di Massimo Bernardi 7 Luglio 2011

Quando Sara Porro era ancora Sara Porro e non l’equivalente di Christina Hendricks per un assiduo di YouPorn, o se preferite, una tentazione impudica per qualsivoglia aficionado di liveblog, scriveva deliziosi post sul cimitero dei gelati estinti, con te che attendi trepidante l’estate per rincontrare i vecchi amici poi però viene l’estate e loro non ritornano. E viaggiava nel passato ricordando Winner Taco, Piedone, Pantera rosa e Blanco.

Brutalmente sottovalutando i ghiaccioli (appena sfiorati).

Dunque: i ghiaccioli.

Lo strike mangereggio della giornata includeva sempre un ghiacciolo, voglio dire chi di noi non racimolava 50 lire? Lo stecco era la vera attrazione della festa, si succhiava il ghiacciolo fino a renderlo bianco proprio per arrivare allo stecco, e scoprire se ne avevi vinto un altro. Se era così, bon, altrimenti, sorvolando sul fattore nostalgia, non è che leccare quel pezzetto di legno fosse uno zuccherino.

Tutti avevano il loro ghiacciolo preferito, il mio era rosso, all’amarena, secondo in classifica era l’arancione quindi quello giallo, al limone. Seguiva il tamarindo, impropriamente ribattezzato alla coca-cola. Il ghiacciolo verde era raccomandato dai più vertiginosamente incompetenti tra i miei amici, per cui mi stava sulle balle.

Nessuno si filava i coloranti alimentari all’epoca. Quando si scoprì che erano cancerogeni le mamme misero il veto sul ghiacciolo quotidiano. Ma la lingua restava colorata per mezza giornata fregandoti sempre quando negavi di aver mangiato il ghiacciolo. E a volte erano botte.

Poi fu la volta degli Eldorado, i ghiaccioli coi nomi.

ARCOBALENO.

Sbruffoneggiando, si diceva agli amici di poter mangiare un ghiacciolo all’amarena, all’arancio, al limone e alla menta, CONTEMPORANEAMENTE. Poi indicavamo trionfanti l’Arcobaleno nell’ineffabile prezzario di lattta con grande disappunto degli amici. Un’invenzione geniale, chissà dov’è adesso.

DALEK.

Futuribile, con colta citazione shi-fi di una serie della BBC, Doctor Who, dove Dalek è un extraterrestre a guisa di carroarmato. Un caposaldo tra i ghiaccioli ogni-epoca per la capacità di tingere la lingua di un viola intenso come nemmeno le più porose delle vernici.

MAGIC COLA.

Anche Magic Cola nel cimitero degli estinti, credo. E’ stato il primo ghiacciolo che ha replicato l’aroma della celebre bibita, prima di lui, chiedendo un ghiacciolo alla Coca Cola ci si vedeva recapitare un ghiacciolo al tamarindo.

PUFFOGHIACCIOLI.

Nel periodo di massimo fulgore dei Puffi, come non bastassero magliette, palle, bilie, asciugamani da mare, trottole, secchielli, tricicli, trenini, pupazzetti, e addirittura, gusti di gelato, Sammontana ebbe l’ardire di sdoganare il ghiacciolo a forma di puffo. Presto accantonato.

Più tardi, solo per un istante prima di ripiombare nell’oscurità, c’è stato il ghiacciolo azzurro, quello all’anice. Per il tempo di un’estate la nazione tutta sfavillava di una luce ghiaccioazzurra.

Fino all’estate 2010, quando sull’onda della Zoku, la ghiaccioliera che genera endorfine, è esplosa anche da noi la moda del ghiacciolo fai da te. Costringendoci a scrivere la Guida perentoria al grado zero del gusto.

Ciò non toglie che ogni anno, di questi tempi, il desiderio di sapere dove vanno i ghiaccioli quando muoiono si faccia struggente. Ma forse è così che vogliamo ricordarli, legati all’età di un’innocenza ormai irrimediabilmente persa. Del resto se i miei figli non ne mangeranno le versioni coatte tanto meglio, sarebbe come vederli salire sulla Multipla.