ghiro, ma l’altro giorno, un signore calabrese, me ne decantava le meraviglie.

[Cose che è necessario io riesca a comprendere: i datteri di mare non si mangiano]

Fra un po’, immagino, non mangeremo più le anguille, forse nemmeno il tonno e tante altre cose.

Il mondo va avanti, e bisogna cercare di non annichilirlo, per carità. Ma anche se so che è giusto non pescarli più, il gusto di quei bianchetti lo rimpiangerò per sempre. E come me, immagino tanti.

Adieu, piccolini. Adieu.