Facciamo un sacco di errori cuocendo la pasta

Cos'accade quando cuociamo la pasta. A che temperatura bolle l'acqua. Il sale va aggiunto quando l'acqua è già calda? Il coperchio serve? Cos'è la cottura passiva? Vi diamo tutte le risposte

“ E quando l’acqua bolle, buttate la pasta” — “Perché?” — “Perché sì, perché da che mondo è mondo si è sempre fatto così, perché mia nonna faceva così, io faccio così e quindi è giusto così!”

“Ah, ecco. Ma poi, a quanti gradi bolle l’acqua?” — “A 100 gradi, è ovvio, lo sanno tutti anche senza cercare su Google…”

Provate.

Provate a dare questa serie di risposte a qualsivoglia fisico, chimico o matematico,  e di sicuro ci guadagnerete come minimo  un’occhiata di accademico disgusto.

Se poi andrete a raccontarle a Dario Bressanini, il chimico prestato alla gastronomia più popolare del web, l’immediata cancellazione dalla lista dei suoi follower sarà inesorabile.

E a ragion veduta, bisogna dire.

Troppe volte ripetiamo gesti meccanici senza chiederci quale sia la vera ragione, e  il campo gastronomico non fa eccezione. A volte ci imbrocchiamo, altre no. A volte, cioè, questi gesti si rivelano leggende perpetrate nel tempo senza alcuna motivazione o  giustificazione scientifica.

Meno male che c’è Bressanini, appunto.

Che proprio in questi giorni ha pubblicato un interessante articolo sulla cottura della pasta, sul rito di buttarla quando l’acqua bolle, sulla questione della salatura e anche sulla presunta necessità di coprire la pentola con un coperchio.

E abbiamo così  scoperto, ma sarebbe meglio dire “ricordato”, che forse, finora, abbiamo sempre sbagliato. O comunque compiuto dei gesti in parte inutili. A cominciare dall’acqua in cui bolliamo la nostra pasta.

A che temperatura bolle l’acqua della pasta?

pasta, acqua, sale

A cento gradi.

Certo, questa risposta, che abbiamo diligentemente  imparato a memoria così  come la somma degli angoli interni di un triangolo, non è del tutto sbagliata. Ma non è nemmeno del tutto corretta, se non si aggiungono alcune precisazioni che tutti dovremmo ricordare dai tempi della medie.

L’acqua infatti  bolle a 100 gradi solamente  al livello del mare, come l’astronomo svedese Anders Celsius stabilì convenzionalmente.

Ma il punto di ebollizione dell’acqua non è uguale a tutte le latitudini, e soprattutto non è un parametro fisso,  ma dipende dalla pressione atmosferica, che a sua volta  varia con l’altitudine: minore sarà la pressione atmosferica esterna, come in montagna, minore sarà la temperatura di ebollizione.

A Sestriere, ad esempio, a  2000 metri di altitudine, l’acqua bollirà a circa 93 gradi. A 3000 metri di altezza, poi, l’acqua bollirà ad una gradazione ancora minore.

E viceversa, maggiore sarà la pressione atmosferica, come al  livello del mare, maggiore sarà la temperatura di ebollizione. A Portofino, infatti , l’acqua bollirà ai canonici 100 gradi.

La conclusione è che quando buttiamo la nostra pasta nell’acqua bollente a Sestriere, in realtà stiamo cuocendo i nostri spaghetti non a 100 gradi ma a 93.

Eppure, cuociono lo stesso. Coma mai?

Perché la nostra pasta cuoce anche a temperature inferiori a quelle di bollitura?

acqua pasta

La risposta è semplice. Perché la cottura della pasta non dipende affatto  dal grado di bollitura dell’acqua, così come siamo abituati a pensare,  bensì  dalla sua temperatura. Dal calore, cioè.

O meglio, per essere precisi, dalle reazioni che il calore riesce a innescare sulla nostra pasta tramite l’acqua calda. Senza addentrarsi troppo in reazioni  e dettagli, la pasta cuoce quando l’acqua calda (anche quella fredda, ma impiega più tempo), penetrando nei nostri spaghetti, causa una gelatinizzazione dell’amido contenuto e una denaturazione (una variazione della struttura interna) delle proteine  –ovvero  il glutine– presenti.

Considerato che l’amido del frumento gelatinizza tra i 60 e i 70° C e che il glutine, la proteina del grano, denatura tra i 70 e gli 80°C, ecco la risposta alla nostra domanda: la pasta cuoce anche a temperature inferiori a quelle della bollitura, a patto di raggiungere almeno la temperatura in cui avvengono le reazioni chimiche sopra descritte.

Quindi sì, si può benissimo cuocere la pasta quando l’acqua raggiunge soltanto gli 80° C, anche se occorrerà un minimo di tempo in più – nell’ordine di    solo  un minuto, nell’esperimento di Bressanini –   perché l’acqua leggermente meno calda penetrerà più lentamente nella pasta.

Il sale va aggiunto quando l’acqua è già calda?

sale acqua

Sì e no.

O meglio, è vero che il sale, come qualsiasi sostanza disciolta nell’acqua, innalza il punto di ebollizione, ma è anche vero che per aumentare di un solo grado il calore di un litro d’acqua occorre aggiungere ben 58 grammi di sale da cucina.

E considerando che la dose media impiegata per salare l’acqua di cottura è di circa 5 – 10 grammi per litro, possiamo concludere che la piccola manciata di sale aggiunta all’acqua di bollitura non incide di molto sul tempo necessario per riscaldare l’acqua. Tanto vale quindi mettere subito il sale e non pensarci più.

Il coperchio serve?

pentola coperchio

Anche chi non è attratto dalla fisica o dalla chimica sarà d’accordo: il coperchio serve. Trattenendo il vapore nella pentola e riducendo la dispersione termica velocizza il riscaldamento dell’acqua. Sì, ma di quanto?

Bressanini ha fatto l’esperimento, arrivando alle conclusioni che per arrivare alla temperatura di 90°C. senza coperchio impieghiamo ben il 14% di tempo in più (circa 4 minuti), mentre se vogliamo portarla a 96°C., senza coperchio ci mettiamo il 20% del tempo in più (circa 6 minuti).

Meglio allora mettere il coperchio, almeno per riscaldare l’acqua. Se invece non vogliamo avere l’acqua sparsa per tutto il fornello, dimentichiamo il coperchio una volta messa la pasta a cuocere.

Come cuocere la pasta anche se l’acqua non bolle risparmiando energia e gas.

mani pasta, pentola

Non solo non è necessario che l’acqua bolla, ma nemmeno è indispensabile che  continui a bollire per tutto il tempo in cui la pasta vi è immersa dentro. Anzi, una volta raggiunta la giusta temperatura, possiamo anche permetterci di chiudere il rubinetto del gas, con conseguente risparmio, e ciononostante permettere alla pasta di continuare la cottura.

Basta portare l’acqua al punto di ebollizione, spegnere tutto e buttare la pasta nell’acqua. Una leggera mescolata e poi coprite la pentola per non far raffreddare troppo l’acqua.

Nell’esperimento di Bressanini, la pasta era pronta dopo 12 minuti di cottura –solo uno in più di quanto indicato dalla confezione– perché la temperatura dell’acqua era rimasta comunque di 86 gradi, cioè al di sopra della soglia di gelatinizzazione degli amidi e coagulazione delle proteine.

Oppure, potete provare un altro metodo, ma vi servirà un termometro da cucina: sarà quello a dirvi quando avrete raggiunto gli 80 gradi necessari a far gelatinizzare gli amidi della pasta.

Dopodiché  buttate la pasta e continuate a scaldare solo fino a quando l’acqua arriverà a bollore (servirà a non farla raffreddare al di sotto degli 80 gradi una volta spento il fuoco) e spegnete. In sette minuti  la pasta dovrebbe essere cotta, risparmiando tutta l’energia e il gas che avreste impiegato per continuare a cuocere la pasta in acqua bollente.

E ora, non avete più scuse. La prossima volta che continuerete a cuocere la vostra pasta ininterrottamente in acqua bollente, pensate a  quanto sopra, alla vostra bolletta del gas, alla lotta agli sprechi di Bottura e spegnete subito quel fornello!

[Crediti | Link: Bressanini]

Cinzia Alfè Cinzia Alfè

9 Febbraio 2017

commenti (58)

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  1. Avatar Giorgio ha detto:

    Un post per gli immigrati in italia.
    Ma per chi ci hai preso? Siamo italiani, eh!
    Forse VOI non sapete cucinare la pasta!

  2. Avatar Orval87 ha detto:

    Che io sappia, fisico chimico e matematico non sono per forza anche ottimi chef.
    Mia nonna invece devo dire che pur avendo la quinta elementare, in cucina se la cava ancora molto meglio di molti laureati e pure di molti gastrofighetti moderni.
    Poi, nell’articolo citato si parlava di presunti risparmi, ma poi si scrive che a 80 gradi serve piu’ tempo…quindi? E poi cuoce ugualmente sia dentro che fuori?
    Gli ho anche chiesto, sotto l’articolo, a quanto ammonterebbe il risparmio a fine anno in termini numerici pratici su una media di 4 paste settimanali, ma non mi e’ giunta risposta…probabilmente roba di pochi spiccioli, per i quali a mio avviso non vale la pena di dannarsi l’anima, visto che col metodo classico e una pasta di qualita’ il risultato e’ gia’ ottimo al 100% 😉

    1. Cinzia Alfè Cinzia Alfè ha detto:

      No, leggi bene, nell’articolo c’ è scritto che a 80 gradi il tempo è stato praticamente uguale, ma che in generale l’acqua penetrerebbe nella pasta anche se fosse fredda, mettendoci più tempo. E poi cosa c’entra, la chimica e la fisica ti spiegano il perchè avvengono determinati fenomeni, ma è ovvio che deve interessare. Altrimenti si continua con metodo della nonna senza preoccuparsi del perché le cose accadono. Però, se qualcuno ti dimostra scientificamente che una volta raggiunta una determinata temperatura non è necessario continuare a far andare il gas, anche se come dici tu forse il risparmio sarà minimo, non vedo perchè non accettare serenamente questa preziosa indicazione e andare sempre a parare su “mia nonna”, santa donna… che pure metteva il sale per far “montare meglio gli albumi” mentre invece in realtà non serve a nulla (scientificamente dimostrato). Basta con questa celebrazione di mia nonna, dai…;-_)

    2. Avatar Orval87 ha detto:

      Perchè? Lo spiego meglio: perchè quando voglio farmi una pasta non ho intenzione di mettermi lì col termometro e menate varie a contare i gradi dell’acqua…dai, siamo seri.
      Ok, c’è una spiegazione, come per tutte le cose, ma visto che c’è un metodo collaudato da tempo che funziona bene e col quale non bisogna contare nulla, io resto con quello.
      Allora fate anche la pasta al microonde, come qualcuno si è vantato di fare nei commenti di quel post…

    3. Avatar Dario Bressanini ha detto:

      Ciao, non ho visto il tuo messaggio (dove? sul blog? sulla mia bacheca, sulla pagina facebook?)

      Il risparmio non ti permetterà certo di andare in vacanza spegnendo prima il gas, ma se qualche cosa è inutile da fare la ritengo personalmente uno spreco. Come lasciare la luce accesa in una stanza vuota 🙂

      Il calcolo è presto fatto: ogni volta che cucini la pasta puoi risparmiare 10-12 minuti di gas (e LIBERARE un fornello, questo può essere utile)
      Io la faccio almeno 6 volte la settimana quindi diciamo un’ora di gas a settimana risparmiato, quindi 50-60 ore di gas per anno.

      E se usi il coperchio quando la scaldi sprechi ancora meno.

      Tutti ecosostenibili con la nonna degli altri 😉

    4. Avatar Mattia ha detto:

      Sei sempre il migliore Dario!

    5. Avatar Orval87 ha detto:

      Grazie della risposta Dario.
      Ecco, questi sono numeri pratici e che mi illustrano la cosa già meglio. Grazie.

    6. Avatar Sergione ha detto:

      E se ho l’induzione cosa risparmio?

    7. Avatar paoloP ha detto:

      Grande Dario.
      Grazie di tutto quello che fai, hai dato un punto di vista alternativo al solito ma MOLTO efficace sulla cucina.

    8. Avatar paoloP ha detto:

      Orval, non ti svenare per smontare l’articolo.
      E’ un’analisi di tanti aspetti, a cui ognuno può attingere quello che gli serve oppure semplicemente informarsi.
      Sapere come funzionano le cose non è tanto male sai ? si chiama cultura.

    9. Avatar alfi61 ha detto:

      Prova a fare una crociera in barca a vela, noterai quanto importante è risparmiare !!

  3. Avatar ROSGALUS ha detto:

    Piu’ difficile è il controllo della cottura della pasta artigianale: i tempi specificati , in confezione, sono solo indicativi.

    Solo la pasta della GDO cuoce nel rispetto sostanziale dei tempi indicati sulla confezione.

    1. Avatar Orval87 ha detto:

      Esatto, ad esempio poco tempo fa ho mangiato degli eccellenti Paccheri Gentile, tempo indicato 16 minuti (con acqua che bolle, io), ma dopo 16 ti spacchi ancora i denti, ce ne vogliono 19/20.

    2. Avatar ROSGALUS ha detto:

      Orval87: è proprio cosi’.
      Di solito Gentile, Cavalieri, Cocco , Verrigni, Masciarelli, Latini (un poco meno forse per Setaro ) e per tanti altri produttori – che ometto per brevità i – tempi indicati o consigliati sono di gran lunga inferiori rispetto a quelli richiesti per una cottura normale.

  4. Avatar Luca ha detto:

    mah… il bollore a me serve anche a tenere “in movimento” la pasta ed evitare che si attacchi, poi se immergo la pasta a 80 gradi, istantaneamente la temperatura cala ben al di sotto, come quando apro lo sportello del fondo.

    1. Cinzia Alfè Cinzia Alfè ha detto:

      Infatti nel secondo metodo di cui stai evidentemente parlando, una volta raggiunti gli 80 gradi butta la pasta, ma poi continua a far andare il gas fino a ebollizione..evidentemente, come scritto, proprio per non far scendere, nei pochi minuti in cui la pasta cuocere, la temperatura in modo troppo netto…

  5. Avatar Orval87 ha detto:

    E’ come gli elettrodomestici “A+++”, che costano un sacco e vengono venduti giustificandosi con “ma risparmi energia”, poi fai due conti pratici e scopri che quel frigo risparmia si e no 15-20 euro a fine anno, 1-2 euro al mese, ed e’ soggetto ad obsolescenza programmata come tutti gli altri, quindi non ammortizzerai mai quella differenza di prezzo.
    Quando si parla di risparmio, bisogna essere pragmatici e parlare chiaro, in euro a fine anno.

    1. Avatar Chimay ha detto:

      Orval ma ci sei o ci fai? Perché se ci fai va bene, altrimenti mi cadoni davvero le braccia. Ti sei chiesto “5-20 euro a fine anno, 1-2 euro al mese” che cosa signiuficano a livello globale per migliaia di pezzi venduti?
      Dai, davvero, lo attacchiamo ogni tanto sto cervelletto spocchioso o scriviamo solo dabbenaggini populiste?

    2. Avatar Orval87 ha detto:

      Sarò populista, ma io per 10/15 euro non mi danno l’anima.
      Chiamami egoista, se ti fa piacere.

    3. Avatar Orval87 ha detto:

      Se poi me li dai tu i soldi per prendere tutte attrezzature A+++, tanto meglio, grazie in anticipo.

    4. Avatar luca63 ha detto:

      Siamo arrivati alla “pasta alla populista”.
      Lo sapevo,sentivo che era solo questione di tempo…
      ebbene ci siamo arrivati .
      Se lasciamo l’acqua a 100 gradi abbiamo la ricetta della “pasta alla populista”.
      Io francamente non so a quanti gradi cuoce la mia pasta.Pero’ considerando che vivo sul livello del mare,che uso il coperchio,che quando bolle l’acqua abbasso il fuoco piu’per paura che vada di fuori dalla pentola che per altri motivi . E soprattutto (ed e’ qui che vi frego !)perche’ mi piace talmente al dente che vi ci spacchereste i denti con la mia pasta :)e quindi la cuocio pochissimo …Ebbene ,per tutti questi motivi la mia pasta si puo’ fregiare del titolo di PASTA POLITICAMENTE CORRETTA .
      Se poi mi tirate fuori che il sugo al cinghiale con cui la condisco e’ populista vi avviso che vado a prendere le cartucce caricate a pallettoni .

    5. Avatar abi ha detto:

      @chimay risparmi 15-20 eur l’anno per un oggetto che durerà meno del precedente e dovrai cambiare prima. I produttori l’hanno capito moooolto bene e lo moltiplicano per il numero di gonzi che sostituiscono prima del tempo con il miraggio del risparmio….In più oggi per avere un frigo con un volume interno decente devi avere un monumento in cucina (e ovviamente siccome è più grande te lo fanno pagare di più). Per non parlare poi di altre cose ad alto risparmio energetico (tipo le lavastoviglie) che consumeranno anche poco ma lavano così male e con così poca acqua che devi farle andare quando sono mezze piene o con cicli che non sono certo A+++

    6. Avatar Chimay ha detto:

      Oh, scienziatoni: risparmio ENERGETICO globale. Non economico.
      Ma tanto che vi frega, magnamoci un bel piatto di spaghetti e sticaschi!

    7. Avatar Andreas ha detto:

      Ma perché lei non tiene mai conto che il risparmio, soprattutto in termini di inquinamento, dovrebbe essere esteso a centinaia di milioni di persone, quante ce ne sono solo in Europa? Ha ragione Bressanini nel dire che sono tutti ecosostenibili con la nonna degli altri. Fosse anche di soli venti euro all’anno, questo risparmio, sarebbe già qualcosa per l’ambiente. Moltiplicato per milioni di persone sarebbe una gran cosa.

  6. Avatar Paolo ha detto:

    Pensiero rapido: non mi sembra si parli di veri e propri errori, ma di modalità “energy saving” che conducono al medesimo risultato, solamente con un piccolo allungamento dei tempi. Da nessuna parte, infatti, si parla di un imperfetto risultato di corrua, cioè di un errore.
    Pensiero meditabondo: “Se invece non vogliamo avere l’acqua sparsa per tutto il fornello, dimentichiamo il coperchio una volta messa la pasta a cuocere.”
    Ecco, sarebbe stato interessante in questa disanima che misura i grammi e i secondi di cottura: per quale motivo una volta che abbiamo buttato la pasta si forma quella specie di schiuma che trabocca se la pentola è incoperchiata?

    1. Cinzia Alfè Cinzia Alfè ha detto:

      A questo pensiero apparentemente filosofico aggiungo che si possa ritenere un vero e proprio errore ottenere un qualsiasi risultato finale fondamentalmente nello stesso tempo, appunto con il medesimo prodotto finale ma con l’impiego di più risorse/energia. La schiuma che trabocca, risposta da profana, è semplicemente un mix di vapore e amido che non trova sfogo e quindi trabocca. La pasta in cottura rilascia amido. Ma io non sono un chimico, purtroppo, e ti consiglio di avere una riposta certa e precisa alla tua domanda rivolgendoti direttamente alla fonte.:-)
      Ciao e grazie.

    2. Avatar Pier63 ha detto:

      La schiuma può essere ricondotta all’abbassamento della tensione superficiale dell’acqua a causa delle sostanze estratte dalla pasta in cottura.

      Per quanto riguarda la lotta agli sprechi, il discorso vale d’estate; con la stagione fredda ed il riscaldamento domestico acceso, è comunque tutto calore che rimane in casa. Sono curioso di fare un calcolo di quanto risparmio in bolletta; con i soldini messi da parte, andrò a cena alla Francescana.

  7. Avatar Ena ha detto:

    Un articolo molto interessante… infatti, tutte le procedure in cucina di solito hanno un motivo per quale si fanno, non perche ‘mia nonna faceva cosi’. Ma gli italiani hanno un approccio molto tradizionale alla cucina, come straniera in Italia mi diverte tantissimo sentire le regole di preparazioe del cibo all’italiana.

    1. Avatar Orval87 ha detto:

      Invece a me diverte molto di più vedere le schifezze che i millemila blogger americani, tedeschi, inglesi, ecc. propugnano ogni giorno come “ricette italiane”, e rido ancor di più quando vedo che ne vanno pure fieri di mostrare quegli obrobri.
      Poverini, non se ne rendono conto.
      Su FB c’è pieno di pagine dove li prendono in giro.

    2. Avatar Grammarnazi ha detto:

      Orval, credo sia esattamente lo stesso che pensano gli americani quando ci azzardiamo a fare il BBQ, sul quale siamo infinitamente indietro rispetto a loro. E non solo. Fino a pochi anni fa in Italia raramente si frollava più di un paio di settimane la carne.

      A ognuno la sua cucina, suvvia. E no, per quanto tu sia fissato con la cucina italiana, ti garantisco che non è certo la più sana né la più gustosa né la più varia al mondo. E che se vuoi mangiare della carne degna di questo nome, devi attraversare l’oceano 🙂

  8. Avatar Orval87 ha detto:

    Alcuni commenti all’articolo originale:
    ——
    “Da provare ! Io uso un metodo ad impatto ambientale limitato: scolo la pasta salvando l’ acqua di cottura, condisco e porto in tavola e, mentre aspetto che perda qualche grado perché mi piace non bollentissima, con la suddetta acqua riempio di nuovo la pentola, e metto sotto di essa la graticola del forno, e tra pentola e graticola pezze od asciugamani di cucina a seccarsi, tenendo il tutto in forno (spento !) con lo sportello socchiuso per far uscire il vapore; a seguire: caffettiera carica dentro, coperchio ed altra pezza da seccare sopra. Quando ho finito la pasta, la caffettiera ha bisogno di solo pochi istanti di gas per erogare; quando anche l’ acqua si è freddata, salvo la pentola e la tengo da parte per rifarci la pasta l’ indomani. Quando l’ acqua si è assai caricata di amido, la scaldo e mi ci rado: l’ amido disciolto fa scorrere il rasoio sulla faccia in modo superbo !”
    ——
    “grandioso Bressanini… io mi occupo di una cucina che probabilmente lei irride (dieta gruppo sanguigno) che non utilizza il glutine. (cut)” ahaha questa segua una dieta assurda, e poi segue Bressanini 😀
    —–
    “Beh, noi è da anni che abbiamo questa ricetta: pasta cruda (rigatoni o penne) in una teglia di acciaio, aglio, origano, olio, sale e pomodorini (a Napoli li chiamiamo del piennolo) tagliati a metà, tantissimi e a ricoprire tutta la pasta. In forno a 200 gradi fino a cottura ultimata (non ricordo il tempo… Cucina mammà…) L’acqua che cacciano i pomodorini è sufficiente a far cuocere la pasta. Unica controindicazione è che alcuni maccheroni (anche in parte) sono stracotti e alcuni duri perchè rinsecchiti. Ma la pasta è buonissima!” ah, beh, se lo dici tu, ti crediamo 😀
    —–
    “Prima di tutto, grazie per la rubrica sempre interessantissima. Per la pentola a pressione, so che Giovanni Soldini la usa regolarmente in traversata; immagino ci sia da controllare il tempo di cottura ma se non sbaglio lui utilizza la quantità di acqua appena sufficiente per la cottura (quella che viene assorbita dalla pasta) così da eliminare anche la fase di scolatura della pasta”….ehm, Soldini deve SOPRAVVIVERE in mezzo all’Oceano, è un pò diversa la cosa…
    ——
    “Ho avuto la possibilità di sperimentare per un po’ con un forno professionale e un abbattitore e ho provato a cuocere la pasta al vapore in forno, abbatterla a 3°C e conservarla in frigo per poi saltarla in padella al momento del servizio e devo dire che il risultato è davvero interessante.”
    ——–
    “uuu… aspetto con interesse l’articolo sulla pasta al microonde.
    Un po’ di tempo fa mi è capitato di trovare, mi pare da Lidl, una confezione di tortellini ‘freschi’ in busta (provenienza Lichtenstein).
    Nelle istruzioni per la cottura in aggiunta alla cottura ‘classica’ in acqua c’era anche l’opzione di mettere l’intera busta (leggermente aperta) nel microonde.” ecco, uno che fa certi acquisti dovremmo ascoltarlo? 😀
    ——
    “In famiglia non versiamo mai nel lavandino l”acqua calda bollente!! Piuttosto aspettiamo che si raffreddi per riscaldare la cucina”…..ahahahahahah 😀
    ——
    Non so voi, ma io a leggere i commenti di questi utenti ho dei dubbi che in cucina facciano dei capolavori…saranno anche bravi in economia (e anche un pò micragnosi, in ceti casi), a fine anno avranno ottenuto una cena gratis in più, però mi restano i dubbi 😉

    1. Avatar Mattia ha detto:

      Invece tutti i commenti su dissapore trasudano di competenza culinaria.

  9. Avatar Orval87 ha detto:

    Per la cronaca io seguo Bressanini da tempo, e trovo che scriva molte cose interessanti.
    Ma su certe cose preferisco essere più pratico.