di Maurizio Cortese 6 Maggio 2010

Un giro di affari, denuncia Legambiente, pari a due milioni di euro l’anno nella sola penisola sorrentina, la zona più battuta in Italia per questo tipo di pesca illegale. Il danno ambientale calcolato ogni anno solo in Campania, si stima intorno a 70.000 metri quadrati di desertificazione dei fondali e in altri 30.000 in Salento. Se le coste campane e pugliesi sono le più battute dai pescatori di frodo, si registrano frequenti casi anche in Toscana, a Giannutri, piena area marina protetta; nelle Cinque Terre e nel litorale spezzino; nelle coste sud orientali della Sicilia. Insomma dove la costa è calcarea (falesia calcarea) è molto facile trovare qualche sub armato di martello e scalpello.

Chi ancora si ostina a mangiare un piatto di linguine con il prezioso mollusco, dovrebbe sapere che ha contribuito alla distruzione di 10 metri quadrati di fondale marino.

Un datteraio professionista riesce a raccogliere fino a 25 chili di datteri al giorno, provocando la desertificazione di 5 chilometri di costa ogni anno e, se consideriamo che per completare la sua crescita un dattero di mare impiega fino a 80 anni, il danno all’ecosistema è bello e fatto.

Vediamo cosa dice la legge riguardo la pesca dei datteri.

Il divieto di raccolta, detenzione e commercio del dattero di mare vige nel nostro Paese sin dal 1988. 
Più recentemente il decreto 16 ottobre 1998 ha prorogato questo divieto. Chi vuole proseguire la lettura può farlo qui.

In verità, ho mangiato anch’io i datteri di mare prima che la legge entrasse in vigore. Ricordo ancora quando al ristorante Lo Scoglio di Marina del Cantone, nella penisola sorrentina, i camerieri portavano di continuo grandi piatti riempiti di ghiaccio tritato con sopra in bella posa tartufi di mare, fasolari, datteri, ricci.

Una vera goduria anche se, almeno per i miei gusti, la palma del mollusco più brutto ma più buono del mondo va ai percebes galiziani, “de sol” o “de sombra” che siano.

A voi, invece, è mai capitato di mangiarne di datteri di mare? E come reagireste se oggi ve li offrissero in qualche ristorante?

[Fonti: Legambiente. Immagini: Flickr/Rebranca46, Flickr/Kiko.Man]